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Piove, si riempiono i fiumi e vanno in tilt i servizi primari… come nel terzo mondo

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CORIGLIANO-ROSSANO – Partiamo da un primo dato: l’acqua piovuta il 30 novembre scorso non ha i caratteri dell’eccezionalità. Lo dicono gli studi pluviometrici pubblicati nelle ultime ore.  Però è bastato che piovesse una giornata intera per mandare in tilt quasi tutto il sistema dei servizi. Ponti chiusi, strade allagate, montagne franate, famiglie sfollate per paura che i torrenti potessero tracimare dagli argini, intere contrade senza energia elettrica e paesi rimasti addirittura senza acqua. Insomma, l’Apocalisse. Solo per una burrasca autunnale. C’è qualcosa che non va, è evidente. E non per effetto del meteo – che in questo caso ha fatto solo il tuo dovere – bensì per la mano omissiva dell’uomo.

Questo territorio, quello della Calabria del nord-est, continua a rimanere non presidiato da tutte quegli organi deputati al controllo e alla manutenzione del territorio e all’erogazione dei servizi.

In questi giorni vi abbiamo raccontato di tanti disagi, ma oggi – a distanza ormai di quattro giorni dalla “catastrofe” – non solo si continuano a contare danni come se fossimo stati colpiti da un meteorite ma ci sono alcune aree del territorio che rimangono ancora in piena emergenza. È il caso del centro storico di Crosia ma anche del centro storico di Calopezzati dove gli abitati rimangono dal 30 novembre senza approvvigionamento idrico. Dai rubinetti delle case non esce un filo d’acqua e questo perché la vetusta condotta idrica Macrocioli è stata danneggiata dalla piena del fiume Trionto. L’adduttrice (la DN300) viaggia nel greto del grande fiume della Sila greca. Ripararla? È impossibile! Almeno per il momento, almeno fino a quando la piena del fiume non diminuirà. Questo è quello che si apprende da un avviso del Comune di Crosia, con un certo imbarazzo da parte dell’Amministrazione comunale nel dover comunicare ai cittadini che purtroppo dopo 4 giorni ancora non ci sono soluzioni e di essere impotenti di fronte a questo disagio (i comuni in realtà non possono nulla contro questi problemi se non sopperire con le autobotti).

Praticamente, in Calabria si utilizzano ancora i metodi di lavoro dell’800. Un tubo sotto l’acqua di un fiume si ripara solo se si abbassa la piena, mentre a Venezia durante l’alta marea di alzano le paratie mobili del Mose per evitare che il mare penetri nella città. Paradossi infiniti.

Eppure parliamo di carrozzoni che gestiscono milioni di euro di soldi pubblici ma restituiscono ai cittadini servizi da terzo mondo. Il caso di Sorical è emblematico. Tralasciando le ormai risapute vicende societarie con un sodalizio ritornato, dopo tante peripezie, in mano alla Regione, resta una gestione della rete che – è il caso di dire – fa acqua da tutte le parti. Rattoppi su rattoppi che generano spesso e di continuo falle, disservizi e disagi ai cittadini. Gli stessi che pagano profumatamente il servizio idrico pur dovendosi trovare a far fronte a continue interruzioni. Nell’area di Corigliano-Rossano, della Valle del Trionto e della Sila greca, poi, la questione diventa ancora più grave con una condotta che è una groviera.

Che si fa? Semplicemente bisognerebbe utilizzare i fondi strutturali per pianificare una rigenerazione dell’intero impianto di approvvigionamento idrico anche per evitare, come ad esempio sta succedendo in queste ore nel Trionto, che migliaia di metricubi d’acqua potabile si perdano con enorme danno per le risorse acquifere. Questo nel medio-lungo tempo. Nell’immediato, invece, buonsenso e rispetto nei confronti dei cittadini vorrebbe che enti come Sorical si dotassero di tecnologie di intervento moderne, per evitare appunto che una falla sotto al fiume possa essere riparata solo quando non c’è più acqua nel fiume. E se dovesse ripiovere – come probabile – che si fa? Si lasciano le persone senza acqua fino a quando il meteo lo vorrà?  

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.