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Rocca Imperiale nel Decennio francese, il Risorgimento e l’Unità d’Italia

8 minuti di lettura

Rocca Imperiale, come tutto il Meridione non fu estraneo e disattento a ciò che accadeva nel resto del paese ed in particolare nel Regno di Napoli.

Pertanto, terminato il periodo feudale, sulla scia della Rivoluzione francese del 1789, iniziarono operazioni tese al rinnovamento che si concretizzarono nel 1799 con la proclamazione, a Napoli, della Repubblica Partenopea. Alla nuova Repubblica, però, venne a mancare la partecipazione democratica della popolazione, ragione per la quale ebbe breve durata e portò alla resa dei patrioti repubblicani, perseguitati da una selvaggia repressione attuata dal cardinale Fabrizio Ruffo, e alla conseguente restaurazione del Governo borbonico.

Siamo nel 1801 e la situazione si porterà avanti in maniera molto travagliata e movimentata sotto il profilo strategico militare, caratterizzata dagli scontri tra le truppe borboniche e quelle francesi, sino al 1806, anno in cui le truppe francesi, guidate da Napoleone Bonaparte invadono il Regno di Napoli sottomettendo il Governo borbonico. Nel Regno di Napoli, dominato dai Francesi, ebbe inizio il cosiddetto Decennio francese che durerà sino al 1815. Intanto, Napoleone insediava come re di Napoli il fratello Giuseppe. Se pur breve, fu un periodo nel quale i Francesi tentarono l’applicazione di molte riforme tra cui quelle sull’eversione della feudalità, la soppressione degli ordini e l’istituzione del catasto onciario. Giuseppe Bonaparte nel 1808, indicato come regnante della Spagna lasciò il regno di Napoli a Gioacchino Murat.

Per quanto specificatamente Rocca Imperiale, nel corso del Decennio francese, con l’entrata in vigore delle leggi sulla eversione, nel 1799, con gli ordinamenti di Championnet venne spostato dalla Provincia di Matera, dove inizialmente era già compreso ed incluso, nel Cantone di Tursi, Dipartimento del Crati andando così a far parte di una giurisdizione nella quale erano presenti molti comuni della provincia di Cosenza. Infine, con il successivo riordino amministrativo del 1811 voluto dal Borbone, Rocca Imperiale veniva inserito nel Circondario di Oriolo.

Sotto il profilo storico generale, la definitiva sconfitta di Napoleone e le conseguenti decisioni assunte in sede di Congresso di Vienna, non intaccarono per nulla le idee giacobine e rivoluzionarie oramai presenti e radicate nel tessuto sociale del giacobinismo italiano, per cui sempre più andarono a formarsi vere e proprie associazioni segrete tra cui quella della Carboneria originariamente formatasi per contrastare la politica napoleonica portata avanti dal Murat, alla quale aderirono personalità di rilievo del paese. Iniziò così un lungo periodo di moti e rivoluzioni in preparazione a quello che fu poi il Risorgimento Italiano. Un periodo della storia del paese che portò alla conseguente Unità d’Italia, alla quale anche alcuni cittadini di Rocca Imperiale, come ci ricorda il Valente, furono interessati: «Francesco Battafarano, Abele Caputo, Giuseppe Chiappari, Carlo e Giovanni Fasolo, Arcangelo Fiore, Filippo e Giuseppe Fortunato, Domenico Failla, Vito Fasolo, Luigi Lauria, Vincenzo Lilli, Giuseppe Lombardi, Filippo e Giulio Malfitano, due Giuseppe Marino, Luigi Manicone, Raffaele Mamolio, Leonardo Miceli, Filippo e Francesco Oriolo, Padre Angelo Tito, Padre Bernardino da Sant’Arcangelo, Nicola Palazzo, Vincenzo Praino, Giuseppe Rago, Vincenzo Rossi, Giuseppe Schiavone, Carlo Spanò, Francesco Troilo, Michele Villona»1.

Ai suddetti, allo scopo di fare memoria per la comunità, recuperati dal sito posto nella nota in calce, si aggiungano alcuni personaggi famosi del luogo come Maria Amelia Fortunato, nota come Suor Maria Assunta, che fu monaca di clausura nell’Ordine delle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento; Luigi Gianniti, militare, morto durante la breccia di Porta Pia nel settembre 1870; Carlo Spanò, sacerdote, che lottò contro l'eresia dei Valdesi e degli Evangelisti, morto nel luglio del 18852. 

Popolazione e andamento demografico

Nei secoli l’andamento demografico di Rocca Imperiale si andò via via consolidando. Riguardo al tempo quando la popolazione era conteggiata in Fuochi per il relativo pagamento dei tributi, dalla ricerca, riportati dal Giustiniani si sono avuti i seguenti risultati: nel 1532 i Fuochi erano 425 pari a 2.125 abitanti; nel 1545/577 (pari a 2.885 ab.); nel 1561/688 (pari a 3.440 ab.); nel 1595/342 (pari a 1.710 ab.); nel 1648/310 (pari a 1.550) e nel 1669/154(pari a 770), mentre nel 1737 fu tassata per Fuochi 172 pari a 860 abitanti. Con la rilevazione dei Censimenti a cominciare dal 1861 dopo l’Unità d’Italia la sua popolazione ebbe il seguente andamento:1861 (1.781 abitanti minimo storico), 1871 (1.997), 1881 (2.391), 1901 (2.061), 1911 (2.249), 1921 (2.087), 1931 (2.473), 1936 (2.765), 1951 (3.094), 1961 (3.487 massimo storico), 1971 (3.390), 1981 (3.443), 1991 (3.333), 2001 (3.352), 2016 (3.321).

