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Crati, la piena che fa paura: allerta meteo e argini ancora fragili. I cantieri sono fermi

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CORIGLIANO-ROSSANO - Domani, venerdì 6 febbraio, è prevista un’allerta meteo su tutta la Valle del Crati. Piogge intense, annunciate attraverso il bollettino della Protezione Civile che ha diramato l'allerta arancione per piogge intense. Ma se a Cosenza piove, nella Piana di Sibari si trema di paura. Perché già oggi pomeriggio il Crati, nel tratto che corre verso la foce, tra Corigliano-Rossano e Cassano Jonio, ha già mostrato un primo, inquietante segnale: il livello dell’acqua è salito.

È il preludio che riapre una ferita mai rimarginata. La paura, concreta, è che le piogge di domani possano spingere una nuova piena. E quando il Crati spinge, non lo fa mai in silenzio: si porta dietro memorie recenti, immagini di argini piegati, di campi invasi, di notti insonni.

Gli argini nel tratto verso la foce, quelli che costeggiano Thurio e Ministalla, sono ancora fragili. Deboli. Segnati dalle ripetute inondazioni del 2018 e del 2019, che ne hanno compromesso la tenuta e, soprattutto, la fiducia di chi vive lì. Da allora si attendono interventi risolutivi. Da allora, quell’attesa è diventata una costante.

Il 20 ottobre scorso, finalmente, sono stati consegnati i lavori per il consolidamento dell’argine a valle di Thurio: interventi necessari per mettere in sicurezza il passaggio ferroviario e per rafforzare almeno alcuni dei tratti più colpiti negli anni delle grandi piene. Un passo avanti, certo. Ma non la soluzione definitiva. Perché nessuno ha mai nascosto che quei lavori, pur importanti, non basteranno a risolvere il problema strutturale del Crati.

C’è però un dettaglio che oggi pesa più di tutti: quei lavori, consegnati formalmente a ottobre, non sono mai iniziati. I cantieri si sono insediati, le aree sono state perimetrate, le recinzioni piazzate come promesse visibili. Ma di mezzi all’opera, di uomini al lavoro, ancora nulla.

È vero: l’inverno non è la stagione ideale per interventi strutturali sugli argini. La prudenza impone di evitare lavorazioni che una piena potrebbe compromettere ulteriormente. È una spiegazione tecnica, razionale. Ma non basta a placare l’ansia di chi, ogni volta che il cielo si chiude, torna a fare i conti con la paura.

Intanto, a Thurio e Ministalla, si prega. Si spera che anche questa volta il Crati si fermi un passo prima. Che l’acqua salga senza rompere, senza trascinare, senza reclamare altro spazio. È una preghiera laica, ripetuta troppe volte, che non dovrebbe mai sostituire la certezza delle opere fatte, delle responsabilità assunte, dei tempi rispettati.

Perché un territorio non può vivere in equilibrio sulla speranza che “vada bene anche stavolta”. E perché ogni allerta meteo che arriva senza risposte concrete pesa come un atto d’accusa silenzioso: contro i ritardi, contro le promesse rimaste recintate, contro un fiume che continua a ricordarci quanto sia fragile l’attesa quando l’acqua torna a salire.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.