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«Pronto a buttarmi nelle ciminiere». Appello shock di un lavoratore - ASCOLTA AUDIO

Agrippino e Pontelli sono intenzionati ad andare a oltranza nella loro protesta disperata. Da stamani sono sulle ciminiere della centrale Enel «Se non avrò certezza sul mio futuro lavorativo sono pronto a buttarmi all'interno di uno dei camini della centrale. Tanto non ho nulla da perdere. Se non riesco a portare da mangiare ai miei figli con il lavoro vuol dire che lo farò diversamente ». Sono le parole disperate di Davide Agrippino, uno dei due lavoratori dell'indotto Enel che da stamattina è asserragliato, insieme all'altro compagno Carmine Pontelli, sul piano più alto del grande camino della centrale turbogas di contrada Sant'Irene-Cutura. A circa 110 metri d'altezza (leggi anche Senza lavoro: due operai si barricano sulle ciminiere della centrale turbogas). Sarebbero pronti a morire pur di riottenere un loro diritto acquisito. Sicuramente sono intenzionati ad andare a oltranza nella loro protesta. Sul posto sono arrivati i rappresentanti sindacali con l'intento, innanzitutto, di far desistere gli operai dalla loro estrema protesta e poi per intelaiare, qualora ve ne fosse la possibilità, una contrattazione con Enel e con la società dell'indotto che si sta occupando della scoibentazione del vecchio impianto termoelettrico. Sono ore cruciali, cariche di apprensione per la sorte dei due operai. Sul posto anche gli agenti della Polizia di stato del commissariato di Corigliano-Rossano, i volontari della Misericordia e i vigili del fuoco del distretto di Corigliano-Rossano che hanno perimetrato l'area. Si attende a momenti anche l'arrivo dei dirigenti di Enel. mar.lef.