Quando il talento diventa racconto: la musica giovane sale in cattedra
Il penultimo appuntamento della Stagione Concertistica “Città di Corigliano-Rossano” accende i riflettori su Antonio Durante e Sidney Rotundo protagonisti di una serata che unisce merito, formazione e visione culturale
CORIGLIANO-ROSSANO – C’è un momento, nelle stagioni musicali più riuscite, in cui il cartellone smette di essere soltanto una sequenza di date e diventa racconto. Il penultimo appuntamento della X Stagione Concertistica “Città di Corigliano-Rossano”, in programma domenica 8 febbraio, appartiene esattamente a questa categoria: non un semplice concerto, ma una dichiarazione di senso su cosa significhi oggi fare cultura musicale nei territori.
Nella cornice raccolta e carica di memoria della Biblioteca Pometti, il pubblico incontrerà due giovani interpreti – Antonio Durante e Sidney Rotundo – che rappresentano il volto più autentico del talento quando viene messo nelle condizioni giuste per crescere. Vincitori del Premio “Città di Corigliano-Rossano” al VII Concorso Internazionale della Sibaritide, i due musicisti approdano al palcoscenico non come promesse astratte, ma come artisti già consapevoli, chiamati a misurarsi con l’ascolto vero, quello che non concede sconti.
Il valore dell’appuntamento sta tutto in questo passaggio simbolico: dal concorso alla stagione, dallo studio alla scena pubblica. Una traiettoria che racconta una visione precisa della musica come processo, come cammino che unisce formazione, merito e responsabilità artistica. Non è un caso che l’Istituto Musicale Chopin abbia costruito negli anni un ponte così solido tra competizione e programmazione concertistica: qui il premio non è fine a se stesso, ma diventa occasione concreta di crescita e di confronto con il pubblico.
Sul piano musicale, la serata promette intensità e misura. Durante e Rotundo portano con sé una maturità interpretativa che sorprende per equilibrio e profondità, segno di un lavoro serio, lontano da ogni esibizionismo. È quella qualità silenziosa che non ha bisogno di clamore per affermarsi, ma che si riconosce nell’ascolto attento, nelle scelte espressive, nella capacità di dare senso a ogni nota.
In un tempo in cui la musica rischia spesso di essere consumata in fretta, appuntamenti come questo ricordano che l’esperienza del concerto è ancora, e forse soprattutto, un atto culturale. Un incontro tra generazioni, tra luoghi e suoni, tra una comunità e i suoi talenti migliori. E proprio per questo il penultimo atto della stagione non è un passaggio di routine, ma una tappa necessaria: perché il futuro della musica, quando è autentico, comincia sempre da qui.