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Sulle tracce di Sibari, da Corigliano-Rossano la sfida all'archeologia antica: «Possiamo conoscere senza scavare»

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CORIGLIANO-ROSSANO – Non è un esercizio retorico e nemmeno accademico, ma la storia archeologica di questo territorio – questo è chiaro, limpido e pacifico – è diventata una questione culturale e di consapevolezza che riguarda il presente e il futuro della città. Mai come oggi, dopo quasi 50 anni di silenzio, si è ritornati a parlare di Sibari non solo come luogo ma come territorio. E questo – per quanto ne possa dire chiunque, esperti e meno esperti – è un bene.

E proprio le nuove prospettive archeologiche, quanto emerso e quanto (tantissimo, come evidenziano esimi studiosi) ancora può emergere nella Piana di Sibari, sono state al centro di un incontro istituzionale che si è svolto nei giorni scorsi a Palazzo Bianchi, tra i rappresentanti dell’Associazione Ritorno a Sybaris e Thurii (evoluzione di quel nucleo culturale guidato da Ermanno Candido che permise alla fine degli anni 50 di riportare alla luce quella “porzione” di Sibari a Parco del Cavallo e Casa Bianca)  e il Vicesindaco e Assessore alla Cultura del Comune di Corigliano-Rossano, Giovanni Pistoia.

Un confronto partito dalla presentazione di un documento che raccoglie gli esiti delle più recenti indagini storiche e scientifiche e che rilancia con forza la necessità di una nuova stagione di ricerca archeologica fondata su metodo, interdisciplinarità e tecnologie non invasive.

Il testo diffuso dall’Associazione restituisce un quadro di continuità stratigrafica di eccezionale rilievo, che va dagli insediamenti neolitici fino all’età romana, e richiama una serie di evidenze che confermano quanto il sottosuolo della Piana di Sibari custodisca ancora una quantità enorme di dati storici non indagati.

Studi recenti e nuove scoperte: un patrimonio ancora in gran parte da esplorare

Nel documento vengono richiamati due filoni di ricerca principali, destinati a confluire in una pubblicazione scientifica congiunta prevista per la fine del 2026. Da un lato, lo studio dell’archeologa Rossella Schiavonea Scavello, che documenta l’esistenza della Necropoli Monumentale di Thurii, lungo l’intero fronte meridionale del Crati (nel territorio di Corigliano-Rossano) caratterizzata da una concentrazione di tumuli e laminette d’oro orfiche senza eguali nel mondo antico. Dall’altro, l’indagine idro-geomorfologica dell’ingegnere Nilo Domanico, che ha consentito di ricostruire il paesaggio antico della Piana e di individuare un muro di oltre quaranta metri in località San Nico (sempre a Corigliano-Rossano).

A questi dati si aggiungono ulteriori e recentissimi ritrovamenti già noti alla comunità scientifica: un muro di epoca presumibilmente romana di cui si conosce il periodo di abbandono (non la sua datazione, ndr) nei pressi del Castello di San Mauro (a Cantinella e sempre a Corigliano-Rossano), il rinvenimento dell’Acquedotto Romano (a Torre del Ferro ancora a Corigliano-Rossano), fino alla recente scoperta della cosiddetta Tomba 22 a Favella della Corte (Corigliano-Rossano), con una nuova laminetta orfica. Elementi che, nel loro insieme, confermano – come si legge nel documento – «il vasto potenziale archeologico ancora da indagare».

La svolta metodologica: prima conoscere, poi scavare

Uno dei punti qualificanti emersi durante l’incontro riguarda il metodo di indagine. L’Associazione ha posto l’accento sulla necessità di superare una stagione di interventi episodici e frammentari, puntando invece su una programmazione scientifica fondata sulle prospezioni non invasive, oggi rese possibili dalle più avanzate tecnologie geofisiche.

Una linea condivisa dall’Amministrazione comunale. Il Vicesindaco e Assessore alla Cultura Giovanni Pistoia ha sottolineato, infatti, come la ricerca archeologica debba tenere insieme rigore scientifico e valorizzazione culturale «in piena sintonia – ha detto - con gli enti preposti, intendiamo stimolare nuove indagini che uniscano rigore scientifico e valorizzazione territoriale». Richiamando, poi, l’appello del professor Pier Giovanni Guzzo, direttore della Rivista scientifica Atti e memorie della Società Magna Grecia, a scavare e cercare, Pistoia ha aggiunto: «È fondamentale che le autorità competenti finanzino una campagna di prospezioni non invasive. L’utilizzo delle moderne tecnologie geofisiche è la strada maestra per trasformare le attuali ipotesi scientifiche e suggestioni culturali in certezze archeologiche, restituendo nuova luce alla nostra storia».

Un passaggio tutt’altro che secondario, perché segna una differenza netta rispetto al passato: oggi è possibile mappare il sottosuolo, comprenderne le potenzialità e orientare gli scavi in modo consapevole, riducendo l’impatto e aumentando la qualità della conoscenza.

La provocazione: ciò che emerge a Corigliano-Rossano deve restare a Corigliano-Rossano

C’è però un altro tema che l’incontro ha lasciato sullo sfondo, ma che dovrebbe essere, invece, al centro del dibattito. Negli ultimi decenni, numerose evidenze archeologiche sono emerse nel territorio comunale di Corigliano-Rossano durante lavori di urbanizzazione e realizzazione di servizi. Scoperte spesso trattate come un problema amministrativo più che come una risorsa culturale, e che troppo spesso hanno trovato collocazione lontano dalla città in cui sono state rinvenute.

È qui che si innesta una provocazione culturale e politica che merita di essere posta con chiarezza: le evidenze archeologiche rinvenute nel territorio di Corigliano-Rossano devono essere custodite e raccontate a Corigliano-Rossano. Non per rivendicazione campanilistica, ma per costruire consapevolezza, identità e conoscenza diffusa.

La prospettiva di un Museo Archeologico Civico, capace di accogliere i reperti provenienti dagli scavi “inaspettati” e di integrarli in un racconto scientifico coerente, appare oggi non più rinviabile. Sarebbe il naturale completamento di quella strategia di valorizzazione che il documento dell’Associazione e le parole dell’Assessore Pistoia indicano come obiettivo comune: trasformare la ricerca in patrimonio condiviso.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.