Economia

Per la fertilità e la produttività del suo territorio, l’economia si basa da sempre prevalentemente sull’agricoltura. Le produzioni in abbondanza in passato hanno riguardato il grano, il mais, ottimo olio, vini, legumi, frutta, mandorle, ortaggi, agrumi in particolare i limoni che rappresentano una peculiarità di Rocca Imperiale, il cotone del quale, in passato, se n’è fatto molto uso anche a livello industriale, con la sua esportazione ed erbaggi per il pascolo delle greggi. Presente la pastorizia con l’allevamento del bestiame, ovini, caprini, equini e avicoli, bovini e suini, mentre le acque del suo mare sono abbastanza ricche di pesce. Ogni anno, nell’ottava di Pasqua, secondo quanto tramandano le ricerche a Rocca Imperiale vi si tiene una fiera nella quale si viene praticato anche il commercio di animali, soprattutto suini. La sua industria si regge prevalentemente con il settore edilizio, dei mobili del commercio e del turismo essendo Rocca una nota stazione balneare. Nel suo territorio sono presenti anche cave di marmo.

Patrimonio archeologico, monumentale e religioso

Imponente il patrimonio archeologico, monumentale e religioso posseduto da Rocca Imperiale. Un Borgo ricco di storia che mette in mostra tutta la sua bellezza attraverso la sua peculiare conformazione urbanistica medioevale arroccata e predisposta a terrazza nella quale numerosi sono gli angoli e le prospettive da apprezzare, dove le abitazioni formano delle curiose successioni di salite e discese proprio ad iniziare, come si accennava prima, dalla massiccia fortificazione presente in cima al poggio, in passato utilizzato come luogo ospitante reparti militari preposti alla salvaguardia diretta a respingere le scorribande turchesche.

Soffermarsi sul suo patrimonio non si può fare a meno di iniziare a dissertare su quello che rappresenta il suo fiore all’occhiello ossia il Castello svevo di Federico II, noto come Stupor Mundi, l’Imperatore che ha saputo scrivere una bella pagina di storia per il Meridione. Questi dotato di una forte personalità, sin da subito con il suo comportamento attirò l’attenzione della popolazione e degli storici ed apparve come una figura complessa e sicuramente in largo anticipo sui tempi della storia. Le sue testimonianze sono ancora oggi visibili in tutto il Meridione. Fu autentico rinnovatore e la sua azione si caratterizzò principalmente per la forte attività legislativa e culturale, tesa ad unire le terre ed i popoli. In campo giudiziario, fissò il criterio di equità, senza particolarismi. La sua corte fu luogo di incontro fra le diverse culture: greca, latina, araba ed ebraica. Regnò in Italia Meridionale mostrando la sua lungimiranza con idee molto chiare. Con tenacia ricostruì l’Impero, promulgando le Costituzioni, dando vita al primo Stato centralizzato, uno Stato nel senso moderno e vicino alla gente, unica possibilità per garantire pace e sviluppo, considerato le diatribe tra la classe baronale e i feudatari.

Tenne in considerazione la condizione in cui versava il Sud, dove la situazione era molto ingarbugliata. Riuscì a dare forza e autostima alle popolazioni del Meridione, avendo per la Calabria particolari attenzioni. Le sue innovazioni hanno posto il criterio di equità al centro dell’impegno amministrativo, che fu finalizzato a non concedere eccezioni per nessuno. Anche nel campo religioso non possiamo non ricordare che Federico dimostrò tolleranza nei confronti delle altre religioni, tanto da essere sospettato di eresia. Particolare attenzione venne dedicata alle province con compiti di vigilanza sulla esazione dei tributi. Fu adottata una serie di misure, allo scopo di ricreare le decadenti condizioni economiche del regno, rendendo più pratici gli scambi, facendosi garante anche di una maggiore sicurezza della viabilità. Non si può dimenticare l’impulso dato al potenziamento dell’apparato burocratico dello Stato con l’ingresso di giuristi e funzionari di esperienza e l’emanazione di leggi in tutti i campi dell’amministrazione, ma anche nel campo della sanità e in quello della igiene pubblica. Infine, come non ricordare la fondazione della prima Università Statale del mondo occidentale, avvenuta a Napoli nel 1224, alla quale è stato dato il suo nome, e per la cui frequenza furono concesse facilitazioni? Diede anche impulso alla Scuola Medica di Salerno. Per il Sud furono realizzate cose, che ancora oggi si impongono al trascorrere dei secoli.

