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Mendicino nel periodo feudale: dagli Adorno agli Alarçon Mendoza

8 minuti di lettura

Mendicino come i tanti paesi della Calabria seguì le vicende storiche che interessarono il territorio con le diverse dominazioni longobarda, bizantina, araba e normanna fino all’epoca della infeudazione. Dopo essere stato nei possedimenti dell’Arcivescovado cosentino, in seguito nel corso della feudalità lo si trova come Casale di Rende infeudato agli Adorno, un casato patrizio di origini genovesi, molto influente tra il XIV e il XVI secolo, tanto da ricoprire importanti ruoli nel governo di quella Repubblica, in particolare con un certo Antoniotto che ebbe a rivestire la carica di Doge. Come altrettanto famiglie genovesi e toscane, anche gli Adorno si spinsero nel Regno di Napoli alla ricerca di feudi e titoli, con lo scopo di aumentare i loro traffici commerciali e la loro ricchezza.  Con alcuni suoi membri misero radici anche in Calabria tanto da formare un ceppo calabrese, e tra i diversi Feudi avuti in concessione figura anche quello della Contea di Rende col titolo di conte di cui, come si accennava sopra, Mendicino faceva parte come Casale e che pertanto ne seguì le vicende feudali fino all’entrata in vigore delle leggi eversive sulla feudalità. Altri feudi a loro intestati furono quelli di Carolei, Domanico e altri ancora.

Secondo quanto menzionato dal Pellicano Castagna e riportato dal [Litta], la contea di Rende venne infeudata il 5 marzo 1445, a Barnaba Adorno, ma ecco al riguardo quanto lo storico ci tramanda: «Nel suo stato feudale calabrese probabilmente Barnaba Adorno – che nel gennaio 1447 sarebbe stato per poco meno di un mese Doge di Genova, venendo poi a morte nel 1459 – non fu mai fisicamente presente , preso da più pressanti interessi politici e commerciali; il suo possesso feudale, però, e quello dei suoi successori, favorì comunque una non modesta presenza in Rende oltre che di funzionari feudali anche di mercanti genovesi dei quali danno contezza non pochi atti notarili del Cinquecento (Miceli Di Serradileo, Mercanti…, passim, che ne offre un ampio regesto)»1.

Alla morte di Barnaba, in tutti i suoi feudi calabresi e nei possedimenti feudali compreso il Casale di Mendicino gli subentrò il figlio Prospero Adorno col titolo di 2° conte di Rende. Il suo fu un governo molto travagliato. Fu anche lui Doge di Genova nel 1461, stipulò un’alleanza politica con il re di Napoli e questo lo portò a scontrarsi, per la rivolta di Genova, contro Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano finendo incarcerato a Cremona. Nel 1460 lo Stato di Rende venne occupato dal principe di Bisignano Luca Sanseverino, ma a sua volta restituito all’Adorno qualche anno dopo da Ferrante d’Aragona, vittorioso sugli Sforza, che lo reinserì nel suo feudo. Era un periodo di lotte e di alleanze per avere la supremazia e il potere. Il suo avvicinamento ai d’Aragona e alla Chiesa di Papa Sisto gli crearono non pochi problemi per i quali venne costretto a riparare verso Napoli e in seguito a Pisa e poi ad Asti dove venne a mancare.

Alla morte di Prospero a succedergli doveva essere il fratello Carlo, ma intrallazzi di potere e convenienze politiche necessarie alla corte convinsero il re di assegnare la Contea di Rende, insieme ai Casali di Mendicino e Domanico, ai fratelli Giovanni e Agostino Adorno, suoi cugini, anche se le informazioni su tale aspetto lasciano alcuni dubbi, secondo le interpretazioni degli autori Litta e Martire e secondo anche quanto viene riportato dalle naturali trascrizioni presenti nei Quinternioni. Tuttavia, al di là delle opportune valutazioni una cosa è certa, la Contea di Rende, secondo quanto ancora riferito dal Pellicano Castagna e riportato nel 1491 dal (GALASSO, Economia, p…), nel 1493 (TRINCHERA, II, p. 100), nel 1494 dal (MICELI DI SERRADILEO, I Conti…, p. 93) risulta nei possedimenti feudali degli Adorno. Al riguardo ecco quanto riferito dallo storico: «[…] nel 1496 gli stessi ottennero dal Re Federico conferma del «contado di Renda cum omnibus suis [juribus] consistente in Renda, San Fili, Mendicino, Carolei e Domanico con li […] havuti da re fer[ran]te p[rimo] et p[er] altri con privilegij» (Repertorio dei Quinternioni, b. 1)»2. Non cambiò molto perché i due fratelli in fatto di amministrazione della Contea delegarono a curare i propri interessi a persone loro fidate.

