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Clementine, e se le gettassimo in pasto ai maiali?

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di MARTINA FORCINITI Se gli italiani avessero un briciolo di coraggio dei sardi, probabilmente di segni indelebili di diritti e conquiste ne avrebbero lasciati a bizzeffe. Sarà forse per lo spiccato senso di un’identità ben definita; o perché certe attitudini non le compri, le costruisci nel tempo. Ma tant’è. La santa razza “sardignola”, forgiata da secoli di maniche rimboccate e fronti imperlate, c’è e ruggisce. Sventolando una protesta clamorosa: centinaia di litri di latte gettato per strada. Piuttosto che venderlo, in effetti, i pastori sardi quell’oro bianco preferiscono svuotarlo dai tini sull’asfalto. A monte della dura ribellione il prezzo del latte, che negli ultimi anni si è quasi dimezzato e ormai non copre più nemmeno i costi di produzione. Ricorda qualcosa? Già, il presente storico calabrese – e in particolare quello della Sibaritide – ha a molto a che vedere con il problema che assilla gli allevatori della Sardegna. Ma le analogie finiscono qui. Perché quella passione, quel coraggio che danno spettacolo nella cultura sarda, qui - nella Piana – continuano a latitare; se è vero – come lo è – che la crisi delle clementine italiane (che non ha risparmiato nessuno dei principali bacini produttivi) sebbene abbia prodotto una situazione sconcertante resta avviluppata in muro assordante di silenzio. Nel quale i produttori dell’oro rosso non sembrano voler aprire alcuno squarcio. Il grido di dolore del comparto agrumicolo muore in gola.
CLEMENTINE, L'ESASPERAZIONE HA RAGGIUNTO IL LIMITE MASSIMO
Eppure l’esasperazione ha raggiunto il limite massimo. E soggiace a gesti eclatanti come buttare tonnellate di mandarini nello Jonio. Ma senza clamore appassionato, quello che fa da cassa di risonanza e arriva dove deve arrivare. E mentre i pastori sardi continuano a sversare, chiedendo i diritti del proprio sudore e generando esposti, ottenendo incontri ministeriali, scatenando reazioni istituzionali, gli agricoltori sibariti guardano il proprio prodotto marcire lentamente attaccato ai rami. Ma non è ancora troppo tardi per dimostrare che la Sibaritide non è un paese per (vecchi) passivi. Dopotutto, i produttori non hanno nulla da perdere se non un prodotto senza eguali per gusto, qualità e proprietà. Che merita vengano imbracciati in suo nome pale e rastrelli. Che merita ribellioni altrettanto sensazionali di quella sarda, dovesse anche finire gettato ai maiali. Come è successo – guarda caso – proprio in Sardegna non troppo tempo fa.
Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.