Ebbene, Rocca Imperiale, così chiamata proprio per la rocca fatta costruire dall’Imperatore, deve essere grata a un personaggio di tale levatura e per aver costruito in questo sito una fortezza a pianta quadrangolare, con imponenti torri merlate, fossato e una grandiosa gradinata, tuttora ammirevole in tutta la sua sontuosità e bellezza, sistemata nella parte più elevata del Borgo. Un vero capolavoro dell’arte normanno-sveva-aragonese, a più livelli nel quale oltre agli elementi basilari della struttura quali i due ponti che immettono nella parte prettamente militare e all’interno dello stesso maniero, si possono poi osservare i numerosi locali di servizio, le scuderie, le carceri e le diverse stanze in esso presenti. Costruito dopo gli anni venti del XIII secolo nell’ambito di un vasto progetto di riorganizzazione della difesa delle coste meridionali, dalla Puglia sino all’estremo lembo di terra della Calabria, ebbe nel tempo grande rilevanza strategico-militare di controllo e di difesa. Una struttura che alla fine del XIII secolo, dopo la morte di Stupor Mundi venne concessa da Carlo I d’Angiò, per quanto se ne viene a sapere, all’Ordine monastico cavalleresco dei Cavalieri Gerosolimitani, un’associazione a carattere militare seguace delle regole di S. Basilio, S. Agostino e S. Benedetto.  Nei secoli venne interessata da opportuni interventi di restauro come quello subito alla fine del XV secolo, voluto da Alfonso II d’Aragona che ne fece opportunamente rafforzare i muri perimetrali e le torri, e fu residenza dei diversi feudatari di Rocca Imperiale, ultimi i Crivelli che la utilizzarono fino agli inizi del XIX secolo. Dopo le leggi sull’eversione della feudalità passò nei possedimenti della Curia di Tursi, e alla fine del XX secolo venne rilevata dal Comune.

Il patrimonio monumentale di Rocca però non si limita al Castello in quanto numerose sono le testimonianze architettoniche degne di nota alle quali fare visita percorrendo le tante stradine e i vicoli pavimentati che si dipanano tra l’avvicendarsi delle tante costruzioni pregnanti di storia in un ambiente tipicamente medioevale, capace di offrire scenari, scorci e influenze di una realtà rurale, che lasciano gradire il borgo in tutto il suo fascino e splendore, tra queste si vogliono menzionare: la Torre aragonese di forma circolare fatta costruire dagli Aragonesi nel XV secolo ad integrazione del già consistente anello murario a difesa del castello; la Torre di Guardia, di epoca viceregnale presente nel territorio della Marina di Rocca; l’antico magazzino, sempre nella località della Marina, adoperato per l’ammasso del grano, fatto costruire intorno alla metà del XVIII secolo dai Crivelli; monumenti vari ma di epoca moderna; una serie di Musei espositivi in grado di fare memoria del passato culturale, storico e della tradizione  rocchese ed ubicati nell’antico Monastero dei Frati Osservanti. Fra questi troviamo il Museo che si richiama al Medioevo con oggetti rappresentativi dell’epoca; il Museo del sapone, all’interno del quale è possibile osservare antiche ricette e peculiarità di alcuni preparati detergenti; il Museo araldico caratterizzato da nomi e segni rappresentativi del XX secolo; il Museo mineralogico nel quale è presente una ricca raccolta di minerali giungenti di vari paesi; il Museo del Mare che mostra le diverse tipologie di fossili marini; il Museo delle Cere, di recente apertura, e che accoglie i monumenti di alcuni personaggi della storia tra cui Federico II e della cultura e politica italiana e non e altri ancora, come quelli dei Fregi (medaglie, ecc.), degli Artropodi (insetti), della Mitologia Greca.

Ricco anche il patrimonio monumentale religioso, di cui si è ampiamente parlato all’inizio di questa dissertazione al quale si va ad aggiungere il Monastero dei Frati Osservanti, costruito dopo la metà del XVI, sede dei Frati Minori Francescani, nel quale come si è detto rimane incorporata la Chiesa di sant’Antonio da Padova.

Franco Emilio Carlino
Autore: Franco Emilio Carlino

Nasce nel 1950 a Mandatoriccio. Storico e documentarista è componente dell’Università Popolare di Rossano, socio della Deputazione di Storia Patria per la Calabria e socio corrispondente Accademia Cosentina. Numerosi i saggi dedicati a Mandatoriccio e a Rossano. Docente di Ed. Tecnica nella Scuola Media si impegna negli OO. CC. della Scuola ricoprendo la carica di Presidente del Distretto Scolastico n° 26 di Rossano e di componente nella Giunta Esecutiva. del Cons. Scol. Provinciale di Cosenza. Iscritto all’UCIIM svolge la funzione di Presidente della Sez. di Mirto-Rossano e di Presidente Provinciale di Cosenza, fondando le Sezioni di: Cassano, S.Marco Argentano e Lungro. Collabora con numerose testate, locali e nazionali occupandosi di temi legati alla scuola. Oggi in quiescenza coltiva la passione della ricerca storica e genealogica e si dedica allo studio delle tradizioni facendo ricorso anche alla terminologia dialettale, ulteriore fonte per la ricerca demologica e linguistica