13 ore fa:L’associazione “Ohana” dona libri per l’infanzia alla Biblioteca della Cittadella dei Bambini e dei Ragazzi
12 ore fa:Aviosuperficie di Sibari: autorizzata per il soccorso, poi sparita nel nulla
12 ore fa:Sanità, «basta propaganda: il problema non sono i reparti ma il futuro dell’Ospedale Unico»
17 ore fa:Terzo Settore a Castrovillari, Donadio: «Vogliamo costruire una città equa e solidale»
16 ore fa:Francavilla Marittima, presentata l’associazione “Oasis de Misericorde”
14 ore fa:Corigliano-Rossano, nasce il Comitato per il NO al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati
16 ore fa:A Co-Ro si terrà il Convegno Diocesano di Pastorale “Lievito di prossimità”
13 ore fa:Gelata di Capodanno, avanti l’iter per lo stato di calamità naturale
11 ore fa:Sanità, Caravetta (MDT): «Strabismo politico della presidente Madeo sui trasferimenti dei reparti degli spoke»
15 ore fa:Monitoraggio invernale del fratino: emerge l’ipotesi di una popolazione stabile in Calabria

"A petra e ra gna' zzita", fascino e mistero nei dintorni di Longobucco

1 minuti di lettura

LONGOBUCCO – Un luogo sconosciuto ai più, forse anche agli stessi calabresi, che si trova nei pressi di Longobucco, piccolo borgo immerso nella Sila Greca, di origine medievale e famoso per i tappeti e le coperte.

Questo angolo di paradiso chiamato A petra e ra gna' zzita (Pietra della Signora Sposa) o Petra e ru trisuaru (La pietra del tesoro), viene addirittura segnalato da Repubblica come un gioiello immerso nel verde, meta ottimale per gli amanti del trekking e del buon mangiare.

Ma ciò che più ci colpisce di questo luogo immerso nella Sila, sono le numerose leggende che l’avvolgono e che hanno dato vita al nome particolare con cui viene identificata questa porta che sembrerebbe, infine, l’atrio di una grotta.

Si narra infatti che anticamente, una giovane sposa, il giorno delle nozze, venne rapita dai briganti, che la portarono proprio li dove c’è questo grande masso e, dopo averla derubata di tutti i regali di nozze, la uccisero.

Il bottino fu nascosto proprio dietro questo masso, che la leggenda descrive come una porta magica che, solo dopo aver superato alcune prove, si aprirebbe con tutto il tesoro all’interno.

Il tema narrante di tutte queste leggende, è il tesoro dei briganti nascosto all’interno dell’atrio, protetto dalla porta in prossimità della quale, si racconta ancora, sembra ci sia nascosta una chioccia con sette pulcini d’oro, prendendone anche solo uno, lo porta si apre.

Andando ancora di più in profondità, tra gli abitanti longobucchesi, corre voce che molti defunti indicarono in sogno ai loro cari, il punto esatto in cui “A petra e ra gna' zzita” si apriva per poter accedere al tesoro e raccomandavano però, di non farne parola con nessuno e di recarsi di notte e da soli in quel luogo. Ma finora tutti coloro che sono andati nel punto indicato, l’hanno fatto in compagnia e di giorno, per cui ancora nessuno ha scoperto il tesoro. Almeno così riportano le cronache centenarie, del delizioso paese nel cuore della Sila Greca.

 

Francesca Sapia
Autore: Francesca Sapia

Ha due lauree: una in Scienze politiche e relazioni internazionali, l'altra in Intelligence e analisi del rischio. Una persona poliedrica e dall'animo artistico. Ha curato le rassegne di arti e cultura per diversi Comuni e ancora oggi è promotrice di tanti eventi di arti visive