Referendum Giustizia, il Manifesto della Camera Penale di Rossano per il Sì alla riforma
L’Avvocatura penalista rossanese interviene nel dibattito referendario con un documento articolato e argomentato: meritocrazia, terzietà del giudice e fiducia dei cittadini al centro delle ragioni per votare Sì
CORIGLIANO-ROSSANO - In vista del referendum sulla riforma della Giustizia, la Camera Penale di Rossano ha diffuso un manifesto pubblico per spiegare ai cittadini le ragioni del Sì. Un testo lungo, argomentato e non ideologico, che affronta nodi strutturali del sistema giudiziario italiano, dal CSM alla separazione delle carriere, fino alla responsabilità disciplinare. Di seguito il documento integrale, firmato dal presidente Giovanni Zagarese.
MANIFESTO DELLA CAMERA PENALE DI ROSSANO PER IL SÌ AL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA
Referendum per la Riforma della Giustizia: quali sono i problemi e i motivi per cui è utile per tutti i cittadini votare Sì? E per quali problemi e per quali motivi, votare Sì serve davvero ad avviare un percorso di miglioramento della qualità della Giustizia?
Premettiamo che le poche riflessioni che di seguito condivideremo, non sono frutto di una posizione ideologica “per partito preso”, poiché – com’è noto - al Referendum non siamo chiamati ad esprimere la nostra preferenza di voto a un partito politico o a un candidato politico, ma siamo chiamati a decidere direttamente NOI CITTADINI, se può essere utile al miglioramento del funzionamento della Giustizia, la modifica della Legge che regolamenta il funzionamento dell’organizzazione di tutto il sistema giudiziario.
Attualmente il Consiglio Superiore della Magistratura (C.S.M.), è l’unico organo al quale è assegnato il compito di gestire le progressioni di carriere, le assegnazione degli incarichi direttivi dei vari uffici giudiziari e i procedimenti disciplinari sia nei confronti dei Pubblici Ministeri (P.M.) che hanno il ruolo di presentare nel processo le prove raccolte nei confronti di un imputato e sia i Giudici che queste prove le devono valutare per decidere, dopo aver valutato anche le prove o le osservazioni che gli vengono al riguardo presentate dall’imputato tramite il proprio Avvocato.
Ebbene, nel 2019, le Forze dell’Ordine, nel corso di una indagine penale, hanno per puro caso intercettato il traffico dei messaggi telefonici dell’apparecchio in uso a Luca Palamara, che all’epoca non solo aveva il ruolo di Pubblico Ministero e di componente del C.S.M., ma aveva anche ricevuto la nomina di Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati dal 2008 al 2012.
Dai messaggi intercettati è emersa una degenerazione che fece molto scalpore e che in sostanza dimostrava che gli avanzamenti delle carriere dei P.M. e dei Giudici, le assegnazioni degli incarichi direttivi ai Pubblici Ministeri e ai Giudici nei vari uffici giudiziari, e i procedimenti disciplinari nei confronti dei Pubblici Ministeri e dei Giudici che venivano segnalati per aver commesso errori giudiziari, venivano purtroppo gestiti prevalentemente mediante il sistema delle raccomandazioni piuttosto che della meritocrazia.
Probabilmente, se i gruppi associativi della Magistratura coinvolti nel famigerato “Sistema Palamara” - di cui quest’ultimo ha anche reso una confessione nel noto libro scritto a quattro mani con Alessandro Sallusti – avessero negli ultimi sette anni fornito concreti segnali dimostrativi di un radicale cambio di rotta nella gestione delle progressioni di carriere, delle assegnazioni degli incarichi direttivi dei vari uffici giudiziari e dei procedimenti disciplinari,nessun Governo o Parlamento sarebbero mai stati costretti a intervenire per modificare la Legge, in maniera tale da evitare la reiterazione di quanto purtroppo è stato giudiziariamente accertato in relazione a quel sistema, rimasto invariato.
