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DIARI DI STORIA | Sila Greca, la montagna che batteva moneta

8 minuti di lettura

La Sila Greca, il cui nome si fa derivare dalla presenza diffusa nel suo territorio di memorie bizantine, basiliane, albanesi, occupa il lembo nord-orientale dell'altopiano silano. Fin dall’antichità ha costituito una realtà socio-economica abbastanza omogenea centrata sull’agricoltura e sulla pastorizia, ma anche su attività più redditizie quali lo sfruttamento del legname ed il commercio della pece in tutti i suoi derivati. Molto richiesta ed apprezzata a questo riguardo la pece nera utilizzata per incatramare i tessuti e per impermeabilizzare le imbarcazioni, da cui anche il nome di pece navale. Lo stesso nome Brutium secondo alcuni studiosi dipenderebbe, tra l’altro, proprio dalla fama goduta dagli abitanti di essere incalliti produttori di pece che valse loro il nomignolo di "peciari", cioè neri come la pece. (1)

Per quanto la presenza dei Brettii sia più antica in regione, è a partire dall’affrancamento dai Lucani nel 356 a. C. che acquistarono una loro autonomia fino a darsi una entità etnico-politica e militare definita e compatta fino a costituirsi in federazione con capitale Consentia. Per affermarsi nel territorio arrivarono presto ad inevitabili e profondi contrasti e lotte con le popolazioni greco-italiote della costa, di cui particolarmente Thurii pagò le spese. I Brettii per contrapporsi e difendersi dalla lega italiota delle colonie costiere provvidero man mano a costruirsi le loro città fortificate con solide cinte murarie, come nel caso di Castiglione di Paludi o di Cerasello/Muraglie di Pietrapaola. Soprattutto dopo l’intesa nel 307-306 a. C. con Agatocle di Siracusa, allargarono inoltre proficuamente anche i rapporti e gli scambi commerciali oltre il proprio confine territoriale al punto da crearsi nel 216 a. C. una propria zecca con una monetazione in oro, argento e bronzo autonoma ed autosufficiente per sostenere la concorrenza.

Con la conquista romana del Brutium nel 182 a.C. le popolazioni brettie, per la loro posizione antiromana assunta a favore di Annibale, persero la loro autonomia mentre il territorio si cosparse di ville e masserie romane concesse per lo più ai comandanti militari romani, che incrementarono la produttività delle risorse favorendo ed incrementando l’ampia circolazione monetaria dalla provenienza più disparata, come del resto si riscontra anche in tutto il territorio della Sila Greca.

Proprio alla ricognizione dei molteplici tesoretti monetari ho voluto dedicare questo mio contributo di ricerca, da cui, alla luce del catalogo più sotto proposto dei siti archeologici, emerge un panorama di ripostigli monetari abbastanza significativo e rappresentativo di tutto il territorio. Quel che dispiace è che parte delle monete ed in genere di tutto il materiale archeologico (anfore, ceramiche, statuette votive, monili vari femminili, corredi funerari, ecc.) sia stata trafugata dai tombaroli per finire poi sul mercato clandestino. Per quanto riguarda specificamente il patrimonio monetario, pertanto, la grave perdita non consente di avere un quadro complessivo esauriente di quanto ricuperato, anche se i reperti salvati sono abbastanza significativi per avere contezza dell’entità e del valore del patrimonio, come del resto dell’alta civiltà e delle costumanze che hanno caratterizzato le antiche popolazioni della Sila Greca.

Nel presente repertorio non è compreso il territorio di Corigliano Rossano perché oggetto di una diversa indagine conoscitiva specifica, già pubblicata quindici giorni fa nella prima uscita di Diari di Storia (rileggi qui). Ma veniamo ai ripostigli monetari scoperti nei singoli paesi interessati, che propongo per comodità in ordine alfabetico.

