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DIARI DI STORIA - Gli antichi tesoretti monetari nel territorio di Corigliano-Rossano

6 minuti di lettura

Il rinvenimento di due tombe a Favella della Corte e a S. Nico di Cantinella, rispettivamente nel 2022 la prima e nel 2023 la seconda, ha richiamato ancora una volta l’attenzione sugli antichi insediamenti e sulla lunga tradizione archeologica che da quasi tre millenni accompagna la storia sia di Corigliano che di Rossano, oggi città unificate in Corigliano Rossano. Per la cronaca si è trattato per lo più di scoperte occasionali e fortuite che, comunque, continuano a dare segnali di una frequentazione urbana e lavorativa diffusa e senza soluzione di continuità almeno dal secondo millennio a. C., che raccorda tutto il territorio dell’hinterland dell’antica Sibari e di Thurio in particolare.

Il quadro dei siti archeologici si presenta ampio e meritevole di una rivisitazione generale. In questo mio saggio mi fermerò solo sugli antichi tesoretti monetari, già di per sé abbastanza interessanti, rinvenuti quasi sempre fortuitamente e che coinvolgono diverse località in cui sono state scoperte centinaia di esemplari di monete di varia epoca e provenienza. Per comodità di approccio mi fermerò sulle singole località e contrade degli ex Comuni oggi unificati. Ciò che è opportuno sottolineare in premessa è che gli esemplari segnalati sono una minima parte rispetto alle reali monete rinvenute, moltissime delle quali sono purtroppo finite in mano private e nel mercato clandestino con destinazione sconosciuta, come le stesse fonti archivistiche della Soprintendenza più volte hanno denunciato.

Nella mia indagine mi avvarrò soprattutto del lavoro di tesi dottorale presso l’Università della Calabria “Archeologia senza scavo” della Dott.ssa Rossella Schiavonea Scavello, oltre naturalmente di altri studi specialistici indicati in nota.  *

Ma veniamo alla catalogazione dei siti dei rinvenimenti monetari che siamo in grado di prospettare con la piena consapevolezza che i dati forniti sono solo approssimativi e non esaustivi, sperando che ricuperi di beni trafugati e soprattutto ulteriori campagne di scavo possano nel futuro portare alla luce anche quanto ancora resta nelle viscere della terra, a testimonianza della vivacità economica e commerciale che ha caratterizzato nei secoli tutta la Sibaritide ed in genere la Magna Grecia, ivi compreso il mondo dei Brettii.

Ripostigli monetari in territorio di Corigliano

FABRIZIO GRANDE – Gennaio 1952. Durante lavori di scavo, furono rinvenute due monete di rame, forse di epoca medioevale (Scavello, n. 266, p. 1060).

FAVELLA DELLA CORTE – 1954. Il Sig. Vitirilli in una sua proprietà ha trovato una moneta d’argento con queste caratteristiche salienti: da un lato: una figura di donna (forse Minerva) con elmo e qualche capello a serpenti; una collana; lettere incise RV; sulla circonferenza esterna disegno a gocce. Dall’altro lato: una biga trainata da due cavalli rampanti guidati da una figura alata, la biga è rappresentata da una sola ruota. I cavalli sono molto belli come corpo: hanno gambe lunghe con protuberanze sugli zoccoli e sui ginocchi. Il guidatore è armato di scudiscio. Lettere incise: R.P.F. MLVCIII. Spessore circa un millimetro; diametro mm. 17; figura in rilievo (ivi, n. 277, p. 1063).

Altra moneta d’argento è stata rinvenuta sempre nel 1954 nella proprietà di Cirò Antonio, il quale si era rifiutato di consegnarla alla Soprintendenza, per cui dovettero intervenire i Carabinieri per il suo sequestro (ivi, nn. 280-283, pag. 1065).

Nel 1958 ci fu il rinvenimento di una moneta di bronzo da parte del Geom. Ermanno Candido, Ispettore Onorario e del figlio Mario durante uno scavo fortuito lungo il muro di un antico acquedotto effettuato per conto dell’Associazione “Ritorno a Sibari” con l’autorizzazione della Soprintendenza (ivi, n. 308, p. 1073).

SERRA POLLINARA – In scavi effettuati nel 1879 sono venute alla luce due monete, di cui una di Siracusa, entrambe del diametro 4 centimetri (ivi, pp. 960 e 1037)

Da una dichiarazione della Soprintendenza risulta che tra il novembre e il dicembre del 1931 l’autista dell’Avv. Comm. Tommaso Corigliano di Cosenza esibì in vendita clandestina alcune monete arcaiche in argento della Magna Grecia “che avrebbero fatto parte di un ripostiglio, presumibilmente assai importante, scoperto da un suo congiunto nella regione Pollinara. Per il ricupero venne investito il Comando del Nucleo Polizia Tributaria Investigativa di Messina “affinché si agisca subito per rintracciare e sequestrare tutte le monete antiche rinvenute e sottratte delittuosamente al controllo dello Stato” (ivi, n. 235; p. 1049).

Ripostigli monetari in territorio di Rossano

CASELLO TOSCANO-MASCARO - Nell’estate 1954 durante lo scavo di un collettore verticale alla linea del mare destinato a raccogliere le acque filtranti dal terreno circostante, oltre a manufatti tra cui resti di mura antiche, anfore, una tomba del I secolo a. C. ed altro materiale archeologico, sono emerse anche alcune monete, di cui ignoriamo la provenienza, ma presumibilmente romane (ivi, nn. 27-30, pp. 1981-1982).

