Centofontane, il ciclone Harry ha mangiato quasi 30 metri di spiaggia in 24 ore
Dopo il ciclone del 20 e 21 gennaio scorso coste ferite e opere di difesa spazzate via: il tratto storico di litorale di Mirto-Crosia sbriciolato dalla furia delle onde
CROSIA - Il lungomare di Centofontane, a Mirto, mostra oggi uno scenario di devastazione paesaggistica e infrastrutturale che parla da sé. Le immagini che pubblichiamo ritraggono un tratto di spiaggia praticamente scomparso, con una erosione incontrollata che ha inghiottito decine di metri di costa e messo a rischio stabilimenti balneari, opere di difesa e perfino l’incolumità delle strutture solide lì presenti. E tutto questo nell'arco di 24 ore.
Ancora oggi, a quasi due settimane dal passaggio del ciclone Harry, si osservano lungo il litorale profonde voragini, massi e blocchi di cemento divelti e spiaggiati, oltre alle sagome delle opere di attenuazione dell’erosione — i vecchi pennelli frangiflutti realizzati quasi due decenni fa — ormai letteralmente smantellati e trascinati dal mare sul litorale. Addirittura, la base di alcune piccole strutture, che fino a poco tempo fa erano salde sulla spiaggia, ora sobbalzano sopra il vuoto, con la sabbia e il terreno sottostante erosi fino al limite della stabilità.
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L’ultimo ciclone mediterraneo — che ha colpito duramente la costa jonica tra il 20 e il 21 gennaio scorsi — ha portato mareggiate di eccezionale violenza, con onde alte anche oltre i 6/10 metri, venti tempestosi e piogge torrenziali, causando allagamenti, danni alle coste e la rottura di difese naturali e artificiali lungo tutto il versante orientale.
A Centofontane, dove l’erosione costiera era già un fenomeno noto da anni, l’impatto del ciclone ha accelerato un processo di perdita di spiaggia che si temeva soltanto in astratto: circa 30 metri di litorale sono stati “mangiati” in una sola notte, lasciando ora un bordo di terreno frastagliato che testimonia la furia del mare ma anche l'incapacità dell'uomo a rimanere rispettoso della natura. Le foto stesse mostrano come la linea di costa si sia notevolmente arretrata, trascinando con sé pietre, sedimenti e anche parti delle strutture di contenimento.
Il fenomeno dell’erosione costiera non riguarda un singolo episodio: da anni, infatti, la fascia ionica della bassa Sibaritide, compresa tra Capo Trionto (Corigliano-Rossano) e foce Nicà (cariati), soffre di un progressivo arretramento della spiaggia più o meno accentuato, dovuto a dinamiche marine, al cambiamento climatico in atto ma anche - ricordavamo - alla mano dell'uomo che si è spinto oltre modo lungo la costa (il caso del porto di Cariati è emblematico: dopo la sua edificazione l'intero litorale cariatese fu praticamente sommerso dalle acque), con eventi estremi sempre più frequenti. Una volta che opere come i pennelli frangiflutti vengono compromesse, il mare trova libero accesso a scavi e ferite nel litorale che possono trasformarsi, come qui a Centofontane, in veri e propri crateri nella sabbia.
Insomma, oggi le immagini parlano da sole: masse di terreno e conglomerato derivante dai vecchi sistemi di difesa sono state scaraventate oltre la battigia; grandi buche e smottamenti segnano la linea dove una volta sorgeva una spiaggia ampiamente frequentata; e la presenza di tubi e condotte sporgenti racconta di come l’infrastruttura urbana stessa sia ora vulnerabile ai prossimi eventi meteorologici. In assenza di un intervento straordinario, la costa rischia di subire danni ancora maggiori con ogni nuova mareggiata.

