Calabria, CNA contro il taglio alle compensazioni fiscali: rischio liquidità per le imprese dal 2026
Secondo l’associazione, il limite previsto non distingue tra evasione e difficoltà temporanee, colpendo imprese regolari. Attenzione sugli effetti per il Mezzogiorno: meno liquidità, investimenti ridotti e maggiore ricorso al credito bancario
CATANZARO - Il presidente CNA Calabria Giovanni Cugliari critica la nuova stretta sulle compensazioni fiscali: la soglia dei 50mila euro può ridurre la liquidità e aumentare le difficoltà economiche per Pmi, artigiani e professionisti.
«Una politica fiscale efficace deve contrastare gli abusi senza mettere in difficoltà le imprese che creano reddito e occupazione». Lo afferma il presidente di CNA Calabria, Giovanni Cugliari, commentando la stretta sulle compensazioni fiscali prevista dal 2026.
Secondo la Confederazione, il taglio alle compensazioni «rischia di avere un effetto opposto a quello atteso: può ridurre il rischio fiscale, ma aumentare quello economico per le imprese. Per molte aziende, infatti, la compensazione è uno strumento essenziale per gestire la liquidità e bilanciare imposte anticipate e debiti correnti».
«Non si tratta di un'agevolazione, ma di un meccanismo ordinario del sistema fiscale, utilizzato da imprese regolari che vantano crediti certi e verificabili. L'introduzione di una soglia di 50mila euro, però, non distingue tra evasione e difficoltà finanziarie temporanee e finisce per colpire indiscriminatamente piccole e medie imprese, artigiani e professionisti».
«L'impatto - avverte CNA Calabria - potrebbe essere particolarmente pesante nei territori più fragili, come il Mezzogiorno, dove la compensazione incide direttamente sulla tenuta dei flussi di cassa». CNA Calabria sottolinea inoltre una criticità di fondo: «lo Stato riconosce il credito alle imprese, ma ne limita l'utilizzo, scaricando su di esse un costo finanziario che non dipende da cattiva gestione».
«Il rischio - avverte l'associazione - è una riduzione della liquidità e degli investimenti, con un maggiore ricorso al credito bancario e un indebolimento delle imprese sane. Per questo CNA chiede una revisione della norma, con soglie più adeguate alle dimensioni aziendali e criteri che distinguano chiaramente tra evasione fiscale e difficoltà economica».