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Mandatoriccio, Emilio Parrotta: una vita tra medicina, impegno politico e servizio alla comunità

6 minuti di lettura

MANDATORICCIO - Nato a Mandatoriccio nel 1923, Emilio Parrotta fu medico chirurgo e primo sindaco comunista del paese. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta contribuì alla ricostruzione urbana e alla crescita civile della comunità locale.

Emilio Parrotta nacque a Mandatoriccio il 13 novembre 1923, in una famiglia semplice ma ricca di valori profondi, espressione autentica della civiltà contadina calabrese del primo Novecento. Un mondo fatto di sacrifici quotidiani, lavoro duro e dignità silenziosa, che ne avrebbe segnato in modo indelebile la formazione umana e morale.

Il padre, Leonardo Parrotta, coltivatore diretto e proprietario di alcuni appezzamenti di terreno coltivati a vigneto e uliveto, emigrò in America per due volte. Accanto alle terre di proprietà, lavorava anche fondi presi in conduzione diretta, sui quali seminava grano e altri cereali, affrontando le difficoltà di un’economia agricola povera ma essenziale.

La madre, Elisabetta Spataro, prevalentemente casalinga, svolse un ruolo centrale nella gestione e nella coltivazione dei terreni di famiglia, distinguendosi per operosità, competenza e spirito di sacrificio, soprattutto dopo la scomparsa del marito. Dal loro matrimonio nacquero due figli, Emilio e Francesca, ai quali vennero trasmessi il senso del dovere, il rispetto per il lavoro e l’attenzione verso gli altri, valori che Emilio avrebbe poi tradotto in scelte di vita coerenti e durature.

Dopo aver frequentato le scuole elementari a Mandatoriccio, sotto la guida degli insegnanti Iemboli e Pastorino, Emilio manifestò fin da giovane una spiccata inclinazione allo studio. Nonostante le difficoltà economiche, la famiglia decise di sostenerlo in un percorso formativo più impegnativo. Si trasferì quindi a Rossano, centro culturale e scolastico di riferimento per l’area, dove frequentò le scuole medie presso il Seminario Arcivescovile, per poi proseguire, nella stessa Città,  con il Ginnasio e il Liceo Classico. 
Negli anni dell’adolescenza partecipò attivamente alla vita culturale del paese, organizzando insieme ad alcuni amici e coetanei – tra cui Edoardo Carlino e Vittorio Iozzi – rappresentazioni teatrali, allora, insieme al calcio, una delle principali forme di aggregazione comunitaria. Già in questa fase emergevano il suo senso dell’iniziativa, la capacità di coinvolgere gli altri e l’attenzione verso la dimensione collettiva della vita sociale. 

Il periodo rossanese risultò determinante per la sua crescita intellettuale. Lo studio delle discipline umanistiche, della filosofia e dei classici latini e greci contribuì a formare una personalità equilibrata, riflessiva e sensibile ai grandi temi dell’uomo e della società. Dopo il conseguimento della licenza liceale, si iscrisse inizialmente alla Facoltà di Lettere e Filosofia a Napoli; successivamente si trasferì a Salerno, iscrivendosi alla Facoltà di Veterinaria. Tuttavia, maturò progressivamente la convinzione di voler dedicare la propria vita alla cura diretta delle persone e scelse definitivamente la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bari, una delle sedi universitarie più importanti del Mezzogiorno.

Gli anni universitari furono segnati da un intenso impegno nello studio e dalla maturazione di una solida coscienza civile e politica. Erano anni complessi, attraversati dalle ferite ancora aperte del fascismo e della Seconda guerra mondiale, in cui molti giovani avvertivano l’urgenza di contribuire alla ricostruzione morale e materiale del Paese. In questo clima, Emilio Parrotta sviluppò una concezione della professione medica e dell’impegno pubblico come forme complementari di servizio alla collettività. Nel 1949 conseguì la laurea in Medicina e Chirurgia, coronando un percorso che rappresentò non solo una conquista personale, ma anche un riscatto sociale per un’intera famiglia di origini contadine. 

Rientrato a Mandatoriccio nei primi anni Cinquanta, iniziò ad esercitare la professione di medico chirurgo nel suo paese natale, attività che svolse fino al 1960. Il suo ritorno fu accolto con orgoglio e speranza dalla comunità locale, che vedeva in lui non solo un professionista preparato, ma un giovane profondamente legato alla propria terra. Fin dai primi anni di attività si distinse per le capacità cliniche e per l’approccio umano verso i pazienti: visitava senza guardare all’orologio, si rendeva disponibile anche nelle situazioni più difficili prestando la propria opera senza pretendere compensi. In un’epoca in cui l’assistenza sanitaria era ancora carente e diseguale, divenne rapidamente un punto di riferimento per famiglie, anziani e lavoratori.
Sposò Franchina Martire, dalla quale ebbe tre figli: Giuseppe, Gabriele ed Elisabetta.

Accanto all’attività professionale, Emilio Parrotta maturò un forte impegno civile e politico. Questo non nacque come ambizione personale, ma come naturale prosecuzione del suo senso di responsabilità verso la comunità. La formazione umanistica, unita all’esperienza diretta delle difficoltà vissute dalle classi popolari, lo portò a concepire la politica come strumento di emancipazione sociale e di tutela dei più deboli.

