Sibari, case e strade allagate per l’alluvione: volontari in prima linea nell’emergenza Crati
L’alluvione del Crati ha colpito Sibari con strade e abitazioni allagate. Il racconto di Luca Franzese sul ruolo del volontariato nelle operazioni di soccorso e nella fase successiva di ripristino. Dalla gestione dell’emergenza alla distribuzione di beni di prima necessità, fino al tema del riconoscimento istituzionale delle associazioni impegnate sul territorio
CASSANO JONIO - Da oltre una settimana Sibari fa i conti con le conseguenze dell’alluvione del Crati. Strade invase dall’acqua, abitazioni allagate, cantine e scantinati sommersi dal fango. In questo scenario difficile, accanto alle Istituzioni e alle Autorità impegnate nelle operazioni di soccorso, si è messa in moto la grande macchina della solidarietà.
A raccontarlo è Luca Franzese, volontario dal 1997 e oggi dirigente nazionale del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, che offre una riflessione sul ruolo e sul valore del volontariato nelle emergenze.
«Da oltre una settimana il volontariato, in tutte le sue sfaccettature, con tutte le sue diverse divise e colori, è impegnato a Sibari per aiutare la popolazione colpita dall’alluvione del Crati», sottolinea Franzese. Un impegno che ha visto in prima linea volontari di protezione civile, intervenuti sin dalle prime ore per concorrere alle fasi più delicate del soccorso, salvando vite in pericolo e garantendo assistenza immediata.
Ma l’emergenza non si esaurisce con i primi interventi. Terminata la fase più critica, resta il lavoro silenzioso e faticoso della ricostruzione quotidiana: spalare il fango, svuotare case e garage dall’acqua, distribuire beni di prima necessità, offrire conforto. «Insomma – evidenzia – per cercare di ridare una mano e un sorriso a chi è in difficoltà».
Quello dei volontari è un contributo che non si misura solo in ore di servizio, ma in disponibilità totale: tempo, energie, competenze messe a disposizione senza alcun ritorno personale. «Volontari che mettono a disposizione se stessi e il proprio tempo con l’unico fine della solidarietà», rimarca Franzese.
Eppure, osserva con amarezza, di questo mondo si parla troppo poco. «In un’Italia troppo spesso impegnata a destinare risorse e attenzioni ad altro, raramente si dà vero valore al mondo delle associazioni di volontariato, bistrattate in tempo di pace, ma sempre chiamate a intervenire in tempo di necessità ed emergenza».
Una considerazione che tocca un tema più ampio: il riconoscimento sociale e istituzionale del volontariato, spesso considerato una presenza “naturale”, quasi scontata, ma fondamentale nei momenti più difficili.
Nonostante tutto, i volontari continuano a esserci. «Con le proprie organizzazioni, con i propri mezzi, con le proprie specificità e professionalità sono sempre lì, pronti a intervenire. Alla fine basta poco, una semplice telefonata, per sporcarsi di nuovo le mani di fango e andare ovunque la gente abbia bisogno».
Un impegno che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito una “palestra di democrazia concreta”, capace di dare corpo alla speranza e di agire come un “antidoto prodigioso” contro le tossine della società.
Parole che, alla luce di quanto accaduto a Sibari, assumono un significato ancora più forte. Nel fango lasciato dall’alluvione del Crati non c’è solo distruzione, ma anche la testimonianza di una rete di solidarietà che si attiva senza clamore, fatta di uomini e donne pronti a intervenire quando tutto sembra cedere.
E mentre si continua a lavorare per restituire normalità al territorio, resta una certezza: il volontariato, spesso silenzioso e poco raccontato, è una delle colonne portanti della comunità.