15 ore fa: Elevare Corigliano-Rossano a Gruppo Carabinieri non è più rinviabile
16 ore fa:Il tribunale dei (non) lettori
11 ore fa:Tis Regione, 1.500 stabilizzati e altri 500 verso l’assunzione. Ma resta il nodo degli esclusi
12 ore fa:Clementine della Sibaritide, produrle costa una tombola: mille euro in più per una cisterna di gasolio
13 ore fa:Amarelli porta le sue radici nei boschi della Sila: una scatolina speciale per Opera Sila
12 ore fa:Lotta al caporalato nella Piana di Sibari. Si colpiscano anche i colletti bianchi
14 ore fa:Poste, il sindaco Iacobini chiede un confronto sulla riorganizzazione dell’Ufficio di Sibari
11 ore fa:Laino Castello risponde allo spopolamento aprendo un asilo: 38 posti nel cuore del Pollino
14 ore fa:Con Magnolia l’infanzia diventa esperienza
13 ore fa:Dalle sorgenti calabresi alla ricerca medica: le acque termali sotto la lente dell’Università

Leo Gullotta emoziona il pubblico: «In ogni vita deve cadere la pioggia»

1 minuti di lettura

DIAMANTE-RENDE - «In ogni vita deve cadere la pioggia», tuona così Leo Gullotta nell’intervista pre spettacolo per il Tirreno Festival di Alfredo De Luca, progetto cofinanziato dalla Regione Calabria. La pioggia simboleggia i problemi, ed essi quando arrivano, colgono sempre impreparati.

Lo spettacolo si è svolto prima al teatro Vittoria della città di Diamante e dopo al Teatro Garden di Rende, dove l'attore ha ricevuto, dalla direzione artistica, il Premio come miglior spettacolo di prosa 2024.

Un’ora e 15 minuti della vita insieme di due attori omosessuali, Gullotta e Fabio Grossi. Il rispetto è la loro parola d’amore. Occorre tra coppie omo e coppie etero, e dove fosse non ci sarebbero femminicidi. Una grande partecipazione dinnanzi ad un tema come quello dell’omofobia che arriva a scuotere la tranquilla routine di questa coppia, un po’ come quando arriva la pioggia.

«Il pubblico è concentrato, rapito». Gullotta del resto dopo la parentesi del varietà al bagaglino, è nel suo mondo, il Teatro.

Ironica ma non troppo, questa commedia d’amore, in stile anni ‘90, ti inchioda sulla poltrona per far riflettere sul valore di chi ci sta accanto:uomo o donna nel loro rifugio che sono le mura domestiche. Uno spazio scenico semplice, fatto di condivisione, perché di complesso c’è già la tematica.

Ambientata negli anni Novanta, i diritti civili appaiono ancora così lontani nel tempo, ma quando questi  saranno completamente riconosciuti? Un quesito che non è sintetizzabile, così come non lo è stato il lungo ed emozionato applauso della platea di spettatori per i due protagonisti di questo spettacolo.  

Luigia Marra
Autore: Luigia Marra

Mi sono diplomata al Liceo Classico San Nilo di Rossano, conseguo la laurea in Lettere e Beni Culturali e successivamente la magistrale in Filologia Moderna presso Università della Calabria. Amo ascoltare ed osservare attentamente la realtà di tutti i giorni. Molto caotica e confusionaria, ma ricca di storie, avvenimenti e notizie che meritano di essere raccontate.