Il suo avvicinamento alle idee della sinistra e al Partito Comunista Italiano avvenne in modo graduale e consapevole, nel clima di fermento del secondo dopoguerra. In quegli anni il PCI rappresentava, soprattutto nei piccoli centri rurali, non soltanto una forza politica, ma anche un luogo di elaborazione culturale e di partecipazione popolare. Emilio Parrotta seppe interpretare questo ruolo con equilibrio e concretezza, evitando ogni forma di settarismo e mantenendo sempre un approccio inclusivo. A Mandatoriccio divenne presto una figura di riferimento non solo per gli iscritti al partito, ma per una parte più ampia della popolazione. La sua casa e il suo studio medico erano luoghi di ascolto e di confronto, dove problemi personali, bisogni collettivi e questioni politiche si intrecciavano in un dialogo continuo. In lui si riconosceva un uomo capace di comprendere le difficoltà reali delle persone perché le aveva vissute in prima persona.

Nel 1956 fu eletto sindaco di Mandatoriccio, a capo della lista civica Tromba, di ispirazione comunista. Fu il primo sindaco comunista nella storia del paese, in un contesto politico ancora fortemente polarizzato. La sua elezione rappresentò una svolta significativa, ma anche l’inizio di una fase complessa, segnata da tensioni e contrapposizioni ideologiche, purtroppo ancora oggi molto presenti. Emilio Parrotta affrontò il mandato con senso delle istituzioni, rigore morale e profondo rispetto per tutti i cittadini. Pur mantenendo salda la propria identità politica, rifiutò ogni logica di contrapposizione sterile, cercando il dialogo e la mediazione. Il suo stile amministrativo fu sobrio, corretto e improntato alla trasparenza. Per questo venne riconosciuto come “sindaco di tutti”, stimato anche da chi non ne condivideva l’appartenenza politica.

Il suo mandato, durato fino al 1960, si svolse in una fase storica difficile: Mandatoriccio usciva faticosamente dalle devastazioni materiali e sociali della guerra, con un tessuto urbano degradato e carente di infrastrutture. L’azione amministrativa si tradusse in scelte concrete orientate al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. Furono realizzate opere di consolidamento urbanistico, create e rifatte strade e arterie urbane, spesso ex novo. Gran parte del centro abitato, fino ad allora privo di pavimentazione, venne selciato con ’a síalica, e le nuove zone urbanizzate, come via America furono dotate di marciapiedi.
Durante la sua amministrazione venne inoltre consolidato ampiamente il territorio con muraglie a secco e fu aperta l’arteria stradale Mandatoriccio–Casello Montagna, collegamento fondamentale verso le zone silane di Campana, Bocchigliero, Savelli e San Giovanni in Fiore, fino ad allora raggiungibili solo con lunghi tempi di percorrenza. 

Al termine del mandato, il paese appariva profondamente trasformato, con un volto più dignitoso e funzionale. Accanto all’azione amministrativa, Parrotta svolse un ruolo fondamentale nella formazione di una coscienza civica collettiva. Promosse un’idea di cittadinanza attiva fondata sulla partecipazione, sul rispetto delle istituzioni e sulla responsabilità condivisa. Il suo esempio personale, fatto di coerenza, sobrietà e disinteresse, divenne un modello per molti giovani che si avvicinavano alla politica in quegli anni. 

Nel 1960, vincitore del concorso come medico condotto, fu costretto a lasciare Mandatoriccio per trasferirsi a Caloveto, dove esercitò la professione fino alla fine della sua vita. Il distacco dal paese natale non fu facile, ma anche nella nuova realtà seppe rapidamente conquistare la fiducia e l’affetto della popolazione. A Caloveto divenne un medico stimato e amato, apprezzato non solo per la competenza professionale, ma soprattutto per le sue doti umane di sensibilità, ascolto e disponibilità.

Nonostante il trasferimento, rimase profondamente legato a Mandatoriccio, dove tornava spesso. Continuò a essere un punto di riferimento morale e politico per la giovane classe dirigente del Partito Comunista Italiano, offrendo consigli, sostegno e una testimonianza concreta di impegno disinteressato al servizio della collettività. Il suo contributo politico si espresse sempre in forme sobrie e discrete, lontane da ogni protagonismo, ma proprio per questo incisive.

Esercitò la professione medica con dedizione fino alla sua prematura scomparsa, avvenuta a Caloveto il 15 gennaio 1976. La notizia della sua morte suscitò profondo cordoglio in tutto il territorio della Sila Greca ed in particolare sia a Caloveto sia a Mandatoriccio, dove il suo nome è rimasto legato al ricordo di un medico attento, di un amministratore capace e di un uomo giusto.

La figura di Emilio Parrotta resta ancora oggi simbolo di una generazione che, partendo da condizioni di umiltà, seppe coniugare studio, impegno professionale, passione civile e profonda umanità, lasciando un segno duraturo nella storia e nella memoria delle comunità che ebbero il privilegio di conoscerlo.
La presente biografia affinché il suo ricordo rimanga vivo nel tempo e continui a parlare alle generazioni future.
 

Franco Emilio Carlino
Autore: Franco Emilio Carlino

Nasce nel 1950 a Mandatoriccio. Storico e documentarista è componente dell’Università Popolare di Rossano, socio della Deputazione di Storia Patria per la Calabria e socio corrispondente Accademia Cosentina. Numerosi i saggi dedicati a Mandatoriccio e a Rossano. Docente di Ed. Tecnica nella Scuola Media si impegna negli OO. CC. della Scuola ricoprendo la carica di Presidente del Distretto Scolastico n° 26 di Rossano e di componente nella Giunta Esecutiva. del Cons. Scol. Provinciale di Cosenza. Iscritto all’UCIIM svolge la funzione di Presidente della Sez. di Mirto-Rossano e di Presidente Provinciale di Cosenza, fondando le Sezioni di: Cassano, S.Marco Argentano e Lungro. Collabora con numerose testate, locali e nazionali occupandosi di temi legati alla scuola. Oggi in quiescenza coltiva la passione della ricerca storica e genealogica e si dedica allo studio delle tradizioni facendo ricorso anche alla terminologia dialettale, ulteriore fonte per la ricerca demologica e linguistica