Sanità, ecco il "Pacchetto Longobucco". La ricetta di De Salazar: «Abbiamo fatto tutto in 10 giorni»
Ambulanza H24 ripristinata, ambulatorio riaperto e attrezzato con personale infermieristico, avvio della telemedicina e della telecardiologia, medici per la continuità assistenziale già attivati, rinnovo della richiesta per il medico di base, formazione dei cittadini con defibrillatori e modello di sanità partecipata: l’Asp di Cosenza mette in campo un pacchetto di interventi immediati per Longobucco e l’area interna
LONGOBUCCO – Non un incontro rituale, non una passerella. Quella andata in scena stamattina nella Sala consiliare di Longobucco - e poi nell'ambulatorio pubblico - è stata un’assemblea vera, partecipata, a tratti tesa ma concreta, in cui per la prima volta dopo anni la sanità è uscita dal lessico delle promesse per entrare nel perimetro dei fatti.
Al tavolo, insieme all’Amministrazione comunale e al Comitato dei cittadini, il nuovo commissario dell’ASP di Cosenza, Vitaliano De Salazar, affiancato dal responsabile della telemedicina Giovanni Bisignani, dal referente per l’edilizia clinica Antonio Capristo e dal neo direttore sanitario dell’Asp Maria Pompea Bernardi.
Per il Comitato dei cittadini sono intervenuti Tonino Baratta e Francesco Madeo, mentre a fare gli onori di casa è stato il sindaco di Longobucco Giovanni Pirillo. Presenti anche i sindaci dei comuni dell’area interna: Agostino Chiarello per Campana e Alfonso Benevento per Bocchigliero.

Dieci giorni che segnano una discontinuità
Il dato politico e amministrativo è difficile da aggirare: in poco più di dieci giorni il nuovo commissario dell’Asp ha messo in campo interventi che a Longobucco non si vedevano da oltre due anni e mezzo. E lo ha fatto senza scorciatoie comunicative, chiamando la comunità a un ruolo attivo.
De Salazar ha aperto il confronto sgombrando il campo da equivoci che qui hanno alimentato sfiducia: «L’ambulanza non è un mezzo comunale – ha chiarito – è un presidio sanitario con personale formato. Se partiamo dal presupposto che non serve, non è questa la strada per risolvere il problema».
Poi l’elenco dei fatti: «Dieci giorni fa non c’era l’ambulatorio attrezzato, non c’era l’ambulanza, non c’erano infermieri. Oggi ci sono».
Ambulatorio riaperto e operativo
Parole che hanno trovato una verifica immediata. Al termine dell’incontro, infatti, è stato riaperto ufficialmente l’ambulatorio, completamente rinnovato e attrezzato, dotato di farmaci, presidi salvavita e personale infermieristico. Quattro infermieri formati presidiano ora la struttura e possono intervenire anche a domicilio per la popolazione anziana, inclusa la gestione delle emergenze cardiache.
All’interno dell’ambulatorio è già predisposta anche la postazione per la telemedicina. «La piattaforma partirà entro un mese – ha spiegato De Salazar – ma è tutto pronto».
Medici e limiti normativi
Sul nodo del medico di famiglia, il commissario ha scelto la linea della franchezza: «Abbiamo rinnovato la richiesta come zona carente, ma i medici devono aderire. Io posso impegnarmi a convincerli, ma servono mediazioni». E ancora: «Se prometto ciò che la legge non consente, mi sospendono. I limiti esistono, ma tutto ciò che è praticabile io lo faccio».
Telecardiologia: meno viaggi, più assistenza
È stato il professor Bisignani a tradurre il progetto in termini concreti: «Partiamo subito con la telecardiologia. L’elettrocardiogramma potrà essere eseguito qui e refertato in tempo reale dalla cardiologia dell’Asp».
Un beneficio che va oltre l’aspetto clinico: «Per rinnovare un piano terapeutico oggi un anziano deve spostarsi tra Rossano, Cosenza o Castrovillari. Con la televisita evitiamo viaggi inutili e faticosi. È un passo avanti medico, ma anche sociale».
Sanità partecipata e comunità
Il passaggio più innovativo resta quello della sanità partecipata: defibrillatori sul territorio, formazione di cittadini volontari, utilizzo di una app per gli interventi di emergenza. «Qui non siete una grande città di passaggio – ha sottolineato De Salazar – vi conoscete, amate il territorio. Possiamo sperimentare un modello».
Poi la chiosa politica (non politica): «Io non cerco consenso. Voglio risolvere un problema con voi. Se credete nel progetto - ha concluso il Commissario - datemi trenta nomi e partiamo».
Un incontro che non chiude le criticità storiche della sanità nelle aree interne, ma che segna una discontinuità netta nel metodo e nei tempi. E per una comunità come Longobucco, abituata a misurare le parole con i fatti, questo non è un dettaglio. È un segnale.