Anatomia Patologica, Bernardi frena la polemica: «Non si toglie nulla agli spoke»
La direttrice sanitaria dell’ASP di Cosenza interviene nel dibattito acceso a Corigliano-Rossano: nessun declassamento degli spoke, ma una riorganizzazione tecnica legata ai numeri e alla sicurezza clinica
CORIGLIANO-ROSSANO - In sanità, come in politica, esiste un confine sottile tra utilità, efficienza e la rivendicazione legittima. Il caso dell’Anatomia Patologica nello spoke di Corigliano-Rossano si colloca esattamente su quella linea di confine. E proprio per questo merita di essere trattato con uno sguardo più lungo e meno emotivo.
Il sindaco Flavio Stasi, ancora una volta, ha fatto il Sindaco. Ha rivendicato, ha alzato la voce, ha posto un tema. È una postura che, piaccia o meno, ha una sua coerenza. E questo suo atteggiamento si inquadra in quella che definiamo da tempo – e senza ironia, anzi – la dottrina Gromyko applicata alla Calabria del nord-est: non arretrare mai per principio, perché questo territorio, quando ha arretrato, ha sempre perso tutto.
Ed è esattamente questa attitudine che stiamo indicando come necessaria per rimettere in piedi la Sibaritide-Pollino: pretendere, non accontentarsi, non accettare soluzioni calate dall’alto come ineluttabili. Su questo piano, la posizione del Sindaco non solo è comprensibile, ma è politicamente legittima.
Detto questo, però, la sanità non è solo un terreno di rivendicazione identitaria. È, prima di tutto, un sistema che vive di numeri, competenze, volumi di attività e sicurezza clinica. Ed è qui che il quadro si fa più complesso e, forse, meno adatto a essere semplificato.
Cosa c’è dietro la scelta: la voce della direzione sanitaria
Come sempre, per cercare di ristabilire equilibrio e una visione prudente (soprattutto se si parla di sanità), siamo andati alla fonte. Abbiamo sentito Maria Pompea Bernardi, direttrice sanitaria dell’ASP di Cosenza e responsabile della riorganizzazione della rete laboratoristica provinciale. Le sue parole, al netto dei toni che inevitabilmente alimentano la polemica, restituiscono una chiave di lettura tecnica che non può essere ignorata.
Il punto centrale è uno solo, ed è noto da anni nella comunità scientifica: in medicina, e in particolare nella diagnostica oncologica avanzata, la qualità è legata alla casistica. Più casi si trattano, più si affina l’esperienza. Più esperienza si accumula, più le decisioni diventano affidabili. Soprattutto quando si parla di farmacodiagnostica, biomarcatori, scelte terapeutiche che comportano l’utilizzo di farmaci estremamente costosi e delicati.
La Bernardi ci fornisce un dato che, in realtà, smonta l’idea dello “scippo” o della distruzione sanitaria premeditata: «da tempo – dice - molti casi provenienti dagli ospedali spoke di Corigliano-Rossano e Castrovillari vengono già rivisti nell’ospedale hub di Cosenza proprio per garantire ai pazienti diagnosi più accurate. Non per sfiducia nei professionisti locali, ma per la semplice constatazione che con numeri troppo bassi diventa impensabile sostenere tutta la complessità della diagnostica moderna».
È una logica che non nasce oggi e non nasce in Calabria. Esiste una normativa nazionale del 2006 che prevede la riorganizzazione dei laboratori di analisi cliniche e di Anatomia Patologica. Molte regioni l’hanno applicata da anni; la Calabria, come spesso accade, la sta inseguendo ora.
Non uno scippo, ma una fase di transizione
C’è un altro elemento che merita di essere chiarito, perché spesso viene perso nel rumore della polemica: non c’è, almeno allo stato attuale, una sottrazione di risorse «né un declassamento professionale, né una penalizzazione economica per chi opera nei presidi spoke». Anzi – è sempre Bernardi che lo conferma - in altre regioni, «riorganizzazioni analoghe hanno comportato declassamenti ben più pesanti, cosa che qui non è avvenuta e non avverrà».
Per questo, nel qui e ora, la scelta del commissario De Salazar appare come una soluzione di transizione, probabilmente la più prudente possibile. Non una cancellazione del territorio, ma un tentativo di tenere insieme qualità delle cure e sostenibilità organizzativa.
Il vero nodo arriverà dopo: il nuovo Ospedale della Sibaritide
Il punto politico vero, però, non è oggi. Sarà domani. Quando aprirà il nuovo Ospedale della Sibaritide, la discussione cambierà radicalmente. A quel punto non si tratterà più di difendere un singolo servizio, ma di riempire di contenuti un grande presidio e di ridisegnare l’intera geografia sanitaria del Nord-Est calabrese.
Ed è lì che la rivendicazione del Sindaco potrà – e dovrà – tornare con forza. Perché con un nuovo ospedale pienamente operativo diventerà inevitabile rimettere mano anche alle strategie politiche di governo della sanità, a partire da un tema che molti sussurrano ma che nessuno ha trovato il coraggio di ri-affrontare: l’enorme ASP di Cosenza, oggi troppo vasta, troppo centralizzata, troppo distante dalle specificità territoriali dovrebbe essere ridimensionata, scompattata, scissa.
La Sibaritide-Pollino ha tutte le carte in regola per rivendicare una propria autonomia sanitaria. E questa deve essere una battaglia di sistema.