2 ore fa:Scifoni conquista Corigliano-Rossano con il suo "Frà - San Francesco, la star del Medioevo"
5 ore fa:Chiara Carlomagno di Villapiana è stata incoronata Miss Miramare
1 ora fa:Confcooperative Calabria: Nuovo consiglio regionale e obiettivi per il futuro
3 ore fa:Avviata una collaborazione tra Lega Italiana Protezione Uccelli e le aziende risicole della Sibaritide
21 minuti fa:Rossano, ritrovato un cadavere nel bagagliaio di un autobus
3 ore fa:Il rossanese Michele Abenante promosso dirigente superiore della Polizia di Stato
4 ore fa:Co-Ro, alla Cooperativa Sociale "Teniamoci Stretti" affidato il servizio primo soccorso per la festa della Madonna del Carmine
4 ore fa:Polizia di Stato, #senontiportononparto. Lo spot contro l'abbandono degli animali
1 ora fa:Stasera a Vaccarizzo il suggestivo concerto di musica bizantina e greca
2 ore fa:Porti e criminalità organizzata, Libera ha presentato il report "Diario di Bordo"

Viaggio tra i Feudi della Sila Greca - Calopezzati, dai Caputo alla scomparsa di Covella Ruffo

6 minuti di lettura

Terra di Calabria Citra, Calopezzati in epoca feudale fu una delle cinque Terre del Ducato di Crosia e raggiunse notevole credito grazie ai nobili casati che lo amministrarono. 
Il corrente studio, sulle successioni feudali che nei secoli lo interessarono, vuole, pertanto, per quanto possibile, ristabilire una completa descrizione delle varie infeudazioni cui questa terra fu sottoposta. Un lavoro non proprio facile osservato il prolungato periodo preso in considerazione mirato a guadagnare una completa visione sui molteplici feudatari. Le difficoltà maggiormente incontrate sono derivate particolarmente dagli ostacoli incontrati durante la ricerca e relative ai documenti e alle fonti, spesso lacunose a proposito della reale titolarità del Feudo. 

Secondo le numerose notizie storiche rinvenute, originariamente, la Terra di Calopezzati fu un’antica Baronia intestata ai Caputo e successivamente una delle più influenti dello Jonio Cosentino dal momento che venne governata da casati che costituivano la parte più autorevole della nobiltà del Regno.      

Dopo i Caputo il Feudo di Calopezzati passò ai Ruffo dei Conti di Montalto, una delle famiglie più titolate e antiche del Regno di Napoli. Transitò poi nei beni dei Sanseverino, degli Abenante, dei Crispano, degli Spinelli che lo alienarono ai Mandatoriccio ed infine per successione femminile transitò nei possessi dei Sambiase che lo amministrarono fino all’entrata in vigore delle leggi eversive sulla feudalità del 1806. 

Lo studio offre in maniera minuziosa l’avvicendamento dei diversi feudatari. Al riguardo, tra le diverse fonti esaminate, quella che concede un quadro più esauriente delle successioni feudali alla guida di Calopezzati è, sicuramente, quella riprodotta dallo storico Mario Pellicano Castagna che così narra: «Giovanni Di Calopezzati (Caputo?) risulta signore di Calopezzati negli anni 1272-73 per morte del padre (cfr. «Gli Atti Perduti della Cancelleria Angioina…», Reg. V, 1272-1273, n. 366); Giovanni Caputo (figlio di Gualtieri), R. Milite e Maestro Ostiario, nel 1330 figura signore di Calopezzati, secondo quanto riferisce il de Lellis, (vol. II, p. 254), il quale cita il Reg. Ang. del 1330, lettera B, f. 181t). Sposa Guglielma, figlia di Guglielmo della Rocca, da Crotone (ivi); Nita Caputo (o Nica), figlia ed erede di Giovanni predetto, fu Sig.ra di Calopezzati (ivi, Reg. Ang. 1344-45, A, f. 213t). Sposa Galgano della Marra. Per la sua morte senza figli, il Feudo fu devoluto alla R. Corte. Covella Ruffo il 18 ottobre 1390 ebbe in dono da Re Ladislao il Casale di Calopezzati, devoluto per la morte senza eredi della feudataria Nica Caputo (cfr. Cutolo, Re Ladislao…, II, p. 27, ove si cita il Reg. Ang. 361, f. 39). Il 7 dicembre dello stesso anno il Re rinunziò ad una tassa dovuta alla R. Corte dall’università di Calopezzati, vassalla di Covella Ruffo (ivi, Reg. Ang. 361, f. 21t). Fu figlia di Antonio, conte di Montalto (v.); sposò in prime nozze Giacomo della Marra, Sig. di Oriolo; e poi, vedova di lui, Ruggero di Venceslao Sanseverino, conte di Altomonte (v.). Con ogni probabilità, per via di questo matrimonio, il Feudo di Calopezzati entrò a far parte dello Stato dei Sanseverino, poi principi di Bisignano, passando al figlio di Covella, Antonio duca di San Marco, ed indi al figlio di lui Luca; anche se non si conoscono fonti archivistiche che confermano tale possesso anteriormente al 1473»1. 