Avrebbe potuto, ad esempio, la Magistratura associata, dopo lo scandalo del “sistema Palamara”, creare due autonome associazioni di categoria: l’A.N.M.R. - Associazione Nazionale dei Magistrati Requirenti (o accusanti) da una parte, e l’A.N.M.G. – Associazione Nazionale dei Magistrati Giudicanti, dall’altra.
Tuttavia, neanche questa formale scissione delle associazioni di categoria si è vista registrare nell’organizzazione della Magistratura.
Perché allora sarà effettivamente utile per tutti i cittadini votare SI al cambiamento della Legge che attualmente regola il funzionamento del sistema giudiziario?
Da quando è partita la campagna referendaria, molti di noi hanno avuto modo di ascoltare e leggere esempi di paragone dell’attuale funzionamento dell’organizzazione del sistema giudiziario alla non piena fiducia che potrebbero nutrire i tifosi o i giocatori di una squadra di calcio, se sapessero che l’Arbitro della partita è un tifoso iscritto al medesimo club di ultras o addirittura un componente di una delle due squadre di calcio che lo stesso Arbitro è chiamato a giudicare.
Se una tale ipotesi è sicuramente idonea a far perdere la fiducia nei tifosi di una delle due squadre nell’operato dell’Arbitro della partita, immaginiamo per un attimo quali più devastanti effetti sulla fiducia dei cittadini nel servizio della Giustizia, sono stati prodotti dalla vicenda del “sistema Palamara”, ove solo si consideri che, mentre il calcio è un gioco la cui gestione disfunzionale non arreca devastanti danni irreversibili ai tifosi, la Giustizia è invece un servizio essenziale la cui gestione disfunzionale è al contrario potenzialmente idonea a produrre effetti distruttivi ad attività lavorative che in tanti anni di vita intere famiglie hanno con sacrifici personali costruito per vivere dignitosamente con una stabilità economica.
Quando, infatti, un cittadino perde la fiducia in un Avvocato o in un Medico, è libero di cambiarlo, così come un cittadino è libero di non rivolgersi al servizio sanitario pubblico quando perde la fiducia in un presidio ospedaliero e ha la possibilità economica o la possibilità di ricorrere a un finanziamento che gli consentano di rivolgersi a una struttura sanitaria privata.
Ogni Palazzo di Giustizia territorialmente competente costituisce invece l’unico presidio al quale tutti i cittadini devono rivolgersi per ottenere giustizia e al suo interno ciascun Giudice detiene il delicato ruolo di deciderne le loro sorti, dopo aver scrupolosamente valutato le prove della commissione o meno di un reato o della meritevolezza di un diritto di tipo economico o personale, che sui due piatti della bilancia portano le due parti del processo.
E le due parti del processo sono - nel processo civile - i cittadini parti in causa che si contendono un diritto e - nel processo penale - il Pubblico Ministero da una parte e l’imputato dall’altra.
E se qualsiasi cittadino non nutrisse fiducia nell’imparzialità del Giudice di un processo civile che appartiene al medesimo club di tifoseria ultras cui appartiene uno dei due Avvocati che rappresentano le contrapposte parti in causa o che addirittura appartiene e frequenta stabilmente il medesimo organismo associativo di categoria dell’Avvocato che rappresenta un cittadino parte in una causa, per quale motivo invece un cittadino non dovrebbe nutrire dubbi sull’autonoma terzietà del convincimento del Giudice di un processo penale che appartiene al medesimo club di tifoseria ultras di un Pubblico Ministero o che addirittura appartiene e frequenta stabilmente il medesimo organismo associativo di categoria di un Pubblico Ministero?
E, tanto nel processo civile quanto nel processo penale, per quale motivo un cittadino non dovrebbe nutrire dubbi sull’autonoma terzietà del convincimento di un Giudice che ha già manifestato il proprio personale orientamento politico o religioso, se è vero com’è vero che gli orientamenti politici e religiosi, nella realtà, influenzano la valutazione che lo stesso Giudice sarà chiamato ad effettuare sia rispetto all’applicazione di una Legge emanata da un determinato schieramento politico, che rispetto a un imputato o parte in causa di un processo civile diversamente schierato politicamente?
