Oggi in Regione il vertice per fare il punto sui modelli di integrazione: un confronto che arriva nel momento più delicato
Il tavolo regionale sul progetto contro lo sfruttamento dei migranti si riunisce oggi pomeriggio in una città attraversata da tensioni sociali profonde: arriva nel momento più fragile per l’equilibrio tra comunità locali e cittadini stranieri
CORIGLIANO-ROSSANO - C’è un incontro in calendario oggi pomeriggio che, più del suo ordine del giorno, pesa per il contesto in cui arriva. Alle 15, nella Sala riunioni della Zona Tramontana, è convocato il tavolo operativo sul progetto Su.Pr.Eme.2, il programma nazionale contro lo sfruttamento lavorativo e per l’inclusione dei cittadini stranieri. Un appuntamento tecnico, certo. Ma che cade in una fase in cui la città vive una tensione sociale senza precedenti.
A convocare il confronto sono Regione Calabria e gli enti coinvolti nel programma finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione, con la partecipazione deI comuni di Corigliano‑Rossano e Cassano Jonio e dei partner del Terzo Settore. All’ordine del giorno: la seconda rimodulazione finanziaria, l’uniformità progettuale e il coordinamento con altri interventi territoriali.
Ma la cronaca di queste settimane racconta altro. Racconta di una città arrivata a un punto di non ritorno nella convivenza quotidiana tra comunità autoctona e cittadini stranieri. Segnali di frattura che non sono più episodici, ma strutturali: nei quartieri, nel lavoro agricolo, nei servizi, nella percezione diffusa di insicurezza e di abbandono. Una miscela che rende ogni discussione sull’inclusione inevitabilmente politica e sociale, prima ancora che amministrativa.
Il progetto Su.Pr.Eme.2 nasce per prevenire lo sfruttamento, garantire diritti, costruire canali legali di accesso al lavoro e ai servizi. Obiettivi condivisibili. Ma oggi il territorio chiede anche risposte sulla tenuta complessiva della comunità, sulla capacità delle istituzioni di governare i processi senza lasciare soli né i cittadini italiani né i lavoratori stranieri.
È questo il nodo vero del pomeriggio: non tanto l’approvazione di una rimodulazione o la coerenza tra interventi, quanto la credibilità di un sistema pubblico chiamato a dimostrare che integrazione non significa ghettizzazione, e che legalità e diritti possono camminare insieme alla sicurezza e alla coesione sociale.
Il rischio, altrimenti, è che anche i progetti meglio finanziati e più strutturati restino schiacciati dalla realtà, incapaci di incidere su una frattura che, a Corigliano-Rossano e nell’intera Piana di Sibari, non è più teorica ma quotidiana. Oggi, quel tavolo tecnico, vale molto più di quanto dica la sua agenda.