16 ore fa:Petrolio, gas, solare, eolico e idrico: è legittimo chiedersi perché diciamo di no a tutto prima di restare al buio?
1 ora fa:Civita presenta il modello CEPER Guamenze: nuove opportunità educative e sociali per il territorio
4 ore fa:Cyber sicurezza: doppia verifica essenziale. Udicon invita all’autenticazione a due fattori
14 ore fa:Cosenza, la Polizia di Stato celebra i 174 anni al servizio dei cittadini
40 minuti fa:Fine del commissariamento sanitario, Greco (CR-IV): «Ora la Regione risponde in prima persona»
2 ore fa:Co-Ro: per la rassegna Sipario d'Oro arriva la commedia "Passione ardente"
3 ore fa:Pallavolo Rossano Asd, ultimo passo verso la semifinale: oggi al “Felice Calabrò” arriva la Silan Volley
10 minuti fa:Corigliano-Rossano: turismo, sviluppo... e polemiche. La visione di chi contesta l'era Stasi
2 ore fa:«Fine del commissariamento, un pretesto in meno per i disastri di Occhiuto»
15 ore fa:Antonio Fuoco vola con le Frecce Tricolori: il Campione di Cariati nella élite del Mondo

Slow food Pollino Arberia: la bistecca inquina (molto) più della plastica, ma non vogliamo sentircelo dire

1 minuti di lettura

Il contributo Slow Food Pollino Arberia  Il primo gesto utile per salvare il pianeta dovrebbe essere la riduzione del consumo di carne. Ogni volta che sostituiamo un chilo di carne con un chilo di verdura risparmiamo al pianeta circa 15 mila litri di acqua.

Sarà colpa di tanti vegani, che con il loro integralismo provocano stizza e quindi servono malissimo la loro stessa causa. Sarà colpa di una subcultura superficiale che considera l’abboffarsi di carne un gesto di ribellione contro il politicamente corretto. O forse è colpa di un increscioso equivoco machista, che scambia l’iperconsumo di bistecche con la virilità. Chissà. Fatto sta che abbiamo tutti imparato a separare la plastica e a non buttare le cicche di sigaretta in mare, ma è pochissimo entrato nella coscienza comune un fatto banale: il primo gesto utile, se si vuol salvare il pianeta, è limitare drasticamente il proprio consumo di carne. Non è questione di animalismo, né tanto meno di “disneyzzazione” di vacche o maiali: è un dato di realtà, già emerso al primo Summit sulla Terra tenutosi a Rio de Janeiro nel 1992. Nello stesso anno usciva negli Stati Uniti il più completo e deciso atto d’accusa sugli effetti dell’industria massiva della carne: “Beyond Beef”, di Jeremy Rifkin, tradotto poi in italiano con il titolo “Ecocidio” (Mondadori 2001), dove si dimostravano i disastri ambientali e sociali causati dallo sfruttamento di milioni e milioni di ettari per la coltivazione di prodotti vegetali destinati agli allevamenti intensivi di bestiame.

Da allora la letteratura scientifica sul tema ha fatto grandi passi avanti, eppure pochi hanno ancora coscienza dell’impatto ambientale determinato da una dieta fortemente carnivora. Anzi: il consumo di carne cresce anche in Italia, fino a sfiorare gli 80 chili annui pro capite. Poco rispetto agli Stati Uniti - per fortuna - ma comunque troppo in un contesto di produzione alimentare che è diventato un’industria devastante: il 70 per cento della produzione globale di cereali finisce nelle mangiatoie degli animali da macello e per ogni chilo di manzo si produce una quota che arriva fino a 60 chili di CO2 equivalente (pari a oltre 20 litri di benzina bruciati da un’automobile di media cilindrata). Senza dire dello spreco di acqua dolce, dato che un terzo delle risorse idriche mondiali viene utilizzato per gli allevamenti: ogni volta che sostituiamo un chilo di carne con un chilo di verdura risparmiamo al pianeta circa 15 mila litri di acqua.

 Ognuno mangi quello che vuole, naturalmente: ma che ciascuno ne conosca le conseguenze, per decidere in modo informato. (FONTE: L'ESPRESSO)

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.