Non a caso, sia la Legge fondamentale contenuta nell’articolo 98 della Costituzione, che la Legge ordinaria contenuta nel Decreto Legislativo n. 109 del 2006, per come da ultimo integrata(dal Governo Prodi) con la Legge n. 269 del 2006, vietano espressamente l’iscrizione dei Magistrati ai partiti politici (nello specifico, la Legge vieta <<l’iscrizione o la partecipazione sistematica e continuativa dei Magistrati a partiti politici ovvero il loro coinvolgimento nelle attività di soggetti operanti nel settore economico o finanziario che possono condizionare l'esercizio delle funzioni o comunque compromettere l'immagine del magistrato>>).
E tanto nel processo civile, quanto nel processo penale, per quale motivo un Cittadino non dovrebbe nutrire dubbi in merito al rischio di verificazione di un errore giudiziario in assenza della potenziale efficienza dei procedimenti disciplinari, vale a dire in assenza del basilare freno finalizzato ad evitare l’assunzione di qualche decisione affrettata e frutto di inadeguato approfondimento di una vicenda processuale o addirittura politicamente orientata?
Ovviamente noi estranei a quel “sistema” di funzionamento dell’organizzazione della Giustizia, non possiamo sapere con alcuna certezza se la confessione resa dal Dott. Palamara nel libro scritto con Sallusti sia stata totale o parziale, ma la messaggistica in precedenza intercettata dalle Forze dell’Ordine sull’apparecchio telefonico del magistrato Palamara, sembrava però possedere capacità autodimostrativa e, a fronte di tanto, l’attuale Governo - sebbene costretto ad intervenire per arginare una disfunzione delle modalità di gestione dell’autogoverno della Magistratura – ha però obiettivamente approvato una Legge che, al fine di raggiungere tale risultato di rafforzamento dell’autonomia tra Giudici e Pubblici Ministeri, ha effettivamente lasciato anche intatta l’autonomia di Giudici e Pubblici Ministeri rispetto alla politica del Governo di turno.
Autorevoli e tranquillizzanti conferme di quanto sin qui affermato si rinvengono:
- nelle parole pronunciate dall’ex Giudice della Corte Costituzionale - Sabino Cassese e dall’emerito Presidente della Corte Costituzionale - Augusto Barbera: «Il mio voto al Governo lo darò nel prossimo anno 2027, quest’anno però si vota sulla Giustizia. Non solo non viene toccata l’indipendenza e l’autonomia, ma anzi viene rafforzata»;
- nelle parole dell’ex Pubblico Ministero Antonio Sangermano: «Se l’obiettivo del referendum fosse stato quello di mettere la Magistratura sotto controllo politico», il Governo avrebbe dovuto «modificare gli equilibri del Consiglio Superiore della Magistratura, riducendo il numero dei componenti appartenenti alla Magistratura ed aumentando il numero dei componenti nominati dal Parlamento. Questo però non è avvenuto, perchè i Magistrati nel C.S.M. restano in maggioranza, e lo stesso nell’Alta Corte di Giustizia che avrà il potere disciplinare sui Magistrati»;
- nelle parole del Giudice della Suprema Corte di Cassazione – Antonio Saraco: «Garantisce il Giusto processo, conserva l’autonomia della Magistratura rispetto al Governo di turno e prevede un’Alta Corte Disciplinare garantita dal Presidente della Repubblica».
Sono dunque questi i motivi reali e specifici, che hanno convinto a votare SI al referendum sia una buona parte di Pubblici Ministeri e Giudici, che tutti gli organi rappresentativi dell’Avvocatura, che a propria volta rappresenta i Cittadini e chiede quotidianamente nelle Aule di Giustizia tutela dei loro diritti.
E’ infatti assolutamente falso ciò che affermano i sostenitori del no e cioè che votando SI al cambiamento della Legge sull’organizzazione del sistema giudiziario, si renderebbero i Pubblici Ministeri o i Giudici sottoposti al controllo del Governo di turno.
