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Co-Ro, serata del Rotary sull’Achiropita: identità religiosa e storia al centro del dibattito

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CORIGLIANO-ROSSANO - Nell’ambito del progetto “Conoscere la città e le sue tradizioni”, il Club Rotary Rossano “Bisantium” in una serata di incontro ha parlato del tema: “L’Achiropita di Rossano,  Mistero e Identità Popolare”, al fine di dare risalto ad una figura sacra molto sentita.

I lavori sono stati aperti dal Presidente del Club avv. Pasquale Di Vico che ha portato i saluti del Rotary e dei Soci ai due relatori, don Antonio Martello e Mons. Luigi Renzo, ringraziandoli per la disponibilità e per avere accettato la richiesta di parlare della protettrice di Rossano.

Il tema è stato introdotto da don Antonio Martello, socio onorario del Club Rossano “Bisantium”, il quale ha riferito che la Madonna Achiropita è, insieme a San Nilo, la protettrice di Rossano e dell'intera arcidiocesi di Rossano-Cariati e rappresenta il principale marcatore identitario della comunità. È venerata nel Duomo ed è un'icona mariana del periodo alto-medievale (VI-VIII secolo) il cui nome significa non fatta (dipinta) da mano d’uomo nel senso che l’artista che eseguì l’affresco su pietra della sacratissima Vergine madre di Dio, nostra Madre e protettrice della Città, lo fece a seguito di un processo di ascesi compiuto attraverso un lungo periodo di digiuno e di preghiera. Condizione che, trasumanandolo, cioè ponendo l’artista fuori dalla condizione umana, lo congiungeva alla Essenza divina, così che questa si rappresentasse come Icona e non più mediante la mano esecutrice dell’uomo.  Questo affresco di pietra rappresenta il fulcro spirituale dell'arcidiocesi, viene celebrato il 15 agosto di ogni anno ed unisce la comunità in una devozione secolare e misteriosa. 

Relatore della serata, Mons Luigi Renzo, Vescovo emerito di Mileto-Nicotera-Tropea, che ha spiegato il significato di “Achiropita”, dal greco acheropita, che indica l’immagine della Madonna ritenuta di origine miracolosa, non dipinta da artisti umani.

L'affresco, situato nella cattedrale, riferisce mons. Renzo, è databile tra il VI e la prima metà dell'VIII secolo e riflette la forte influenza bizantina nel territorio.

Mons. Renzo ha riferito altresì che prima della fine del XXII secolo, la tradizione la conosceva come Odigitria ("colei che indica la via") e nel tempo ha assunto il nome di Achiropita, alimentando la leggenda della sua apparizione divina. 

L'affresco conservato nel Duomo è un punto di riferimento centrale per la storia e la fede locale. Non è un caso che “passeggiando tra i vicoli del centro storico” si avverte l’affetto profondo che il popolo rossanese nutre verso questa immagine che non è solo un’opera d’arte ma una "finestra di luce" (Rossano deriva dal persiano Raushana).

Il culto e la venerazione di Maria, proclamata Theotòkos o “Mèter Theù”, rispettivamente la Generatrice di Dio o la Madre di Dio, è iniziato con il 3° Concilio Ecumenico tenutosi a Efeso nel 431 da Papa Celestino I e l’imperatore Teodosio il Giovane. Allora, riferisce mons. Renzo, fu dichiarata eresia la dottrina di Nestorio di Antiochia, che negava la maternità divina della Madonna, riconosciuta madre dell’uomo, ma non di Dio. Viceversa, si affermò la dottrina ortodossa di Cirillo, Vescovo di Alessandria, che riconosceva a Maria il titolo di “Dei Genitrix” o “Thetòcos”, ossia la Madre di Dio.

Quella dei Rossanesi è una religiosità fortemente connotata al femminile, materna, rassicurante, tenera, protettiva.   Maria, la Mediatrice tra l’uomo e Dio, “Vergine Madre, figlia del tuo figlio” (Dante, Paradiso, C. XXXIII, w. 1), Mistero che si intreccia con il Mistero del Cristo-Dio che si fa Cristo-uomo per redimere gli uomini con la testimonianza e la condivisione.

La popolazione attribuisce alla Vergine di Rossano il merito di essersi salvata dall’invasione dei saraceni ai quali sarebbe apparsa vestita di porpora con in mano una fiaccola e li fece rimanere attoniti, si sarebbero spaventati e si ritirarono. Nel XVII secolo salvò Rossano dalla peste che imperversava nei dintorni; salvò anche la popolazione dal terremoto del 1783 che fece solo dei danni molto lievi. Quando nel secolo XIX i francesi invasero la Calabria non potendo impadronirsi del tesoro della cattedrale, perché era stato nascosto, vollero appropriarsi dell’antica statua d’argento dell’Achiropita, simulacro dell’immagine originale. I cittadini si ribellarono ma per evitarlo dovettero consegnare ai francesi tanto argento quanto sarebbe risultato il peso della statua. Ma quando si andò a pesare la statua questa, miracolosamente, divenne leggera come una piuma, così i rossanesi con poco sacrificio conservarono quel tesoro.

La Vergine Achiropita, conclude mons Renzo, è più di una statua; è il cuore pulsante della fede locale, un punto di riferimento spirituale che ha accompagnato generazioni di rossanesi nei momenti di gioia e di dolore. La sua immagine argentea è un tesoro che racchiude in sé storie di preghiere, voti e innumerevoli manifestazioni di devozione.

Con il trascorrere degli anni la statua della Madonna è andata deteriorandosi e negli ultimi tempi si è reso necessario provvedere al suo restauro. Mons. Renzo ha promesso che tornerà a parlare della Madonna dell’Achiropita con dovizia di particolari che riguardano la fase del restauro stesso.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.