Villapiana presenta il conto della sfiducia: tasse al massimo per salvare il bilancio
Caduta la giunta Ventimiglia alla vigilia delle scadenze contabili, il Commissario vara una manovra inevitabile: IMU e tributi ai limiti di legge per coprire anni di squilibri. La crisi politica prosciuga le tasche dei cittadini
VILLAPIANA - Dopo la chiusura anticipata dell'Amministrazione Ventimiglia arriva - ed era inevitabile - la mannaia delle tasse comunali. Non che prima fossero "leggere" ma il conto che presenterà il Commissario Gentile - che non ha colpe - sarà salatissimo. Di lacrime e sangue, come si suol dire.
Insomma, la crisi politica è uscita dal Comune ed è arrivata nelle case, nelle buste dei tributi, nelle scadenze dei prossimi mesi. Il risultato si legge nelle delibere approvate dal Commissario prefettizio: l’IMU portata ai livelli più alti consentiti, praticamente su tutte le categorie immobiliari, dall’1,06% per fabbricati, terreni e aree edificabili allo 0,6% sulle abitazioni di lusso. Non una scelta politica, ma una necessità tecnica. Perché quando un ente usa tutte le leve fiscali disponibili significa che non ha alternative immediate per chiudere il bilancio. Infatti l’altra leva, quella sui redditi, era già esaurita: l’addizionale IRPEF è fissata allo 0,8%, il massimo consentito, con un gettito previsto di circa 396 mila euro.
Il punto vero, allora, non è l’aumento delle tasse in sé. È il momento in cui la politica ha deciso di fermarsi. Perché una crisi amministrativa a metà anno avrebbe prodotto un confronto politico; una crisi a ridosso delle scadenze di bilancio, invece, ha prodotto automaticamente una manovra fiscale, aggravata tra l'altro anche dalla condizione difficilissima in cui versano le partecipate comunali.
Ovviamente il commissario non ha il mandato di mediare ma quello di riequilibrare. Non può promettere, deve solo coprire i buchi. E di buchi, il Comune di Villapiana ne ha in abbondanza. Non da oggi, non da ieri, ma da almeno un decennio.
E così il paradosso prende forma: la sfiducia nasce per chiudere una fase politica e finisce per aprire la fase più impopolare possibile, quella in cui i conti vengono prima di tutto. Il Comune non sta programmando opere né iniziative, sta mettendo in sicurezza il passato, appunto, recuperando squilibri che emergono proprio quando non c’è più una guida politica a decidere come distribuirne il peso.
Da qui anche il rischio più concreto: quello che, in questa condizione, difficilmente può permettersi sconti, rottamazioni o alleggerimenti tributari, perché ogni euro non incassato diventa un problema di equilibrio finanziario. Ribadiamo non è una scelta ideologica da Sceriffo di Notthingam; il Commissario sta solo eseguendo l'obbligo amministrativo.
Alla fine la vicenda di Villapiana racconta una verità che nei piccoli comuni si vede spesso ma raramente in modo così netto: le crisi politiche non finiscono con la caduta di una maggioranza. Cominciano davvero quando arrivano i numeri. E i numeri, a differenza della politica, non concedono rinvii. E pagarli sono solo e soltanto i cittadini