7 ore fa:Piccoli eroi a scuola, grande festa finale all’IC Rossano 1
9 ore fa:Da Amendolara il grido contro il caporalato: centinaia in corteo con Landini
8 ore fa: Fimmina, il teatro della comunità educante che unisce e fa riflettere
14 ore fa:Officina del Gioiello, 200 creazioni handmade realizzate dai ragazzi de “I Figli della Luna”
12 ore fa:Da Torre Melissa la Calabria del vino apre il suo grande calendario estivo
12 ore fa:Luigi Tarsitano, il maestro che insegnò al Sud a leggere la propria dignità
7 ore fa:Corigliano-Rossano accoglie Michele Emiliano: successo per la presentazione de “L’alba di San Nicola”
11 ore fa:Braccianti nella Piana di Sibari, i numeri record: Corigliano-Rossano e Cassano superano i 12mila operai agricoli
13 ore fa:“La luce della speranza non si spegne”: Terranova da Sibari in marcia per dire no alla violenza sulle donne
13 ore fa:Il M5S a Co-Ro per parlare di infrastrutture: «No al Ponte, servono investimenti su mobilità e sicurezza»

"A petra e ra gna' zzita", fascino e mistero nei dintorni di Longobucco

1 minuti di lettura

LONGOBUCCO – Un luogo sconosciuto ai più, forse anche agli stessi calabresi, che si trova nei pressi di Longobucco, piccolo borgo immerso nella Sila Greca, di origine medievale e famoso per i tappeti e le coperte.

Questo angolo di paradiso chiamato A petra e ra gna' zzita (Pietra della Signora Sposa) o Petra e ru trisuaru (La pietra del tesoro), viene addirittura segnalato da Repubblica come un gioiello immerso nel verde, meta ottimale per gli amanti del trekking e del buon mangiare.

Ma ciò che più ci colpisce di questo luogo immerso nella Sila, sono le numerose leggende che l’avvolgono e che hanno dato vita al nome particolare con cui viene identificata questa porta che sembrerebbe, infine, l’atrio di una grotta.

Si narra infatti che anticamente, una giovane sposa, il giorno delle nozze, venne rapita dai briganti, che la portarono proprio li dove c’è questo grande masso e, dopo averla derubata di tutti i regali di nozze, la uccisero.

Il bottino fu nascosto proprio dietro questo masso, che la leggenda descrive come una porta magica che, solo dopo aver superato alcune prove, si aprirebbe con tutto il tesoro all’interno.

Il tema narrante di tutte queste leggende, è il tesoro dei briganti nascosto all’interno dell’atrio, protetto dalla porta in prossimità della quale, si racconta ancora, sembra ci sia nascosta una chioccia con sette pulcini d’oro, prendendone anche solo uno, lo porta si apre.

Andando ancora di più in profondità, tra gli abitanti longobucchesi, corre voce che molti defunti indicarono in sogno ai loro cari, il punto esatto in cui “A petra e ra gna' zzita” si apriva per poter accedere al tesoro e raccomandavano però, di non farne parola con nessuno e di recarsi di notte e da soli in quel luogo. Ma finora tutti coloro che sono andati nel punto indicato, l’hanno fatto in compagnia e di giorno, per cui ancora nessuno ha scoperto il tesoro. Almeno così riportano le cronache centenarie, del delizioso paese nel cuore della Sila Greca.

 

Francesca Sapia
Autore: Francesca Sapia

Ha due lauree: una in Scienze politiche e relazioni internazionali, l'altra in Intelligence e analisi del rischio. Una persona poliedrica e dall'animo artistico. Ha curato le rassegne di arti e cultura per diversi Comuni e ancora oggi è promotrice di tanti eventi di arti visive