A subentrare ad Agostino, nelle vesti di 4° conte di Rende, fu il figlio Antoniotto che ne detenne il dominio, attraverso i suoi amministratori, fino ad alcuni mesi prima della sua morte, avvenuta il 19 settembre 1528, poiché venne sottratto dei suoi possedimenti dal duca Alfonso Sanseverino, quale ricompensa per la sua adesione alla spedizione francese nel Regno di Napoli da parte del Lautrec. Un tentativo che non andò a buon fine, ragione per la quale furono ripristinate le condizioni iniziali e la Contea di Rende ritornò nei possedimenti degli Adorno. Antoniotto si unì in matrimonio con Anna Pico dei Signori della Mirandola dalla quale ebbe la figlia Isabella. Quest’ultima, alla morte del padre era molto piccola, quindi oggetto di tutela. Tuttavia subentrò al padre nei possedimenti feudali dello Sato di Rende e i suoi Casali compreso Mendicino, col titolo di 5a contessa di Rende per volere dell’Imperatore Carlo V.

Le informazioni su Isabella in seguito diventano un po’ imprecise poiché, alcune come quelle riportate dal sito [http://www.nobili-napoletani.it/Adorno.htm], ci tramandano che i possedimenti feudali, tra cui la contea di Rende, «[…] passarono ai de Alarçon de Mendoza, per matrimonio avvenuto tra la contessa Isabella Adorno, ultima contessa di Rende e Ferrante de Alarçon de Mendoza», mentre altre notizie rilevate, tra cui quelle del Pellicano Castagna ci informano che «[…] Nel 1532 Isabella Adorno morì senza figli onde Rende fu devoluta alla Corona. […] [Cfr. M. PELLICANO CASTAGNA, Storia dei Feudi…p. 206]».

Conclusasi la dominazione degli Adorno Mendicino, sempre come Casale di Rende per cui ne seguì le vicende del feudo, si ritrovò sotto il dominio dei Mendoza y D’Alarçon, una delle più antiche e famose famiglie della nobiltà spagnola, in quel periodo anche tra le più importanti e autorevoli del Regno di Napoli, con una serie di possedimenti feudali distribuiti non solo in Calabria, tra cui Rende e i suoi Casali, San Lorenzo del Vallo ed altri ancora, ma anche in Terra d’Abbruzzo.

Il primo di questo casato a possedere il Feudo di Rende fu Ferdinando D’Alarçon. Questi, alla fine del XV secolo arrivò in Italia dove operò senza interruzione mettendosi al servizio prima del re Cattolico e successivamente di Carlo V. Si mise in luce come uno dei più grandi comandanti spagnoli nell’occupazione del Regno di Napoli. A seguito delle sue eccellenti doti ottenne numerose responsabilità seguite da importanti compiti tra cui quelli di viceré e governatore della Calabria. Ovviamente, per tali servigi ottenne dall’Imperatore adeguate ricompense e la concessione di alcuni Feudi tra cui quello di Rende in Calabria col titolo di marchese. In riferimento scriveva il Pellicano Castagna: «terram Rendae in provincia Calabriae cum titulo et honore Marchionatus terrasque Sancti Fili, Mendicinj, Carolej et Domanici ad nos et nostram regiam curiam devoluta et pleno jure spectantia ob mortem absque heredibus legitimis Isabella Adornae que illas dum vixit immediate et in capite a nobis et nostra regia curia tenebat. [Cfr. M. PELLICANO CASTAGNA, Storia dei Feudi…p. 207 (RICCA, I, p. 456 che pubblica integralmente il documento)]». Per quello che si può comprendere, facendo ricorso ad alcune mie vaghe reminiscenze dello studio del latino, significa che: “le terre di Rende in provincia di Calabria, col titolo e l’onore del Marchesato, e le terre di S. Fili, Mendicino, Carolei e Domanico, e con pieno diritto nel rispetto della morte di Isabella Adorno, senza i legittimi eredi detenuti dalla corte furono devolute dalla regia corte a Ferdinando D’Alarçon”.

Ferdinando sposò Costanza de Losan dalla quale però non ebbe discendenza maschile, ragione per la quale come ancora ci informa il Pellicano Castagna «[…] con privilegio dato da Barcellona il 24 aprile 1538 ebbe facoltà dall’Imperatore di vincolare il suo cospicuo patrimonio in strettissimo fedecommesso, di maniera che in esso succedessero i discendenti primogeniti maschi dell’unica sua figlia Isabella «quantunque in grado remotissimo, per altro insuccessibile, escluse totalmente le femine, benché più prossime all’ultimo moriente, con espressa conditione però, che colui, che succedesse al detto maiorascato, lasciando il suo proprio nome datogli nel Battesimo, si dovesse chiamare don Ferdinando d’Alarcone, con alzar anche l’arme d’Alarçone, per propria impresa» (DE LELLIS, I, p. 394)»3.