CIMINATA GRECO – Nel corso dello scavo del 1993 per la costruzione del nuovo Carcere, oltre ad altro materiale archeologico di grande valore storico, è stato rinvenuto anche un tesoretto di 96 monete d’argento di epoca repubblicana conservate dentro un’idria (dolium), ricuperato ed oggi conservato nel Museo Archeologico Statale di Sibari.

SOLFARA - Una moneta di bronzo del tempo di Massimiano Erculeo (285-310). è stata trovata nel 1934 in una vasca nei pressi di una sorgente di acqua sulfurea risalente al III-IV secolo dell’era cristiana (ivi, rapporti nn. 9 e 23-26, pp. 1974 e 1980-1981).

THURII SUL TRAENTE (Trionto) - Durante alcuni lavori agricoli sono affiorate fortuitamente tra l’altro alcune emissioni monetali con spiga, raffiguranti la divinità fluviale Traes, risalenti alla seconda metà del sec. V a. C.. Ad identificare la provenienza della moneta appare in alto la leggenda “TRAES”, il che induce a ritenere che “in loco” esistesse una zecca di conio.

VARIA DI S. ANTONIO. Nel 1934 nel corso dei lavori per la costruzione del Campo Sportivo Maria De Rosis, in una tomba insieme a molto materiale archeologico e vari oggetti bronzei, tra cui una cuspide di lancia e frammenti di ceramica, è stato rinvenuto un gruzzolo di monete di varia provenienza, senza che se ne indichi comunque la consistenza numerica (ivi, nn. 12-22, pp. 1975-1980).

Conclusioni

Dal conteggio sommario effettuato risultano catalogate ben 104 monete di vario metallo anche pregiato. Se a queste si aggiungono i gruzzoli e le emissioni indefinite e non numerate con precisione (vedi Serra Apollinara, Casello Toscano-Mascaro, Thurii sul Traente, Varia di S. Antonio) e a tutto quel movimento diffuso e documentato di trafugamento e di vendite clandestine, possiamo presumere che complessivamente il tesoretto monetario ricuperato concretamente nel comprensorio vada molto al di là della quantità e qualità delle circa 150-200 monete menzionate in varie località del territorio di Corigliano Rossano, peraltro anche abbastanza distanti tra di loro.

Se poi allarghiamo l’orizzonte fino a raggiungere Serra Boscosa di Cariati, Torracca di Campana, le Muraglie di Pietrapaola, Castiglione di Paludi, Prujia di Terravecchia e così via, il repertorio monetario reperito diventa molto significativo per cogliere la vitalità delle popolazioni locali che trovavano sbocco non solo nella pastorizia e nell’agricoltura, ma altresì in attività più complessive sul piano militare, oltre che produttivo ed economico.

La stessa presenza acclarata di una moneta di Siracusa ad Apollinara (ma potevano essere, anzi dovevano essere molto di più nel circondario ove si pensa, per esempio, che dello stesso conio siculo sono stati trovati ben 56 esemplari a Campana) induce a valutare meglio l’ampiezza della rete commerciale che soprattutto nel sec. IV a. C. prese piede per l’influenza esercitata anche militarmente da Agatocle di Siracusa nelle zone collinari dei Brettii e della costa ionica. La vasta distribuzione e diffusione delle monete sta ad attestare proprio l’entità e la valenza della circolazione monetaria come anche delle relazioni commerciali esistenti in tutto contesto magno-greco ed oltre.


* Cfr. R. S. SCAVELLO, Archeologia senza scavo. Storia degli studi e delle scoperte archeologiche tra XVIII e la metà del XX secolo nella Calabria Citeriore attraverso i documenti di Archivio, Tesi di Dottorato di Ricerca presso l’Unical di Cosenza, Dipartimento Studi Umanistici, anno accademico 2016-2017; A. COSCARELLA-L. ALTOMARE, Rossano e il suo territorio, Bios 1991; P.G. GUZZO, Corigliano Calabro, in “Bibliografia Topografica della Colonizzazione greca in Italia e nelle Isole tirreniche”, Pisa-Roma 1987 a cura di G. Nenci e G. Vallet; F. MOLLO, Guida Archeologica della Calabria Antica, Rubbettino, Soveria Mannelli 2018; A. PALADINO – G. TROIANO, Calabria Citeriore. Archeologia in provincia di Cosenza, Galasso editore, Trebisacce 1989; E. SALERNO, Le Terre Jonichesilane. Guida archeologica, Castrovillari 2015; A. TALIANO GRASSO, La presenza brettia sul Traente attraverso nuovi documenti monetali, in Atti del I Corso Seminariale organizzato dall’Iraceb a Rossano dal 20-26 febbraio 1992, “I Bretti. Cultura, lingua e documentazione storico-archeologica”, a cura di G. De Sensi Sestito, Rubbettino editore, Soveria Mannelli 1995, tomo I, pp. 197-205.

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Luigi Renzo
Autore: Luigi Renzo

nato a Campana (Cs), è sacerdote dal 1971 e dal 2007 vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea. A Rossano ha svolto per oltre trent’anni il ministero pastorale come parroco, ricoprendo anche gli incarichi di Vicario Generale dell’Arcivescovo, Direttore del Museo Diocesano e dell’Ufficio regionale per i Beni Culturali Ecclesiastici. Ha conseguito il Dottorato in Teologia presso la Pontificia Università Lateranense e la laurea in Pedagogia all’Università di Urbino. Ha insegnato nelle scuole statali ed è stato docente di Beni Culturali e Antropologia Culturale presso il Seminario Teologico di Cosenza. Autore di circa cento pubblicazioni di carattere religioso, storico e antropologico, ha ricevuto numerosi riconoscimenti nazionali. È vescovo delegato per le Comunicazioni Sociali e i Beni Culturali della Conferenza Episcopale Calabra, di cui è anche Segretario