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Non solo malasanità: «Gli angeli del soccorso hanno salvato mio padre»

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CORIGLIANO - ROSSANO – L’altra faccia della Sanità. Quella bella. È pervenuta in redazione una nota con la quale una nostra concittadina ha espresso stima e gratitudine verso il dott Leonardo Nacchiero, medico in forza ai pronti soccorso di più presidi sul nostro territorio.

«Volevo pubblicamente ringraziare il medico del pronto soccorso di Corigliano - si legge nello scritto - che domenica mattina ha salvato la vita a mio padre. Dopo tanti articoli di malasanità – sottolinea la signora raccontando la sua esperienza personale -  un giovane medico, mai incontrato prima, sebbene arrivassero tante ambulanze con persone molto gravi e tanti pazienti fossero sopraggiunti così rapidamente in pochi minuti tanto da riempire il pronto soccorso, nel caos totale è riuscito a salvare mio padre e anche una signora i quali, nell’attesa, si stavano aggravando. Grazie a questi angeli e, soprattutto, vista la giovane età del medico, la speranza è che la sanità futura della Calabria possa promettere bene. Speriamo possano salvare altre vite. Grazie di cuore dottor Nacchiero».

Una storia che sembra quasi voler spezzare la catena di cronache nefaste che ha coinvolto il nostro sistema sanitario negli ultimi tempi. Tuttavia, nonostante l’umanità e la professionalità di quei camici bianchi che hanno scelto di restare o di venire a lavorare nella Sibaritide nonostante le condizioni non propriamente facili, il problema legato alla carenza di medici c’è e persiste.

A tal proposito è importante sottolineare come l’Asp di Cosenza abbia subito recepito la legge del 30 marzo di quest’anno e che il direttore generale Antonello Graziano, allora commissario straordinario, abbia prontamente dato esecuzione con la delibera 803 del 5 Aprile 2023 al decreto legge N°34 del 30 Marzo 2023 che permette l’ampliamento della platea dei professionisti ammessi a partecipare ai concorsi per l’accesso alla Dirigenza Medica del SSN nella disciplina di “ Medicina e Chirurgia d’accettazione e Urgenza” e consente la partecipazione anche ai medici privi della specifica specializzazione ma che abbiano maturato una anzianità di servizio di almeno tre anni.

Il dirigente della centrale 118: «La coperta è corta»

Perché, come ci ha evidenziato Riccardo Borselli, direttore della centrale operativa del 118 di Cosenza, «la coperta è corta». Negli ultimi due anni c’è stata una vera e propria emorragia di personale nei reparti di emergenza urgenza. Queste figure professionali, non assunte ma convenzionate, sono “migrate” in altri settori con condizioni economiche e di servizio più attrattive. Ecco dunque che i presidi dei vari comuni del nostro territorio si sono trovati sguarniti di personale. Se fino a due anni fa mediamente per ogni presidio (Rossano, Corigliano, Cariati, Trebisacce, Cassano) c’erano 6 medici, 6 infermieri, 6 autisti, adesso la situazione si è totalmente capovolta. Corigliano soffre della mancanza sia di autisti che di medici. Trebisacce e Cassano provano a fronteggiare l’utenza con soli due medici mentre Rossano si barcamena con tre professionisti. Insomma: anche spostando le unità da un presidio all’altro il risultato non cambia. I medici quelli sono. O meglio, solo quelli sono rimasti. Allora ben venga questo nuovo modello di governance che bandisce concorsi e punta ad assunzioni definitive per rafforzare il legame dipendente-azienda e per restituire al cittadino un servizio sanitario degno. Ma i risultai, è noto, non possono essere immediati.

Intanto si punta anche ad aumentare i mezzi di soccorso, a far volare di più l’elicottero anche di notte e a fornire una formazione aggiuntiva – oltre quella già prevista dalla professione stessa – agli infermieri così da poter conferire loro più margine di manovra nelle operazioni di soccorso.

Ci accodiamo alla riflessione della nostra lettrice: la speranza è che nuovi medici e una rivoluzione del nostro sistema sanitario possano restituire al cittadino un’assistenza degna e ridare fiducia nella sanità di prossimità.  

Valentina Beli
Autore: Valentina Beli

“Fare il giornalista è sempre meglio che lavorare” diceva con ironia Luigi Barzini. E in effetti aveva ragione. Per chi fa questo mestiere il giornalismo non è un lavoro: è un’esigenza, una passione. Giornalista professionista dal 2011, ho avuto l’opportunità di scrivere per diversi quotidiani e di misurarmi con uno strumento affascinante come la radio. Ora si è presentata l’occasione di raccontare le cronache e le storie di un territorio che da qualche anno mi ha accolta facendomi sentire come a casa. Ed io sono entusiasta di poterlo fare