Stranieri in aumento, residenti in calo: ecco come la Calabria nordest sta cambiando volto
Nei 58 Comuni della Sibaritide-Pollino oltre 28 mila stranieri residenti nel 2025. Crescono mentre la popolazione totale cala. Corigliano-Rossano baricentro, ma l’incidenza esplode anche nei centri medi e piccoli
CORIGLIANO-ROSSANO – Se si volesse dar credito alle teorie del complotto è chiaro che, leggendo l’ultimo report ISTAT sulla popolazione straniera residente (aggiornato all’1 gennaio 2025), la Calabria del nordest sarebbe nel pieno di quello che a metà del secolo scorso, nel secondo dopoguerra, venne definito Piano Kalergi: un piano segreto per “sostituire” le popolazioni europee con immigrati, distruggendo identità, culture e nazioni. Ma al netto delle teorie complottiste, che trovano fondamento solo nella paura, c’è un dato chiaro, netto, anche emblematico e che, come avvenne già ai tempi dei coloni Greci, riscrive la storia: al 1° gennaio 2025, nei 58 Comuni dell’area Sibaritide-Pollino, i cittadini stranieri regolarmente residenti sono circa 28.300. Un numero che cresce di circa 800 unità rispetto al 2024, pari a un aumento vicino al 3%, mentre nello stesso periodo la popolazione complessiva dell’area continua a ridursi, scendendo a circa 302.000 residenti. Il risultato è un dato chiaro: l’incidenza degli stranieri residenti sale dal 9% al 9,4% in un solo anno.
Tradotto in parole semplici: l’area perde abitanti italiani, ma guadagna residenti stranieri. E non si tratta di presenze temporanee o flussi occasionali, bensì di persone iscritte all’anagrafe, con una casa, un lavoro, figli a scuola, diritti e doveri come tutti gli altri.
Dentro questo quadro generale, il ruolo di Corigliano-Rossano resta centrale. Con 6.857 stranieri residenti nel 2025, la città concentra quasi un quarto dell’intera popolazione straniera dell’area. L’incidenza, pari al 9,2%, è perfettamente allineata alla media territoriale e conferma il ruolo di polo economico, agricolo e logistico della Piana di Sibari. Tant’è che la presenza straniera – lo abbiamo visto anche durante l’ultima manifestazione popolare di domenica scorsa a Schiavonea - non è un’eccezione ma parte integrante del sistema produttivo e dei servizi. Almeno sulla carta!
Ma il dato diventa ancora più interessante quando ci si sposta dai grandi numeri ai centri medi, quelli che spesso sfuggono al dibattito pubblico ma che raccontano meglio la trasformazione in atto. A Castrovillari, ad esempio, gli stranieri residenti sono 1.856, pari a circa l’8,9% della popolazione. Un dato coerente con la funzione di città-servizio del Pollino, dove sanità, istruzione e commercio attirano residenze stabili.
A Cassano allo Ionio i residenti stranieri sono 1.433, con un’incidenza che sale al 9,7%. Ancora più marcato il dato di Crosia, dove 1.241 cittadini stranieri residenti portano l’incidenza all’11%: una soglia che racconta di un’integrazione che dovrebbe essere ormai consolidata nel tessuto urbano e produttivo.
Sulla fascia ionica a nord di Sibari, invece, ci sono i numeri più emblematici: Trebisacce supera quota 1.100 stranieri residenti, con un’incidenza che sfiora il 13%. Qui il dato demografico si intreccia con commercio, servizi, agricoltura e turismo, disegnando una città che, pur tra difficoltà, resta attrattiva. Mentre le vere sorprese arrivano guardando ai piccoli Comuni. A Villapiana gli stranieri residenti sono 892, pari a oltre il 15% della popolazione totale. A Rocca Imperiale, 415 cittadini stranieri portano l’incidenza oltre il 15%, mentre a Tarsia e San Lorenzo del Vallo la soglia del 16% viene ampiamente superata.
All’estremo opposto, il Comune con meno stranieri residenti è San Lorenzo Bellizzi, con circa 20 unità: un numero che riflette l’isolamento geografico e la debolezza del mercato del lavoro locale più di qualsiasi analisi teorica.
Ed è proprio qui che occorre chiarire un punto fondamentale, spesso confuso nel dibattito pubblico. Essere “stranieri residenti” non significa semplicemente essere presenti sul territorio. Significa essere censiti dall’ISTAT, iscritti all’anagrafe comunale, vivere stabilmente in quel Comune. E questo significa che l’altra “massa informe” di stranieri – quelli che vediamo con maggiore frequenza bivaccare per strada, stare davanti ai supermercati a chiedere l’elemosina, o alle prime luci dell’alba in prossimità di piazze e incroci in attesa del caporale che gli offra la giornata sottopagata nei campi, o – ancora – quelli che molto spesso sono al centro del tessuto microcriminale urbano; ecco, questi, sono esclusi e sfuggono ai dati statistici. Quindi non sappiamo quanti sono nemmeno quanto incidano sull’economia reale.
In definitiva, i dati raccontano una verità scomoda ma evidente: senza la popolazione straniera residente, il declino demografico dell’area sarebbe molto più rapido e profondo. Ma è altrettanto vero che il sistema di accoglienza è integrazione non può essere iperaccessibile. In quanto questo influisce sulla qualità stessa della vita del territorio. E poi c’è la questione dirimente su tutti: le istituzioni locali sono pronte a governare un fenomeno che è già strutturale, trasformandolo in sviluppo, integrazione e tenuta economica?