Tarsia, spunta un video: paratoie abbassate prima della piena
Un filmato, girato nel primo pomeriggio del 13 febbraio, ore prima dell’esondazione nella Piana di Sibari, mostra la traversa di Tarsia con le paratoie abbassate e l’invaso che trattiene acqua. Manovra legittima? Servono dati ufficiali
CORIGLIANO-ROSSANO - Nelle ultime ore sulle piattaforme social è rimbalzato un video girato nel primo pomeriggio di venerdì 13 febbraio, dunque prima della grande piena che nella tarda serata — e poi per tutta la mattinata di sabato 14 — ha rotto gli argini del Crati e invaso la Piana di Sibari. Nel filmato si vedono chiaramente le paratoie della traversa di Tarsia abbassate: non sigillate “a tappo”, ma in assetto tale da trattenere e modulare (laminare, direbbe chi guarda con occhio idraulico) una massa d’acqua enorme all’interno dell’invaso.
È un passaggio che pesa, perché arriva dopo settimane di domande e dopo una catena di ricostruzioni che convergono tutte su un punto: la traversa di Tarsia è un’opera a uso irriguo, non un dispositivo nato per la laminazione delle piene.
Eppure.
Quel video, se autentico e correttamente collocato nel tempo, racconta una realtà operativa: la regolazione c’è stata, eccome se c’è stata. E non lo diciamo solo noi. Lo ha scritto nero su bianco anche il Consorzio di Bonifica: le paratoie «non sono state chiuse completamente», ma sono state «movimentate» con funzione di «regolazione e attenuazione dei volumi in ingresso» e “nei limiti della quota massima autorizzata”.
Fin qui, un fatto: la manovra. Il problema è ciò che sta sotto: la regola.
Perché il Piano di Emergenza della traversa — quello da cui è partita la nostra inchiesta giornalistica (LEGGI QUI) — prevede che nel periodo autunno-primavera le paratoie debbano restare aperte, cioè che l’opera debba far transitare le portate, non trattenerle. E qui si innesta il cortocircuito: se la norma tecnica dice “transito” e l’immagine mostra una vera e propria “trattenuta”, siamo davanti a una discrepanza che pretende una spiegazione pubblica, dettagliata, documentata.
Non per fare un processo mediatico. Ma perché quando l’acqua passa, passa. Ma se la si trattiene, prima, e rilascia, dopo, le conseguenze potrebbero essere drammatiche. E qui il condizionale è più che mai d’obbligo. Anche perché nessuno si sarebbe mai sognato di chiudere, laminare, “frenare” l’acqua del Crati a monte senza essere spinto da buoni principi o comunque con l’unico obiettivo di salvare la Piana dall’esondazione.
Le parole del geologo e la nuova tessera del puzzle
Durante l’Eco in Diretta, in una delle puntate speciali dedicate all’emergenza Crati (RIVEDILA QUI), il geologo Tonino Caracciolo, già estensore del PAI, aveva detto una cosa durissima, legandola proprio alla gestione delle paratoie: «aver chiuso e poi riaperto aggiungendo alla piena altri otto milioni… aggrava la situazione a valle», parlando di «errore colossale» nella previsione dell’onda di piena (fatto “in buona fede”, ma pur sempre errore).
Aveva aggiunto anche due elementi che, riascoltati oggi alla luce del video, diventano ancora più sensibili: «Quella è una diga per uso irriguo che non può essere messa sotto sforzo» (richiamando criticità pregresse); «La diga di fatto non è mai stata invasata per la capacità teorica… e il Servizio Dighe nazionale non ha mai autorizzato a contenere tutti i volumi previsti in progetto».
Adesso il video non “dimostra” che Caracciolo abbia ragione su tutto. Ma aggiunge materia prima alla domanda centrale: come e quando è stata gestita la traversa nelle ore che hanno preceduto l’esondazione?
Qui bisogna essere onesti: nessun video, da solo, può dire se quella manovra abbia “generato” la piena che ha sfondato gli argini. Un’onda di piena nasce dal bacino, dalle piogge, dai terreni saturi, dagli affluenti, il Coscile su tutti (dove grava un’altra diga, quella dell’Esaro), che si sommano nel punto peggiore, nel momento peggiore.
Ma il video pone una questione tecnica che non si può più liquidare con frasi generiche: la tempistica.
Perché tra “attenuare” e “aggravare” spesso non c’è una differenza di intenzione. C’è una differenza di ore. Un ritardo, una sincronizzazione sfavorevole, un rilascio nel momento in cui arrivano altri colmi da monte, e quello che doveva essere un cuscinetto diventa un moltiplicatore.
Ed è esattamente questo che va chiarito, con atti e numeri.