Relativamente alla famiglia Caputo riportata dal Pellicano Castagna, dalle ricerche condotte, secondo quanto ci tramanda il conte Berardo Candida Gonzaga, si rileva che «questa famiglia ebbe origine da Corrado Caputo principe di Antiochia della casa Hohenstaffen, Vicario Generale dell’Isola di Sicilia. Egli era nipote dell’Imperatore Federico II»2. Inoltre, alcuni suoi membri appartennero all’Ordine religioso del Cavalieri Gerosolimitani, ordini cavallereschi nati al tempo delle Crociate per liberare il Santo Sepolcro dal controllo dell’Islam. Il loro cimiero è rappresentato da un braccio di ferro che tiene sorretta una testa di Moro per i capelli.

Ritornando alla famiglia Ruffo, nel 1390, morto Giacomo della Marra, signore di Ruvo, Covella dopo qualche anno si unì in seconde nozze con Ruggero Sanseverino, figlio di Vinceslao Sanseverino e Margherita Sangineto. L’inizio del 1400 si rivelò un periodo nel quale si risvegliarono spietate lotte feudali. Ostilità che, in qualche modo, misero in luce le doti di Covella Ruffo instancabile e moderata conciliatrice, tanto da diventare punto di riferimento presso la corte di Napoli per molti casati calabresi. Morta Covella nel 1447, il Feudo di Calopezzati passò nelle mani della nuova famiglia di Bisignano con il figlio Antonio Sanseverino, (1447-1455), duca di San Marco che si insediò a Calopezzati e ne fu anche il primo barone. 

Sulla faccenda del trasferimento di Calopezzati al duca di San Marco, figlio di Covella e di Ruggero Sanseverino, indicata dal Pellicano Castagna, sostenendo però di non avere fonti d’archivio che ne confermerebbero comunque il possesso nel periodo precedente al 1473, diversa è l’opinione dello storico calopezzatese M. Falanga che nel completare le notizie già date dal Pellicano Castagna aggiunge anche una sua ipotesi, che si riporta integralmente nella nota che segue, secondo cui la terra di Calopezzati sarebbe stata alienata a favore della seconda Covella Ruffo, sua omonima nipote.

«[…] In seconde nozze Covella sposò Ruggero Sanseverino, conte di Tricarico e di Chiaromonte, al quale portò in dote le contee di Corigliano e di Altomonte. Covella nel 1427 ebbe l’investitura della Contea di Mileto; morì nel 1447 in Altomonte ove, a tutt’oggi, le sue spoglie riposano nella chiesa di S. Maria della Consolazione. «Della tomba…resta la lastra marmorea sul pavimento che porta scolpita al naturale, giacente, l’immagine della defunta. Il Feudo di Calopezzati venne alienato intorno al 1420 a favore della nipote omonima Covella Ruffo, figlia del 5° conte di Montalto Carlo Ruffo»3.

Sulle figure delle due Covella, al fine di scongiurare eventuali errori dovuti all’omonimia, mi sia consentita la seguente nota di chiarimento. La prima Covella Ruffo (1378-1447) fu contessa ed era figlia di Antonio Ruffo conte di Montalto e di Giovanna “Giovannella” Sanseverino, dei Conti di Mileto.  Era zia della seconda Covella poiché sorella del padre di questa, Carlo Ruffo. Fu baronessa di Calopezzati e negli anni del suo governo, grazie proprio alla sua rete di parentele con autorevoli famiglie del tempo, riuscì ad ottenere grandi privilegi per il suo Feudo di Calopezzati, periodo in cui anche il castello fu sottoposto a operazioni di ristrutturazione conservativa. Dopo la sua scomparsa il Feudo si trovò a far parte dell’esteso Stato feudale dei Sanseverino di Calabria.

La seconda Covella Ruffo di Calopezzati, duchessa, era figlia di Carlo Ruffo e Ceccarella Sanseverino. Sorella di Polissena Ruffo 1ª principessa di Rossano e nipote della prima Covella, morì nell’ottobre del 1445. 

