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Ecco a Corajisima, inizia da qui il lungo periodo di penitenza e digiuno in attesa della Pasqua

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Dappertutto in Calabria è molto diffuso il rito della Corajisima.

Tradizione vuole che essa sia la sorella (o la moglie) di Re Carnevale e nell’immaginario collettivo è rappresentata smunta e macilenta, triste per la morte del suo amato.

Fa la sua comparsa il martedì grasso tra le grandi risate per l’abbuffata in corso ed il pianto, oltre che per la fine (morte) di Carnevale, anche per la fine delle laute mangiate di maccheroni al sugo di carne, frittate e polpette.

Nei nostri centri sono tornate le combriccole di giovani che inscenano il funerale del Carnevale, sempre accompagnati dalla sua cara, dolente Corajisima; le risate ed il divertimento sono garantiti.

In altri centri della Calabria la Corajisima è rappresentata da bambole di pezza, tornate a penzolare, fuori dalle abitazioni, alle finestre e sulle porte, appese ai balconi, sospese ad un filo teso da una casa all’altra dei vicoli, con i loro arrangiati lunghi abitini di stoffa nera, le faccine pallide allungate,  con un fazzoletto scuro in testa e quegli occhietti che,  se pur solo accennati con un po’ di filo, sembrano aver vita e scrutare guardinghi i mutamenti del paese e del fare della gente.

Esporre queste bambole al di fuori delle proprie case voleva significare l’adesione al periodo triste e restrittivo proprio della Quaresima, ma anche a ricordare ai passanti, per ammonirli che era imperativo consumare prevalentemente verdure, legumi, frutta secca e pesce e altri cibi di magra.  

 Le pupattole Corajisime sono anche una sorta di calendario segnatempo. Segno del tempo di austerità e di astinenza dal cibo, specialmente in passato, quando l’astensione dalla carne rispondeva alla finalità pratica di far maturare gli insaccati, rigorosamente prodotti per il solo consumo della famiglia. Fino a metà dello scorso secolo, quando i frigoriferi cominciavano a far la loro apparizione soltanto nelle cucine di alcune ricche dimore, nella maggior parte delle abitazioni non vi era altro modo di conservare la carne, dopo aver macellato il maiale, se non quella di salarla. Per calendarizzare le fasi di maturazione, nel periodo quaresimale si procedeva, nel reggino ma non solo, alla preparazione della “Corajisima”, la vecchia, appoggiata su un agrume, in cui venivano infisse sette penne di gallina, rappresentanti le settimane precedenti la Pasqua. Il tempo di magra veniva scandito tirando via (“spinnando”), una settimana dopo l’altra, le penne infilzate.

Per il carnevale 2023, Retake Rossano ha ideato un evento che ha rappresentato il ritorno alla festa di Carnevale come l’hanno vissuta i nostri nonni.

È stato Giangurgolo, la nota maschera calabrese a guidare la folla durante il festoso corteo in maschera.

Nella tradizione popolare di Corigliano Rossano, il Carnevale è rappresentato da un fantoccio, simbolo del “Cannilevar” che muore dopo aver mangiato troppo, mentre le Corajisime lo piangono ed improvvisati medici estraggono dal suo corpo grandi filari di salsicce che il poverino aveva ingurgitato.

Gino Campana
Autore: Gino Campana

Ex sindacalista, giornalista, saggista e patrocinatore culturale. Nel 2006 viene eletto segretario generale regionale del Sindacato UIL che rappresenta i lavoratori Elettrici, della chimica, i gasisti, acquedottisti e tessili ed ha fatto parte dell’esecutivo nazionale. È stato presidente dell’ARCA territoriale, l’Associazione Culturale e sportiva dei lavoratori elettrici, vice presidente di quella regionale e membro dell’esecutivo nazionale. La sua carriera giornalistica inizia sin da ragazzo, dal giornalino parrocchiale: successivamente ha scritto per la Provincia Cosentina e per il periodico locale La Voce. Ha curato, inoltre, servizi di approfondimento e di carattere sociale per l’emittente locale Tele A 57 e ad oggi fa parte del Circolo della Stampa Pollino Sibaritide