Ciò che infatti il cambiamento della Legge prevede è soltanto l’autonomia del Giudice rispetto al controllo dei Pubblici Ministeri.
Attualmente, infatti, esiste un unico Consiglio Superiore della Magistratura (C.S.M.), all’interno del quale i Pubblici Ministeri possono potenzialmente influenzare gli avanzamenti di carriere dei Giudici, l’assegnazione di incarichi direttivi ai Giudici e la sottoposizione dei Giudici a procedimenti disciplinari.
Votando SI al referendum, invece modificheremo la Legge, prevedendo la creazione di due diversi ed autonomi Consigli Superiore della Magistratura (C.S.M.), uno in cui i Pubblici Ministeri decideranno gli avanzamenti di carriere e l’assegnazione di incarichi direttivi ai soli Pubblici Ministeri stessi e uno in cui i Giudici autonomamente decideranno gli avanzamenti di carriere e l’assegnazione di incarichi direttivi ai loro stessi colleghi Giudici.
Inoltre, votando SI, anche i Pubblici Ministeri e i Giudici, quando sbagliano per grave negligenza o imperizia, vengono puniti mediante un imparziale procedimento disciplinare e non progrediscono facilmente di carriera o assumono addirittura incarichi di Direzione di un Palazzo di Giustizia.
Infine, sempre votando SI, i Pubblici Ministeri ed i Giudici, non solo saranno tra di loro autonomi nelle proprie scelte, ma resteranno entrambi a loro volta indipendenti rispetto al Governo di turno, poiché, il numero dei membri di ciascuno dei due nuovi Consigli Superiori della Magistratura che saranno creati in caso di vittoria del SI al referendum, resta identico rispetto a quello attuale: in sostanza sia nel Consiglio Superiore della Magistratura dei Pubblici Ministeri, che nel Consiglio Superiore della Magistratura dei Giudici, i componenti apparterranno in numero di maggioranza alla Magistratura e solo una minoranza di essi saranno di indicazione politica, vale a dire che l’autonomia e l’indipendenza della Magistratura dalla Governo di turno, non saranno minimamente intaccati.
Bisogna pertanto riconoscere che l’attuale Governo non ha deciso di indire questo referendum per assoggettare la Magistratura alla politica, poiché in realtà con questo referendum è stata invece al contrario concessa a noi cittadini la possibilità di decidere, se cambiare una Legge che ha dimostrato nella realtà di essere disfunzionale ad un sistema di giustizia fondato solamente sulla meritocrazia e di anteporre le personali ambizioni di carriera ai diritti dei cittadini, piuttosto che lasciare il servizio pubblico della Giustizia nello stato in cui oggi si trova, con troppi errori giudiziari che, tra i tanti problemi che creano ai cittadini, contribuiscono pure ad allungare i tempi della giustizia, poiché si traducono in tempo inutilmente sprecato a celebrare processi che non avrebbe proprio dovuto superare la soglia del primo grado di giudizio: in sintesi, il referendum serve solo a rendere tutti i Giudici autonomi ed indipendenti nelle proprie scelte, senza poter essere condizionati dal fatto che, la loro carriera o la loro sottoposizione a procedimento disciplinare, potrebbero in futuro essere influenzate proprio da quel Pubblico Ministero che in un processo gli ha portato prove insufficienti a dimostrare la colpevolezza di un imputato. Inoltre il referendum, con la creazione dell’Alta Corte Disciplinare presieduta dal Presidente della Repubblica, rende realmente effettivo il deterrente della sottoposizione ad un imparziale giudizio disciplinare, in caso di errori determinati da grave negligenza o imperizia.
Invece, votando no al Referendum tutto resterà immutato, praticamente come se la carriera dell’Arbitro di una partita di calcio, dipendesse da una delle squadre che di solito arbitra: tale attuale sistema, tradotto nell’ambito della Giustizia, vale a dire che la condanna o l’assoluzione di un imputato oppure il riconoscimento di un diritto ad una delle due parti in causa di un processo civile, dipendono dall’arbitro che si sceglie una delle due squadre perché una delle due squadre e l’arbitro, in realtà, appartengono alla stessa squadra.