Alla luce di quanto sopra riportato, ritornando brevemente sulla figura di Isabella Adorno le cui informazioni, come accennavo lasciano alcune perplessità per quanto riportato dal sito [http://www.nobili-napoletani.it/Adorno.htm], secondo il quale la contea di Rende passò ai de Alarçon de Mendoza, grazie al matrimonio avvenuto tra la contessa Isabella Adorno e Ferrante de Alarçon de Mendoza, mi sorge il dubbio che il compilatore del sito si sia lasciato, verosimilmente, ingannare dal ricorrente nome di Isabella figlia di Ferdinando avuta da Costanza de Losan, quindi a mio parere, giusto come riporta il Pellicano Castagna, non vi fu nessun matrimonio di Isabella Adorno con Ferrante de Alarcon. Inoltre, Isabella Adorno morì senza prole ed il sito al riguardo non dice nulla a riguardo dei sui suoi eredi e non cita fonti in proposito.

Il 17 gennaio 1540 Ferdinando venne a mancare in Napoli, a succedergli quindi fu la figlia Isabella D’Alarçon. Come previsto dal fedecommesso i diversi discendenti maschi assunsero il nome di Ferdinando, pertanto la discendenza di questo Casato sul domino delle Terre in loro possesso, sulla Contea di Rende e sul Feudo di Mendicino ad essa collegato continuarono come segue.

Isabella D’Alarcon, 2a marchesa di Rende e baronessa di Mendicino sposò Pietro Gonzales de Mendoza con il quale ebbe il suo unico figlio maschio Ferdinando D’Alarçon de Mendoza. Questi successe alla madre col titolo di 3° marchese di Rende e sposò Eleonora Sanseverino figlia del principe di Bisignano. La dominazione degli Alarçon de Mendoza proseguì poi con Ferdinando (già Pietro Antonio), fratello del precedente, come 4° marchese di Rende e barone di Mendicino, con Ferdinando (già Francesco), figlio di Pietro, come 5° marchese di Rende e barone di Mendicino, con Ferdinando (già Paolo), figlio di Francesco, come 6° marchese di Rende e barone di Mendicino, con Ferdinando (già Girolamo),  figlio di Paolo, come 7° marchese di Rende e barone di Mendicino, con Ferdinando (già Gennaro) d’Alarçon y Mendoza, successo al proprio fratello Girolamo, come 8° marchese di Rende e barone di Mendicino, con Ferdinando (già Paolo), figlio di Gennaro, come 9° marchese di Rende e barone di Mendicino, con Emanuela d’Alarçon y Mendoza, figlia di Paolo, come 10a marchesa di Rende e baronessa di Mendicino, con Beatrice d’Alarçon y  Mendoza,  figlia di Beatrice, come 11 a marchesa di Rende e baronessa di Mendicino, ultima effettiva feudataria. Fu, infatti, proprio Beatrice che con l’entrata in vigore delle leggi feudali volute dai Francesi 1806-1808 dovette risolvere le diverse questioni gravanti sui suoi possedimenti e fu lei stessa ad alienare quanto rimastogli delle Terre nei diversi Feudi compreso quello di Mendicino.              

BIBLIOGRAFIA

[1]-2-3 M. PELLICANO CASTAGNA, Storia dei Feudi e dei Titoli nobiliari della Calabria, Vol. IV, P-R, Editrice C.B.C., Catanzaro Lido 2002, pp. 203, 205, 207.

Franco Emilio Carlino
Autore: Franco Emilio Carlino

Nasce nel 1950 a Mandatoriccio. Storico e documentarista è componente dell’Università Popolare di Rossano, socio della Deputazione di Storia Patria per la Calabria e socio corrispondente Accademia Cosentina. Numerosi i saggi dedicati a Mandatoriccio e a Rossano. Docente di Ed. Tecnica nella Scuola Media si impegna negli OO. CC. della Scuola ricoprendo la carica di Presidente del Distretto Scolastico n° 26 di Rossano e di componente nella Giunta Esecutiva. del Cons. Scol. Provinciale di Cosenza. Iscritto all’UCIIM svolge la funzione di Presidente della Sez. di Mirto-Rossano e di Presidente Provinciale di Cosenza, fondando le Sezioni di: Cassano, S.Marco Argentano e Lungro. Collabora con numerose testate, locali e nazionali occupandosi di temi legati alla scuola. Oggi in quiescenza coltiva la passione della ricerca storica e genealogica e si dedica allo studio delle tradizioni facendo ricorso anche alla terminologia dialettale, ulteriore fonte per la ricerca demologica e linguistica