Violenza nel carcere di Rossano, agenti aggrediti durante un’operazione anti-cellulari
Feriti un ispettore e due funzionari della Polizia Penitenziaria. L’AL.Si.P.Pe: «Lo Stato non può lasciare soli gli uomini in divisa»
CORIGLIANO-ROSSANO- Momenti di forte tensione nella Casa di Reclusione di Rossano, dove una delicata operazione di intelligence della Polizia Penitenziaria si è trasformata in una violenta aggressione ai danni del personale in servizio.
A denunciare l’episodio è stata la AL.Si.Pe che, attraverso una nota ufficiale ha espresso “la più ferma e sdegnata condanna” per quanto accaduto all’interno dell’istituto penitenziario rossanese.
Secondo quanto riferito dal segretario locale Simone Colapietro, il rinvenimento di uno smartphone di ultima generazione sarebbe stato il risultato di una lunga attività investigativa condotta dagli agenti della Polizia Penitenziaria per contrastare l’introduzione illegale di dispositivi di comunicazione all’interno del carcere.
«Quella che doveva essere la brillante conclusione di una delicata operazione di intelligence si è trasformata nell’ennesimo bollettino di guerra per le donne e gli uomini in divisa», ha dichiarato il sindacalista.
Il detenuto, sorpreso mentre utilizzava il dispositivo, avrebbe reagito violentemente contro il personale impegnato nelle operazioni di Polizia Giudiziaria, provocando lesioni a un ispettore e a due funzionari.
Ai colleghi feriti il sindacato ha rivolto solidarietà e auguri di pronta guarigione, sottolineando ancora una volta le difficili condizioni operative in cui il personale penitenziario è costretto a lavorare quotidianamente.
Sulla vicenda è intervenuto anche il segretario regionale AL.Si.P.Pe, il dottor Roger Durante, che ha evidenziato la pericolosità della presenza di smartphone negli istituti penitenziari.
«Il possesso di un cellulare in carcere non è un semplice mezzo per comunicare con i familiari, ma uno strumento che può essere utilizzato per mantenere contatti criminali con l’esterno, impartire ordini, organizzare traffici illeciti e persino celebrare attività malavitose sui social», ha affermato Durante, richiamando anche l’articolo 391-ter del Codice Penale.
Il sindacato ha inoltre denunciato la cronica carenza di organico e la scarsità di risorse economiche che, nonostante tutto, non impediscono agli agenti di garantire sicurezza e legalità all’interno dei reparti detentivi.
«Non è accettabile che l’espletamento dei compiti istituzionali previsti dalla Legge 395 del 1990 si traduca sistematicamente in aggressioni fisiche e traumi professionali», si legge nella nota.
AL.Si.P.Pe ha quindi chiesto all’Amministrazione Penitenziaria e al Ministero della Giustizia un intervento concreto, invocando l’applicazione rigorosa delle sanzioni disciplinari e penali nei confronti del detenuto responsabile dell’aggressione.
Infine, il sindacato ha richiesto l’avvio dell’iter per il riconoscimento delle ricompense previste dal D.P.R. 82/1999 per il personale coinvolto nell’operazione.
«È doveroso che lo Stato premi i suoi servitori più fedeli, specialmente quando mettono a rischio la propria incolumità per difendere legalità e sicurezza. La Polizia Penitenziaria c’è, ma non può essere lasciata sola», ha concluso il dottor Durante.