Secondo quanto sostiene M. Falanga, la seconda Covella ereditò la terra di Calopezzati proprio dalla prima Covella sua zia. Si unì in matrimonio con il duca di Sessa, Giovanni Marzano con il quale concepì Francesco Marino Marzano, futuro principe di Rossano. Cugina della regina Giovanna II d’Angiò, di lei si parla come di una donna spietata e crudele. Basti pensare che Polissena, per volere della cugina Giovanna, si era unita in seconde nozze con Francesco Sforza futuro duca di Milano, però, non ebbe molta fortuna dato che morì giovanissima all’età di vent’anni per cause che rimangono ancora ignote. Infatti, non sono pochi gli storici che nutrendo perplessità sulla sua morte sostengono che Polissena sia stata avvelenata proprio dalla sorella Covella, allo scopo di rilevarne titoli e possedimenti. 

La famiglia Ruffo, rispetto a molte altre presenti nel panorama feudale dell’epoca, seppe agire con prudenza e cautela sui propri beni mantenendone la gestione e facendoli diventare sempre fonte di guadagno. Come Signori di Calopezzati dal 1390 al 1443, si schierarono a favore di Ladislao Durazzo, in quanto legati da vincoli di parentela. Secondo quanto ci trasmette ancora lo studioso calopezzatese questa fu una «Famiglia di feudatari e di milites, i Ruffo devono la propria fortuna alla Casa Sveva servita con fedeltà. L’ascesa dei Ruffo culmina nei secoli XIV-XV e successivamente rimane stabile nel quadro della nobiltà di Calabria e del Meridione (69). Questa famiglia sarà presente anche in altri momenti della storia di Calopezzati, precisamente con Giovanna Ruffo, moglie del principe Vincenzo Sambiase. […] Il 18 ottobre 1390, anno della scomparsa del consorte Giacomo Della Marra, re Ladislao Durazzo conferma a Covella Ruffo, sua parente (71), la terra di Calopezzati (72), Oriolo e suoi Casali»4.

A proposito del trasferimento della Terra di Calopezzati, le divergenti opinioni tra Mario Falanga e il Pellicano Castagna verranno in un secondo tempo superate poiché lo stesso Falanga nella sua successiva pubblicazione Calopezzati. Territorio, società e istituzioni…, si adegua a quanto già riportato dal Pellicano Castagna, riferendo pertanto, di Antonio Sanseverino duca di San Marco, come primo barone di Calopezzati, che governò dal 1447, anno della scomparsa della madre Covella Ruffo. (continua).

BIBLIOGRAFIA
  M. PELLICANO CASTAGNA, La storia dei feudi…, Vol. 1, A-CAR; 
2 B. CANDIDA GONZAGA, Famiglie Nobili delle Provincie Meridionali d’Italia, Vol. I, Stabilimento Tipografico del cavaliere G. De Angelis e Figlio, Napoli MDCCCLXXV; 
3 M. FALANGA, Calopezzati. Memorie storiche e documenti, La Tecnografica, Bari 1986; 
4 M. FALANGA, Calopezzati. Territorio, società e istituzioni (X-XIX sec.). [(69) E. PONTIERI, Ricerche sulla crisi della monarchia Siciliana nel secolo XIII, Napoli 1958; (71) La madre di re Ladislao, la regina Margherita, di casa Sanseverino, era sorella della nonna di Covella, Giovanna Sanseverino. Covella è stata anche dama di compagnia della regina Margherita; (72) “Covella Ruffo aveva avuto in dono dalla Corte (18 ottobre 1390) il Casale di Caloperato (Calopezzati)” (A. Cutolo, Re Ladislao Durazzo D’Angiò, Hoepli, Milano 1396, vol. II; Registro Angioino n. 361, f. 39)].

Per saperne di più:
Franco Emilio CARLINO, La Sila Greca. Tra Storia e Feudalità. I Feudi del suo Territorio, conSenso Publishing, Rossano 2024. 
 

Franco Emilio Carlino
Autore: Franco Emilio Carlino

Nasce nel 1950 a Mandatoriccio. Storico e documentarista è componente dell’Università Popolare di Rossano, socio della Deputazione di Storia Patria per la Calabria e socio corrispondente Accademia Cosentina. Numerosi i saggi dedicati a Mandatoriccio e a Rossano. Docente di Ed. Tecnica nella Scuola Media si impegna negli OO. CC. della Scuola ricoprendo la carica di Presidente del Distretto Scolastico n° 26 di Rossano e di componente nella Giunta Esecutiva. del Cons. Scol. Provinciale di Cosenza. Iscritto all’UCIIM svolge la funzione di Presidente della Sez. di Mirto-Rossano e di Presidente Provinciale di Cosenza, fondando le Sezioni di: Cassano, S.Marco Argentano e Lungro. Collabora con numerose testate, locali e nazionali occupandosi di temi legati alla scuola. Oggi in quiescenza coltiva la passione della ricerca storica e genealogica e si dedica allo studio delle tradizioni facendo ricorso anche alla terminologia dialettale, ulteriore fonte per la ricerca demologica e linguistica