BOCCHIGLIERO - In una scheda dedicata alla località Calvario di Bocchigliero, contenuta in un recentissimo censimento delle ville romane nel territorio dell'odierna Calabria, l’archeologo Armando Taliano Grasso informa che il sito ha restituito “un dolium contenente un vaso di rame con monete del I sec. d.C.". (2)

CALOPEZZATI - In località Borea sono stati rinvenuti materiali archeologici del VI sec. a. C., tra cui una moneta incusa di Sibari. (3)

CAMPANA - Nel 1934 un tesoretto di 78 monete di varia provenienza è stato rinvenuto in località Torracca nella proprietà di Agostino Grande nel corso di fortuiti lavori agricoli di movimento della terra. Le monete, datate tra il 350 ed il 217 a. C., sono oggi conservate, ma non più esposte come nel passato, nel Museo della Magna Grecia di Reggio Calabria. Interessante è notare che ben 56 monete provengono da Siracusa e 6 sono di Tolomeo II, mentre solo 12 di Roma e nessuna della regione sibarita e crotoniate. (4)

CARIATI – Le prime monete, di cui comunque si ignora sia il numero sia la località del rinvenimento, vennero raccolte nel 1934 da Vincenzo Cosenza “nel rione di Cariati”. Segnalate ed offerte in vendita al Regio Museo Borbonico di Napoli, vennero ritenute di poca rilevanza e, da quel che pare, stranamente non vennero nemmeno requisite all’interessato. (5)

Molto più consistente nel 1957 risulta essere la scoperta in località Serra Boscosa di un’anfora grezza di terracotta contenente, si disse, oltre un centinaio di monetine di oro e di argento, ed altri oggettini, che gli operai cercarono di nascondere. L’intervento dei Carabinieri e della Guardia di Finanza riuscì a ricuperare 72 monete, di cui 39 dai Carabinieri e 33 dalla Finanza. La scoperta avvenne durante un cantiere di lavoro dell’Opera Valorizzazione Sila per la costruzione di una strada interpoderale che dal Fiumenicà conduce a Terravecchia su un terreno di proprietà di Michele Greco. Nel corso di un primo esame da parte della Soprintendenza di Reggio Calabria si rilevò trattarsi di 65 monete d’argento, 5 di elettro e due di rame provenienti per lo più da zecche della Magna Grecia, tra cui Sibari e Thurio ed altre della Campania, mentre le 5 di elettro vengono da Siracusa. Le monete sono state datate tra la fine del VI e il IV secolo a. C. (6)

CROSIA – Nel 1911 due monete, in pessimo stato di conservazione e di poco valore commerciale, rinvenute a Crosia da Antonio Grillo, vennero da questi fatte pervenire alla Direzione Generale Antichità e Belle Arti del Ministero della Pubblica Istruzione di Roma. Altro rinvenimento di alcune monete romane, tra cui un dupondio di età tiberiana, oltre ad altro materiale archeologico, è affiorato in località Piano del Pozzo, dove è documentata la presenza di una villa romana. (7)

LONGOBUCCO – Un ripostiglio monetale sarebbe stato scoperto nel 1959-1960 durante lavori fortuiti. Non è specificato il posto. (8)

PALUDI - Da una Relazione già del 18 luglio 1927 del Soprintendente di Reggio Calabria si rilevava che nella località di Castiglione risultavano raccolte un discreto numero di monete greche, brettie e romane, tutte di bronzo, mentre in realtà molto del patrimonio numismatico era disperso per le case, clandestinamente rinvenute negli anni precedenti.

Gli scavi sistematici avviati dal 1950 riportarono all’evidenza degli studiosi la cinta muraria e la necropoli della città brettia di Castiglione con le relative emergenze archeologiche e l’acquisizione più sistematica e considerevole anche del patrimonio monetario. L’indagine venne organizzata in trincee di scavo, in cui già solo nel 1950 vennero ricuperate numerose monete per lo più di bronzo con impresse testine femminili, una quadriga al galoppo, Atena ritta con scudo e Ares barbato, Giove barbato con aquila sempre con la scritta “ΒΡΕΣΣΙΩΝ”.