Così come, votando no al referendum niente cambierà per evitare che un Pubblico Ministero o un Giudice non abbiano alcun deterrente di incorrere in responsabilità disciplinare, quando assumono una decisione sbagliata per evidente lettura delle carte processuali in maniera frettolosa o per manifesta inosservanza di una regola chiara, che non si presta a diverse interpretazioni.
E ciò significa praticamente che, qualsiasi Arbitro, senza il deterrente psicologico derivante dalla consapevolezza degli effetti che esplica sulla carriera la sottoposizione ad un imparziale giudizio disciplinare, a causa dell’appartenenza dell’Arbitro ad una delle due squadre o per essere in condizione una delle due squadre di influire sulla carriera dell’Arbitro, potrebbe dare poco peso alla ingiusta punizione di un giocatore dell’altra allo stesso estranea, determinata da una frettolosa valutazione, svolta senza utilizzare la moviola: anche tale attuale sistema, tradotto nell’ambito della Giustizia, equivale a dire che, anche quando le carte processuali non dimostrano con assoluta certezza la commissione di un reato o dimostrano che una delle due parti in causa ha sicuramente ragione, il Giudice potrebbe assumere una decisione sbagliata, perché non si preoccupa di potere essere sottoposto a procedimento disciplinare dagli altri membri della propria stessa squadra.
A questo punto, nella speranza di aver fornito, come Avvocatura iscritta all’associazione della Camera Penale di Rossano, un utile contributo ai cittadini per orientare al meglio la propria importante scelta referendaria di votare SI oppure No all’avvio di un serio percorso di cambiamento – sicuramente non in peggio - della Giustizia, invitiamo tutti i sostenitori del No a questa occasione referendaria di cambiamento, a farci capire:
- Per quale reale motivo oggi, il funzionamento dell’organizzazione del sistema giudiziario, è rimasto ancora uguale a quello emerso dalla messaggistica intercettata nell’apparecchio telefonico dell’ex Pubblico Ministero e Componente del C.S.M. - Luca Palamara ed anche da quest’ultimo confessato (non importa se totalmente o parzialmente) nel libro scritto con Alessandro Sallusti?
- Per quale utile o vantaggioso motivo i Cittadini, al fine di ottenere un più efficiente servizio pubblico della Giustizia, dovrebbero lasciare invariato l’attuale funzionamento dell’organizzazione del sistema giudiziario?
- Quale è l’utilità o il vantaggio che il funzionamento della Giustizia e quindi i Cittadini, oggi traggono dall’influenza che una parte del processo, ossia il Pubblico Ministero (che si ricorda: ha il ruolo di dimostrare al Giudice la veridicità di quanto esposto in una denuncia presentata nei confronti di un qualsiasi Cittadino) potrebbe riuscire potenzialmente ad esercitare all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura, sulle progressioni delle carriere dei Giudici, sulle assegnazione degli incarichi direttivi ai Giudici nei vari uffici giudiziari e sui procedimenti disciplinari da avviare nei confronti dei Giudici che sbagliano per grave negligenza o imperizia?
- Per quale motivo è meglio lasciare il nostro sistema organizzativo della Giustizia al pari di quello della Turchia ed in tal modo perdere questa storica occasione del referendum che far diventare anche il sistema organizzativo della Giustizia italiano simile a quello della Germania, della Francia, della Spagna, del Portogallo, dell’Olanda, dell’Austria, del Belgio, della Svezia, della Danimarca, della Finlandia, della Norvegia, dell’Irlanda, dell’Inghilterra, del Giappone, dell’Australia e della Nuova Zelanda?
Fino a quando non riceveremo convincenti risposte, noi Avvocati iscritti alla Camera Penale di Rossano, vi consigliamo di VOTARE al referendum con un SI a questo fondamentale ed indispensabile avvio di un serio percorso di Riforma della Giustizia.
Gli Avvocati iscritti all’associazione di categoria “Camera Penale di Rossano”.
Il Presidente in carica
Avv. Giovanni Zagarese