16 ore fa:Aggressione a Roseto Capo Spulico, decisive le indagini dei Carabinieri: identificati e arrestati i quattro responsabili
20 ore fa:Edilizia residenziale pubblica, Open Day della Cgil e del Sunia a Lauropoli
15 ore fa:Ma dove vogliamo andare?
17 ore fa:Francesco Agrelli torna con “Penélope Cruz”: il nuovo singolo uscirà il 26 giugno
47 minuti fa:Arbëreshë ponte tra Italia e Albania, Pugliese: «Serve una voce unitaria nazionale»
14 ore fa:Paludi, il Consiglio comunale approva la mozione di Cortese: via libera alla “Rottamazione-quinquies” per i tributi locali
19 ore fa:Pietrapaola, Parrotta attacca la sindaca Labonia: «Comune in un vicolo cieco tra promesse e cattiva gestione»
1 ora fa:Luigi Pantisano guida la Linke: il figlio di Cariati ai vertici della sinistra tedesca
17 minuti fa:Contratto decentrato, intesa al Comune di Co-Ro: progressioni economiche e nuove risorse per i dipendenti
18 ore fa:Domenica del Mare 2026, tra Cariati e Schiavonea due giorni dedicati alla gente di mare

Slow food Pollino Arberia: la bistecca inquina (molto) più della plastica, ma non vogliamo sentircelo dire

1 minuti di lettura

Il contributo Slow Food Pollino Arberia  Il primo gesto utile per salvare il pianeta dovrebbe essere la riduzione del consumo di carne. Ogni volta che sostituiamo un chilo di carne con un chilo di verdura risparmiamo al pianeta circa 15 mila litri di acqua.

Sarà colpa di tanti vegani, che con il loro integralismo provocano stizza e quindi servono malissimo la loro stessa causa. Sarà colpa di una subcultura superficiale che considera l’abboffarsi di carne un gesto di ribellione contro il politicamente corretto. O forse è colpa di un increscioso equivoco machista, che scambia l’iperconsumo di bistecche con la virilità. Chissà. Fatto sta che abbiamo tutti imparato a separare la plastica e a non buttare le cicche di sigaretta in mare, ma è pochissimo entrato nella coscienza comune un fatto banale: il primo gesto utile, se si vuol salvare il pianeta, è limitare drasticamente il proprio consumo di carne. Non è questione di animalismo, né tanto meno di “disneyzzazione” di vacche o maiali: è un dato di realtà, già emerso al primo Summit sulla Terra tenutosi a Rio de Janeiro nel 1992. Nello stesso anno usciva negli Stati Uniti il più completo e deciso atto d’accusa sugli effetti dell’industria massiva della carne: “Beyond Beef”, di Jeremy Rifkin, tradotto poi in italiano con il titolo “Ecocidio” (Mondadori 2001), dove si dimostravano i disastri ambientali e sociali causati dallo sfruttamento di milioni e milioni di ettari per la coltivazione di prodotti vegetali destinati agli allevamenti intensivi di bestiame.

Da allora la letteratura scientifica sul tema ha fatto grandi passi avanti, eppure pochi hanno ancora coscienza dell’impatto ambientale determinato da una dieta fortemente carnivora. Anzi: il consumo di carne cresce anche in Italia, fino a sfiorare gli 80 chili annui pro capite. Poco rispetto agli Stati Uniti - per fortuna - ma comunque troppo in un contesto di produzione alimentare che è diventato un’industria devastante: il 70 per cento della produzione globale di cereali finisce nelle mangiatoie degli animali da macello e per ogni chilo di manzo si produce una quota che arriva fino a 60 chili di CO2 equivalente (pari a oltre 20 litri di benzina bruciati da un’automobile di media cilindrata). Senza dire dello spreco di acqua dolce, dato che un terzo delle risorse idriche mondiali viene utilizzato per gli allevamenti: ogni volta che sostituiamo un chilo di carne con un chilo di verdura risparmiamo al pianeta circa 15 mila litri di acqua.

 Ognuno mangi quello che vuole, naturalmente: ma che ciascuno ne conosca le conseguenze, per decidere in modo informato. (FONTE: L'ESPRESSO)

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.