Più consistente e controllato fu il reperimento di monete nello scavo della necropoli nel 1954: si parla di “molteplici monete tutte di bronzo rinvenute senza indicazione della zecca”, mentre altre 24 monete di bronzo sono catalogate e numerate scrupolosamente. (9)

PIETRAPAOLA - In contrada “Le Muraglie”, in una proprietà degli eredi di Massimo Clausi di Bocchigliero, nel 1921 è stata rinvenuta una moneta di rame rosso, anche se si disse che vennero dissotterrati addirittura tesori in monete di oro e di argento, di cui però non resta traccia. Di analogo ritrovamento in zona di centinaia di monete antiche viene informato nel febbraio 1922 il Soprintendente Paolo Orsi durante una sua visita alle Muraglie, in località S. Martino e Palombara, di proprietà del dott. Giandomenico Passavanti. Nello stesso contesto vengono elencate altre 7 monete del IV secolo a. C. trovate anch’esse alla Palombara, di cui una di Metaponto, 3 di Sibari sul Traente e due di Siracusa. (10)

In località Spinetta, in una tomba depredata da tombaroli, sono state anche qui rinvenute tra l’altro due monete in bronzo brettie. (11)

Nel 1958 inoltre durante lavori a cura dell’Opera Valorizzazione Sila, in località “Canonicato”, nei pressi dello scalo ferroviario e della chiesa di S. Giuseppe Operaio all’epoca in costruzione, è emersa una vasta “necropoli” di epoca romana, scoperta e distrutta. Tra le poche cose ricuperate figura anche una moneta in bronzo di epoca romana molto incrostata.

TERRAVECCHIA - In una delle 13 tombe scoperte fortuitamente da Vulcano Emanuele durante alcuni lavori in una sua proprietà in località Prujia, oltre ad un’anfora e frammenti vari di oggetti metallici sono state rinvenute due monete di cui non è specificata la provenienza. (12)
 

In conclusione, per quanto sia stata scrupolosa e puntuale la segnalazione del reperimento di monete, si rivelò del tutto impossibile riuscire e tenere sotto controllo tutti i movimenti intorno ai siti archeologici aperti. In complesso le zone più fortunate di ripostigli monetari nella Sila Greca risultano essere Castiglione di Paludi, Cerasello di Pietrapaola, Cariati-Terravecchia e Campana. Pur con i trafugamenti denunciati, il patrimonio di monete rinvenuto ed oggi conservato nei Musei di Reggio Calabria e Sibari può considerarsi, comunque, abbastanza fortunato e sostanzioso per riconoscere alla Sila Greca il merito di essere un comprensorio ricco di risorse e di diffusi scambi commerciali. Il fatto che le monete risultino provenire da Siracusa, dall’Egitto di Tolomeo II, dall’Epiro, da Roma e da Velia in Campania, per fare qualche citazione, dice che l’organizzazione politico-militare e l’economia brettia erano apprezzate e per tanti versi favorita da convincere, come è stato già ricordato, Agatocle ad allacciare nel 307-306 a. C. proficui rapporti commerciali proprio con i Brettii, i quali, proprio per questi spazi di sviluppo, non rinunciarono a provvedersi di una autonoma zecca monetaria, i cui segni sono reperibili anche nel patrimonio monetario della Sila Greca.


NOTE

1 Il nome Brettii, o Bruttii, ha un significato incerto. A parte il senso di “peciari”, per lo più si ritiene che il nome derivi dalla lingua osca, ceppo di origine dei Brettii, in cui il nome significa schiavi, selvaggi, briganti dediti alle razzie, gente senz’arte né parte.

