Corigliano-Rossano, morte di Eugenio Plastina al “Giannettasio”: due medici rinviati a giudizio per omicidio colposo
Il gup del Tribunale di Castrovillari ha rinviato a giudizio un odontoiatra e un medico di Pronto soccorso dell’ospedale “Nicola Giannettasio” di Corigliano-Rossano per la morte di Eugenio Plastina, avvenuta il 15 marzo 2023. Contestato l’omicidio colposo in cooperazione per presunte omissioni nella gestione di un’infezione dentale. Fissata l’udienza del 13 maggio, familiari parte civile
CORIGLIANO-ROSSANO - A Corigliano-Rossano il gup ha disposto il rinvio a giudizio per due medici dell’ospedale “Nicola Giannettasio” per la morte del 29enne Eugenio Plastina: prima udienza il 13 maggio davanti al giudice monocratico.
Il 15 marzo 2023, a Corigliano-Rossano, il 29enne Eugenio Plastina è morto nel Pronto soccorso dell’ospedale Ospedale Nicola Giannettasio, poco prima di essere trasferito a Cosenza. Secondo l’accusa, il decesso sarebbe stato causato da presunte omissioni mediche: un ascesso dentale, non trattato in modo adeguato, avrebbe generato un’infezione estesa ai tessuti del collo, provocando il soffocamento.
Per questa vicenda, il giudice dell’udienza preliminare Anna Maria Grimaldi ha disposto il rinvio a giudizio di due medici della città: l’odontoiatra Salvatore Spina, 40 anni, e il medico di Pronto soccorso Giovanni Putortì, 71 anni. Entrambi dovranno rispondere dell’accusa di omicidio colposo in cooperazione. La prima udienza, socondo quanto riportato da Cosenza Channel, è stata fissata per il 13 maggio davanti al giudice monocratico Rosamaria Pugliese. La richiesta di rinvio a giudizio era stata avanzata nel giugno 2024 dal sostituto procuratore Luca Primicerio. I familiari della vittima si sono costituiti parte civile.
L’indagine è scaturita dalla denuncia presentata ai carabinieri dalla famiglia del giovane. È stata quindi disposta l’autopsia, affidata al medico legale Matteo Antonio Sacco dell’Università di Catanzaro. Nella consulenza tecnica, composta da 74 pagine e depositata in Procura, si evidenzia che l’estrazione del dente avrebbe potuto impedire l’aggravarsi delle condizioni cliniche.