Pendino e Taverna, la maggioranza respinge le accuse: «Indignazione tardiva, ora progetti e fatti»
Sciarrotta (M5S) e Candreva (PD) replicano alla minoranza: no alla retorica della ghettizzazione, sì a rigenerazione urbana, inclusione e legalità. «Il Comune presente al tavolo regionale, basta narrazioni distorte»
CORIGLIANO-ROSSANO – È una replica netta, che punta a ribaltare l’impianto della polemica. I consiglieri di maggioranza Lidia Sciarrotta e Giuseppe Candreva intervengono sul dibattito acceso attorno a Palazzo Pendino e Palazzo Taverna, respingendo le accuse della minoranza e parlando di «indignazione tardiva» dopo anni di abbandono e assenza di visione.
Secondo i due esponenti, le critiche arrivano da chi avrebbe lasciato le strutture nel degrado, senza iniziative politiche né proposte concrete, accumulando progetti incompiuti e contenziosi. Un elenco che va ben oltre Pendino, includendo – ricordano – l’area consortile di Cantinella, le Clarisse, la Scuola San Nico, fino a Palazzo Bianchi e alla Cittadella dei Ragazzi. «Oggi – sottolineano – l’Amministrazione sta recuperando questi luoghi con progettualità serie, intercettando risorse e chiudendo i contenziosi».
Nel mirino anche l’uso del termine «ghettizzazione», definito «strumentale» e utile solo a evitare un confronto nel merito. Per Sciarrotta e Candreva, parlare di ghettizzazione serve a coprire pregiudizi e a rimuovere le responsabilità politiche del passato, compreso – affermano – lo smantellamento dei percorsi di accoglienza che integravano senza isolare.
Quanto a Palazzo Taverna, la maggioranza rivendica una scelta chiara: rigenerazione urbana nel pieno centro cittadino, inclusione e sicurezza come parti dello stesso disegno, non come elementi contrapposti. E sull’incontro regionale legato al progetto Su.Pr.Eme.2 arriva una puntualizzazione secca: il Comune era presente con la dirigente competente. «Dire il contrario – concludono – è semplicemente falso».
La linea della maggioranza è riassunta in una frase: meno polemiche, più fatti. «Governare – dicono – significa affrontare problemi rimasti irrisolti per troppo tempo e riportare legalità negli spazi pubblici. È questa la differenza».