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Le vie più strette d'Italia, a Rossano centro storico ce n'è una che è "larga" appena 40 centimetri

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La contrapposizione tra città e campagna ha origini antichissime, anche se oggi sembra definitivamente superata, almeno non sembra presa in considerazione come lo era una volta.

Oggi la contrapposizione avviene tra i centri storici e le città moderne. Esempi concreti ne abbiamo anche nella nostra città di Corigliano Rossano. Fino agli anni ’70 del secolo scorso Corigliano e Rossano avevano i loro scali ferroviari che piano piano si sono poi trasformati in città moderne con strade larghe, bei negozi e palazzoni che qualcuno paragona ad alveari o peggio.

Queste trasformazioni hanno procurato uno svuotamento dei vecchi centri storici che sono stati abbandonati per cercare nuove comodità che però hanno portato anche perdita di identità negli abitanti anticipando anche quella che poi sarebbe stata definita globalizzazione.

Già in quegli anni anche i cantautori si sono interessati di questa vicenda. Rimanendo nei confini dell'Italia, questo argomento era molto vivo ed estremamente sentito. Tante le canzoni che si ascoltavano allora, come Viva la campagna di Nino Ferrer, Cincinnato di Claudio Baglioni, Le allettanti promesse di Lucio Battisti, Un albero di trenta piani di Adriano Celentano ecc. Quest'ultimo era stato il primo a porre in risalto il problema della cementificazione di certi luoghi, nella celebre Il ragazzo della via Gluck, che partecipò al Festival di Sanremo del 1966. Dopo di lui, fu Giorgio Gaber il cantautore che più ebbe a cuore queste tematiche; in particolare, fu la canzone Com'è bella la città, uscita nel 1969, ad ottenere cospicui consensi ed a rendere Gaber ancor più popolare di quanto già fosse. Gaber ha inteso comporre una ballata che inneggiava sarcasticamente al modello di sviluppo frenetico delle città e forse era troppo in anticipo rispetto ai tempi; a distanza di cinquanta anni sono in tanti a rendersi conto che aveva ragione.

Negli ultimi anni tanti tornano ad apprezzare la bellezza dei centri storici ed i rapporti umani che in esso si creano naturalmente. Si riscopre la bellezza del camminare a piedi, che fa anche bene alla salute, si riscopre il piacere di andare dal fruttivendolo e dal salumiere, che magari diventa pure amico, invece di recarsi in un anonimo supermercato, si riscopre il piacere di incontrare il vicino di casa scambiandosi un sorriso, mentre nei moderni condomini magari neppure ci si conosce.

Oltre all’attrattiva di tutto questo e della bellezza architettonica e turistica, tante cittadine puntano anche su curiosità spicciole, che possono creare interesse, per attirare flussi turistici che portano ricchezza.

Un esempio viene dalla diatriba esistente tra i vari borghi per stabilire quale sia la strada più stretta d’Italia; vediamo chi se la contende. La Ruetta di Civitella del Tronto. Si passa uno alla volta. In questo angusto passaggio strategico scappavano i militari, che volevano seminare i nemici.

Vico Ciacianella. Si trova a Lucera, cittadina in provincia di Foggia a circa venti metri dalla cattedrale.

La strada che ufficialmente ha ottenuto la dicitura di “strada più stretta d’Italia”, con certificazione nel Guinness dei primati, fu scoperta nel 1968. Si trova nella cittadina di Ripatransone in provincia di Ascoli Piceno e prende il nome di “Vicolo della Virilità”. È larga 43 centimetri e tecnicamente non sarebbe una strada, ma un passaggio tra case.

Una "guerra" alla quale si sta aggiungendo Candela, borgo in provincia di Foggia che ha intenzione di rivendicare il primato con la sua "Trasonna", viuzza con una larghezza media di 40 centimetri.

Tra queste da oggi si inserisce prepotentemente anche Rossano che vanta una strada "larga" anche lei appena 40 centimetri.

Si trova nei pressi della chiesa di San Domenico e congiunge Corso Garibaldi con Via Rupe San Giovanni. Si tratta di una strada vera e propria che costringe gli abitanti di Via Rupe San Giovanni a passare uno alla volta e, quelli che sono un poco più in carne, devono tirare dentro la pancia e mettersi di lato.

Altri riescono a mettere in evidenza anche queste cose, da noi che abbiamo cose ben più importanti da far vedere, fatichiamo ad attirare un turismo di qualità.

Gino Campana
Autore: Gino Campana

Ex sindacalista, giornalista, saggista e patrocinatore culturale. Nel 2006 viene eletto segretario generale regionale del Sindacato UIL che rappresenta i lavoratori Elettrici, della chimica, i gasisti, acquedottisti e tessili ed ha fatto parte dell’esecutivo nazionale. È stato presidente dell’ARCA territoriale, l’Associazione Culturale e sportiva dei lavoratori elettrici, vice presidente di quella regionale e membro dell’esecutivo nazionale. La sua carriera giornalistica inizia sin da ragazzo, dal giornalino parrocchiale: successivamente ha scritto per la Provincia Cosentina e per il periodico locale La Voce. Ha curato, inoltre, servizi di approfondimento e di carattere sociale per l’emittente locale Tele A 57 e ad oggi fa parte del Circolo della Stampa Pollino Sibaritide