Cresce la popolazione straniera: a Corigliano-Rossano pesa il 12% e si discute la Consulta
Nella nostra città i residenti stranieri sarebbero 9.525, pari al 12% della popolazione. Il dato aggiornato spinge le comunità a chiedere l’istituzione della Consulta, oggi al centro di un confronto in Comune
CORIGLIANO-ROSSANO – Secondo l’ultimo report dell’Istituto Nazionale di Statistica aggiornato al 1° gennaio 2025, nei 58 Comuni della Sibaritide-Pollino i cittadini stranieri residenti sono circa 28.300, con un incremento di quasi l’3% rispetto all’anno precedente, mentre la popolazione complessiva continua a diminuire. L’incidenza passa così dal 9% al 9,4% (ne abbiamo parlato qui).
A Corigliano-Rossano i residenti stranieri risultano 6.857, pari al 9,2% della popolazione cittadina. Un dato già significativo, che fotografa una presenza stabile e strutturale nel tessuto economico e sociale del territorio.
Ma il dato ufficiale, in realtà, sarebbe sottostimato. A darci il dato aggiornato, attraverso un monitoraggio diretto, è proprio la comunità straniera residente che ha effettuato un censimento servendosi dei dati dell'angrafe e dal quale risulta che i cittadini regolarmente presenti a Corigliano-Rossano sarebbero 9.525. Una differenza sostanziale che porterebbe l’incidenza dal 9,2% al 12% della popolazione.

Secondo questi numeri, oltre un residente su dieci sarebbe straniero. Un salto numerico che non è solo statistico ma politico e sociale perché cambia la prospettiva della rappresentanza e rende ancora più attuale la richiesta di uno strumento stabile di confronto con l’amministrazione comunale.
La richiesta di una Consulta
È da queste premesse che nasce la proposta di istituire la Consulta comunale dei cittadini comunitari e degli Stati terzi (che era già stata avanzata dal Movimento Zona 17, leggi qui). La bozza di regolamento è stata discussa questo pomeriggio alla presenza di una delegazione, ricevuta in Comune per valutare eventuali modifiche e procedere all’iter formale.
Nel corso della riunione non sono emerse criticità di merito; sono state tuttavia rilevate alcune anomalie nella bozza di Regolamento, riconducibili esclusivamente a improprietà terminologiche, che saranno oggetto di puntualizzazione e correzione. Le parti si sono quindi aggiornate al prossimo 4 marzo, data in cui è previsto un nuovo confronto per procedere con la definizione del testo definitivo.
Cosa prevede la bozza di regolamento
L’articolo 1 della bozza stabilisce i principi generali: promuovere la partecipazione dei cittadini italiani, dell’Unione Europea e degli immigrati regolarmente soggiornanti alle decisioni pubbliche, favorendo convivenza, conoscenza reciproca e cittadinanza attiva.
La Consulta, se così approvata, avrà funzioni consultive, propositive e di collaborazione con l’amministrazione sulle politiche dell’immigrazione. Potrà esprimere pareri (non vincolanti) su richiesta degli organi comunali, partecipare alla definizione di interventi e proposte, promuovere dibattiti, incontri e iniziative culturali, raccogliere informazioni utili e sostenere percorsi di integrazione sociale e lavorativa.
La composizione prevista è così articolata: due rappresentanti per ogni gruppo di almeno cinque immigrati della stessa nazionalità residenti nel Comune; un rappresentante per ogni ente o associazione che operi nel settore dell’immigrazione e chieda di partecipare e un rappresentante designato dalle organizzazioni sindacali attive nel settore.
Gli organi interni comprendono Presidente, Vicepresidente e Assemblea. L’elezione avverrebbe in un’assemblea convocata dal Comune sulla base dei dati anagrafici, con voto segreto per nazionalità. Il mandato avrebbe durata triennale.
La Consulta si riunirebbe almeno ogni sei mesi, potrebbe essere convocata anche su richiesta della metà dei componenti o del Sindaco, e delibererebbe a maggioranza dei presenti. È prevista inoltre un’assemblea generale annuale degli immigrati. Il Sindaco è individuato come referente diretto; Giunta e Commissioni possono richiedere pareri; sono disciplinati anche i casi di decadenza o scioglimento per gravi irregolarità. La partecipazione è gratuita.
Se i dati ufficiali giustificano l’istituzione di un organismo di rappresentanza, quelli aggiornati dalle comunità ne rafforzano il senso. Perché con una presenza che sfiora il 12%, la questione non è più marginale poiché i cittadini sono parte strutturale e viva della vita della città.