57 minuti fa:Riserva della Biosfera Sila, due webinar per promuovere il logo UNESCO
18 ore fa:Bocchigliero, il PD si mobilita per il referendum e ricorda Luigi De Vincenti
1 ora fa:Pioggia torrenziale sulla Sibaritide-Pollino: quasi 90 mm in 24 ore nell’entroterra, territorio sotto osservazione
12 ore fa:Corigliano soffre ma cala il poker: battuto l’Union Kroton 4-1
3 ore fa:Agguato di Donnanna, il sindacato dei Carabinieri: «Corigliano-Rossano non può restare senza Gruppo»
15 ore fa:Trebisacce, Brutto (FdI): «La Tenenza dei Carabinieri rafforza sicurezza e Stato»
18 ore fa:Pallavolo Rossano travolge Cutro e vola in finale di Coppa Calabria
13 ore fa:Agguato a Rossano a Salvatore Morfò. Fermato il presunto autore
1 ora fa:Karate, l’ASD Vincent brilla ad Amantea: oro e podi per i piccoli campioni
27 minuti fa:Agguato Morfò: prima il richiamo fuori dal locale, poi due spari con una pistola clandestina

InfluNet: da tre anni la Calabria non comunica i dati dell'epidemia influenzale

2 minuti di lettura

CORIGLIANO - ROSSANO - Per il terzo anno consecutivo la Calabria non ha attivato il sistema di sorveglianza antinfluenzale gestito dall’Iss. Unica su 20 regioni a restare scoperta e a non potersi avvalere della raccolta dati.  

«InfluNet - spiega il coordinatore responsabile del sistema, il dott Antonino Bella dell’Istituto Superiore di Sanità, ospite nella nostra trasmissione L’Eco della Salute -  si avvale del contributo dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. E’ una collaborazione a titolo gratuito tra noi, il Ministero della Salute e i medici sentinella che liberamente scelgono di aderire al servizio. Per questo lo possiamo fortemente consigliare, ma non possiamo obbligare nessuno».

l'ultimo rilevamento InfluNet sull'influenza stagionale

Dunque l’obbligo non c’è, il servizio nemmeno. Quasi a rimarcare il detto pagare moneta vedere cammello. Ciò che i medici sul nostro territorio dovrebbero fare è caricare sul sistema informatico condiviso i casi influenzali incontrati durante la stagione per garantire una letteratura sul tema. E attenzione, «incamerare questi dati – spiega il coordinatore Bella – ha una grande rilevanza perché serve a capire quanto e come si diffonde l’epidemia e offre uno strumento in più agli ospedali per non farsi trovare impreparati. Registrare le curve e monitorare la situazione evita il congestionamento dei nosocomi e consente di giocare in anticipo e di gestire al meglio i posti letto nel momento di picco epidemico».

Quest’anno l’influenza sembra aver colpito più duro. «Stiamo scontando un debito immunitario accumulato in questi ultimi anni – spiega Antonino Bella -. La pandemia con il suo azzeramento della vita sociale e l’utilizzo dei dispositivi individuali di protezione, ha indebolito le nostre difese e adesso ne stiamo pagando le conseguenze».

Poi, a darci filo da torcere, ci sono tutte le sindromi simil influenzali che vengono confuse con l’influenza vera e propria. La profilassi tuttavia è sempre consigliata. «Quanto al numero di vaccinati per la stagione in corso – commenta il ricercatore Iss – è ancora presto per dare delle cifre. Certamente abbiamo avuto nel corso degli anni un calo della copertura vaccinale. Abbiamo raggiunto il massimo nel 2005 con il 68% della popolazione anziana vaccinata. Da quell'anno c'è stato un tracollo finquando non è arrivata la pandemia. Durante il Covid la profilassi è risalita perché il vaccino antinfluenzale permetteva più facilmente di isolare i casi covid. Lo scorso anno è scesa di nuovo. Mi auguro che stavolta la campagna vaccinale possa far cogliere i suoi frutti».

Tornando al monitoraggio della diffusione epidemiologica dell’epidemia, Antonino Bella lancia un appello: «un vero peccato che la Calabria non riesca a contare su un gruppo di medici e pediatri, individuati sul territorio, che volontariamente provvedano ad inserire nel sistema i dati relativi ai loro pazienti. Speriamo anzi che qualche amministratore locale intervenga in questo senso. E’ diverso tempo che questa regione ha difficoltà nella trasmissione dei dati»

 

Valentina Beli
Autore: Valentina Beli

“Fare il giornalista è sempre meglio che lavorare” diceva con ironia Luigi Barzini. E in effetti aveva ragione. Per chi fa questo mestiere il giornalismo non è un lavoro: è un’esigenza, una passione. Giornalista professionista dal 2011, ho avuto l’opportunità di scrivere per diversi quotidiani e di misurarmi con uno strumento affascinante come la radio. Ora si è presentata l’occasione di raccontare le cronache e le storie di un territorio che da qualche anno mi ha accolta facendomi sentire come a casa. Ed io sono entusiasta di poterlo fare