2 Cfr. A. TALIANO GRASSO, La Sila Greca. Atlante dei siti archeologici, Gioiosa Jonica 2000, pp. 13-14.

3 Cfr. E. SALERNO, Le Terre Jonichesilane. Guida archeologica, Castrovillari 2015, p. 35.

4 Cfr. G. PROCOPIO, Ripostigli monetali del Museo di Reggio Calabria, in AIIN, I (1954), pp. 53-56. Le 78 monete, di cui 35 piccole e 43 grandi, di bronzo, non tutte in perfetto stato di conservazione, provengono da Siracusa (n. 56), Tolomeo II (n. 6), Mamertini (n. 2), Roma (n. 12), Reggio (n. 2). Le monete, una volta si trovavano in parte esposte nel Museo della Magna Graecia di Reggio Calabria; oggi a seguito della rimodulazione delle sale espositive, sono state trasferite in deposito. Cfr. anche E. POZZI PAOLINI, Per lo studio della circolazione monetale in età greca nel territorio dell'odierna Calabria, in "P.P." XXIX (1974), p. 58; M.A. MASTELLONI, Ripostiglio monetale di Campana località Torracca (CS), in “Ricerche sui materiali e studi tipologici”, Quaderni di Numismatica Antica, I, Roma 1996, pp. 47-56.

5 Cfr. R. S. SCAVELLO, Archeologia senza scavo. Storia degli studi e delle scoperte archeologiche tra XVIII e la metà del XX secolo nella Calabria Citeriore attraverso i documenti di Archivio, Tesi di Dottorato di Ricerca presso l’Unical di Cosenza, Dipartimento Studi Umanistici, anno accademico 2016-2017, p. 1890.

6 Cfr. Ibidem, pp. 1890 e 1899-1900.

7 Cfr. E. SALERNO, Le Terre Jonichesilane, p. 59.

8 Cfr. SCAVELLO, Regesto Documenti Archivio Storico Polo Museale della Calabria (Ctg. IV, Classe L, fascicolo 5) in Archeologia senza scavo.

9 Cfr. SCAVELLO, Archeologia senza scavo, pp. 1927 e 1947-1949. Le monete sono conservate nel Museo della Magna Grecia di Reggio Calabria.

10 Cfr. Ibidem, pp. 1960 e 1963-1969. E’ interessante e ricco di informazioni il racconto della visita fatta alle Muraglie e d’intorni da Paolo Orsi. La visita si estese anche alle Grotte di Donna Filippa e Incenneria al confine tra Campana e Pietrapaola nei cui paraggi sarebbero state scoperte anche delle monete, di cui però non si trova menzione precisa.

11 Cfr. E. SALERNO, Le Terre Jonichesilane, pag. 51.

12 Cfr. SCAVELLO, Archeologia senza scavo, p. 1987. Nel corso dei lavori di scavi programmati in località Prujia è affiorato un centro fortificato analogo a quelli di Castiglione di Paludi e di Cerasello di Pietrapaola, che ha fatto pensare ad avamposti di difesa brettia tra loro collegati. Ad essi si potrebbe collegare anche il sito di Pietrapertosa in territorio di Campana per la presenza di lunghi massi squadrati, possibile centro di avvistamento e difesa lungo l’antico fiume Hylias, oggi Fiumenicà.

Luigi Renzo
Autore: Luigi Renzo

nato a Campana, è sacerdote dal 1971. Per oltre trent'anni parroco a Rossano, ricoprendo anche gli incarichi di Vicario Generale dell’Arcivescovo, Direttore del Museo Diocesano e dell’Ufficio regionale per i Beni Culturali Ecclesiastici. Ha conseguito il Dottorato in Teologia presso la Pontificia Università Lateranense e la laurea in Pedagogia all’Università di Urbino. Ha insegnato nelle scuole statali ed è stato docente di Beni Culturali e Antropologia Culturale presso il Seminario Teologico di Cosenza. Giornalista e Socio delle Deputazione di Storia PatriaCalabria, ha al suo attivo innumerevoli pubblicazioni ottenendo diversi premi letterari anche nazionali. Nel 2007 vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, è diventato vescovo emerito nel 2021. È rientrato nella sua diocesi di origine e oggi vive a Corigliano-Rossano. All’interno della CEC è stato Vescovo delegato per le Comunicazioni Sociali e Beni Culturali nel ruolo di Segretario; membro Commissione Comunicazioni Sociale della CEI