Dopo la piena il punto dello Stato: «Ora ristori e nuovi argini»
Sopralluogo nella Piana di Sibari con il capo della Protezione civile Ciciliano e il presidente Occhiuto. Avviato l’iter per l’emergenza nazionale e piano di ricostruzione: «Restituire fiducia ai cittadini»
CASSANO JONIO – Una settimana dopo l’esondazione del Crati, lo Stato torna dove l’acqua ha colpito più duro.
Questa mattina il capo del Dipartimento nazionale della Protezione civile Prefetto Fabio Ciciliano, insieme al presidente della Regione Roberto Occhiuto, agli assessori regionali Gianluca Gallo e Pasqualina Straface, al prefetto di Cosenza Maria Padovano e ai sindaci Flavio Stasi e Gianpaolo Iacobini ha effettuato un sopralluogo nella Piana di Sibari per fare il punto sui danni causati dalla piena.
Il primo messaggio è sulla gestione dell’emergenza. «La situazione è particolarmente complicata – ha spiegato Ciciliano – ma al contempo è stata molto ben gestita dai sistemi di protezione civile. Non abbiamo registrato feriti né vittime: è il segno che il sistema di previsione e prevenzione ha funzionato». Un riconoscimento esplicito anche ai sindaci: «Sono le autorità locali di protezione civile e hanno agito con sensibilità per il bene delle comunità».
La fase ora entra nel passaggio successivo: la conta ufficiale dei danni e l’eventuale dichiarazione dello stato di emergenza. «L’evento è ancora in corso – ha aggiunto – e le valutazioni precise si faranno a fine fenomeno. Domenica i tecnici resteranno sul territorio tutto il tempo necessario: poi partirà l’istruttoria che precede la dichiarazione dello stato d’emergenza del Consiglio dei ministri».
Occhiuto: ristori e fiducia
Il presidente della Regione punta soprattutto sul rapporto con i cittadini colpiti: «Voglio costruire un legame di fiducia. So bene che queste comunità hanno già subito eventi simili e ritardi nei ristori. La cosa che mi interessa di più è ristorare i danni nel più breve tempo possibile». Occhiuto ha ringraziato volontari, Protezione civile e Calabria Verde per il lavoro immediato: «Dare una dimostrazione di efficienza nell’immediato significa dare fiducia nella possibilità di avere ristori in futuro».
Resta però il nodo delle situazioni irregolari: «Ci sono immobili che non hanno tutti i permessi, ma ci sono comunque cittadini che hanno subito danni. Stiamo studiando come dare risposte a tutti».
Il futuro: rifare gli argini e cambiare le regole
La piena riapre il tema strutturale del Crati. «Servirà un piano complessivo di rifacimento degli argini – ha detto Occhiuto – ma servono anche deroghe. Gli interventi di mitigazione del rischio hanno tempi biblici per via delle autorizzazioni». Il presidente indica anche un problema tecnico: i sedimenti del fiume. «Gli argini sono esausti anche perché non si possono rimuovere facilmente. Se potessimo usarli per il ripascimento delle coste risolveremmo due problemi».
Infine i numeri sugli investimenti: «In quattro anni abbiamo speso 140 milioni contro i 70 dei dieci anni precedenti. Ma sono comunque pochi: serve velocità e semplificazione».
Tra emergenza e ricostruzione, il territorio attende ora atti concreti. Perché la piena è passata, ma la prova vera inizia adesso.