6 ore fa:Sibari, l’estate dell’archeologia viva chiude tra sapori del Sud e musica mediterranea
3 ore fa:Carmela Bifano, l’autopsia ricostruisce l’orrore: prima il tentativo di strangolamento, poi i colpi alla testa
4 ore fa:Emergenza idrica, Scutellà: «Serve un Piano straordinario Calabria Acqua 2030»
3 ore fa:Rossano, il 30 agosto la giornata inaugurale dell’Inter Club “Giacinto Facchetti”
4 ore fa:Ferrovia Jonica, dal 13 settembre tornano i bus sostitutivi: la riapertura dura meno di un’estate
2 ore fa:Mandatoriccio, gastroenterite tra i minori: arrivano gli aggiornamenti dell'Asp di Cosenza
5 ore fa:Biovalle del Nicà senz’acqua, l’allarme degli allevatori: «Gli animali stanno morendo di sete»
6 ore fa:Co.Ro. Summer Fest, altri sei giorni di eventi: la città diventa un grande palcoscenico diffuso
2 ore fa:Torrenti e canaloni, Uva chiama gli enti alle proprie responsabilità: «Controllare prima dell’emergenza»
1 ora fa:Poste, Castrovillari rischia di perdere la Direzione: dal Comune alt alla centralizzazione su Cosenza

Dalla Sibari-Roseto al Qatar, la Webuild ha realizzato anche lo stadio dei mondiali 2022

1 minuti di lettura

CORIGLIANO-ROSSANO – La Sibaritide al centro degli sviluppi tecnologici e infrastrutturali globali, grazie a Webuild. La grande multinazionale italiana, leader nel settore delle mega-costruzioni civili, sta realizzando il terzo megalotto della statale 106 Sibari-Roseto ma allo stesso tempo è impegnata in altri grandissimi progetti su scala mondiale, del futuristico High speed Texas (una linea ferroviaria velocissima tra Houston e Dallas), il Gran Paris Express (la modernissima nuova metro parigina) o il nuovo ponte sul Bosforo. Insomma, una società che sta portando l’eccellenza dell’ingegneria made in Italy nel mondo che ha messo la firma anche sullo Stadio Al Bayt realizzato proprio da Webuild ad Al Khor, a circa 40 km da Doha. 

Con una capacità di oltre 60mila spettatori, l’opera si distingue come modello di riferimento di sostenibilità e rispetto dell’eredità culturale del Paese. La struttura, realizzata per conto della Fondazione Governativa Aspire Zone, si caratterizza infatti per un profilo unico e inconfondibile, ispirato alla Bayt Al Sha’ar, tradizionale tenda qatariota simbolo dell’accoglienza e dell’ospitalità tipiche della cultura araba.

L’Al Bayt Stadium si estende su oltre 200mila metri quadrati, con parchi e aree verdi realizzate per accrescere la vivibilità della città e offrire alle famiglie ampi spazi dove trascorrere tempo libero all’aria aperta. Tra gli aspetti chiave del progetto, oltre alla sicurezza, l’impiego di materiali all’avanguardia a basso impatto ambientale, con il 20% dei materiali di costruzione proveniente da fonti riciclabili. La copertura retrattile riduce inoltre il consumo energetico e consente alla luce solare di favorire la crescita del manto erboso. Caratteristiche che hanno permesso al progetto di ricevere nel 2020 due prestigiose certificazioni Gsas (“Design & Build” e “Construction Management”), superando i requisiti richiesti dal Cliente e dalla Fifa e attestandosi come best practice in materia di sostenibilità e riduzione dell’impatto ambientale.

Non solo, nella capitale Doha il Gruppo ha realizzato anche la linea metro Red Line North Underground, che si inserisce nel progetto di realizzazione del nuovo sistema di mobilità infrastrutturale promosso dal Qatar nell'ambito del Piano di Sviluppo Nazionale 2030 (Qatar National Vision 2030). La linea ha una lunghezza totale di 13 km e presenta 7 nuove stazioni, sviluppandosi attraverso il quartiere finanziario di Doha West Bay con finiture delle strutture di superficie che rispecchiano il patrimonio architettonico del paese. Il progetto si è affermato come best practice in termini di sostenibilità ambientale e safety, come dimostrato dal riconoscimento del Qatar Sustainability Award 2017 e, nel 2018 del RoSPA (Royal Society for the Prevention of Accidents) Silver Award.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.