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Pesce fresco per tutti, anzi no. Lo sciopero dei pescatori mette in ginocchio la distribuzione

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CORIGLIANO-ROSSANO – I banconi delle pescherie vuoti, i commercianti non riescono a soddisfare la domanda dei compratori al dettaglio. Una situazione difficile che dipende dal fermo dei pescatori della flotta di Corigliano-Rossano, la più grande della Calabria, che incrocia le braccia in segno di protesta sul carogasolio, che sta mettendo in ginocchio le marinerie di tutta Italia (leggi qui).

Ancora la situazione non sembra sbloccarsi. Per cui contattiamo chi vende al dettaglio il pescato, che ormai sembra diventato prezioso come l’oro. Approfondiamo la questione andando alla fonte, contattando uno storico imprenditore del settore di Corigliano-Rossano, Pasqualino Caccuri e, anche il proprietario della pescheria Biancomare, la più antica di Schiavonea, Giuseppe Forte.

«La situazione è molto difficile anche per noi che vendiamo direttamente al consumatore, perché il pescato realizzato attraverso la pesca a strascico e anche quello più richiesto al dettaglio (50% della domanda) e in questo momento manca nei banchi frigo. Nessuna crisi per gli altri tipi di prodotti, come il merluzzo e le alici, che vengono pescati con altri metodi».

La pesca di cui si parla, molto contestata dagli ambientalisti è quella a “strascico di fondale”, che utilizza delle reti che vengono trainate (da una o due barche) e raccolgono quello che si trova sul fondo del mare. Questo è il metodo più usato, attraverso il quale arrivano sulle nostre tavole i tipi di pesce più richiesti, come ad esempio quelli usato per la frittura, i gamberetti bianchi e così via.

«Questo tipo di prodotto richiede una spesa per essere pescato, di almeno 500/600 euro di gasolio per ogni uscita della barca, non contando le spese di equipaggio e le altre ordinarie. Chiaramente qui non si parla neanche più di utile ma addirittura si rischia la perdita dello stesso capitale per i pescatori – afferma Caccuri – che hanno tutte le regioni per protestare».

Una situazione molto difficile che sta coinvolgendo tutte le componenti della filiera del settore pesca: «Non solo manca il prodotto, ma per gli imprenditori della distribuzione il momento, è reso ancora più difficile dall’aumento dell’energia – spiega Caccuri – facendo i conti, da ottobre 2021, lentamente il rincaro complessivo della corrente elettrica, per noi che ne facciamo un largo consumo per vie delle celle frigorifere, è arrivato al 70% circa. Improponibile se aggiunto alla crisi dell’intero settore».

La situazione non cambia a Schiavonea dove contattiamo Giuseppe Forte, proprietario insieme a Cesare Gomitolo e Franco Visciglia, della pescheria più antica del borgo marinaro: «Manca tutto il pescato da strascico, gamberetti, totani, moscardini e altro – dichiara Forte – la situazione sta diventando molto difficile anche qui a Corigliano, iniziano a venire i primi turisti della stagione, alla ricerca del buon pesce fresco di qualità. E’ oltremodo imbarazzante non soddisfare le richieste dei clienti, soprattutto per chi ha una storia di credibilità alle spalle che dura da decenni».

Mantenere l’equilibrio tra conti e capitale investito e quindi evitare perdite, diventa difficile per tutto il comparto, dal produttore al consumatore. Molti i commercianti e gli imprenditori che soffrono della situazione, di riflesso all’indifferenza che subiscono i pescatori della flotta più grande della Calabria.

 

Francesca Sapia
Autore: Francesca Sapia

Ha due lauree: una in Scienze politiche e relazioni internazionali, l'altra in Intelligence e analisi del rischio. Una persona poliedrica e dall'animo artistico. Ha curato le rassegne di arti e cultura per diversi Comuni e ancora oggi è promotrice di tanti eventi di arti visive