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Ecco perché chi nasce nella nostra terra muore prima: il livello di prevenzione è ai minimi storici

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CORIGLIANO-ROSSANO - Chi nasce qui, muore prima. E' tempo che questa terra si rimbocchi le maniche e rivendichi il diritto alla vita dei propri figli. La Sibaritide non è un posto per bambini, ma si può e si deve invertire la rotta. Mancano le strutture che facciano da ponte tra i cittadini e gli ospedali, occorre una totale riorganizzazione dei servizi che si occupano dell’assistenza alle donne e delle future mamme e c’è bisogno di potenziare il personale qualificato. Ma siccome piove sempre sul bagnato, ad aggiungersi alle falle del sistema sanitario nazionale c’è la condizione socio-economica di chi abita sulla fascia jonica: sono tante le famiglie svantaggiate che non hanno la possibilità di pagare il privato. Il rapporto “Come stai?” redatto da Save the Children evidenzia come la Calabria sia decisamente fanalino di coda quanto ad aspettativa di vita e qualità della stessa. I numeri parlano chiaro: chi nasce in questa terra mediamente muore poco meno di 4 anni prima rispetto a chi è nato al Centro o al Nord Italia. E non va meglio per un’esistenza in buona salute: per i nati nel 2021 l'aspettativa di vita sana è di 67,2 anni se parliamo della provincia di Bolzano, ma scende rovinosamente a 54,4 anni per chi è nato in Calabria, una forbice di ben 12 anni di scarto.  A commentare il dato il dott. Gianfranco Scarpelli, direttore del dipartimento interaziendale materno infantile dell’Azienda sanitaria provinciale.

Direttore, chi nasce da noi vive di meno e in vecchiaia se la passa più male…i nati nel 2021 potrebbero addirittura morire 4 anni prima rispetto a chi viene al mondo a Roma oppure a Venezia. E’ così?

Dunque, i dati raccolti strettamente sul nostro territorio sono un po' più incoraggianti. C’è da dire che la media di 4 anni scende a 2,8, che si attesta sempre ad un livello maggiore rispetto al resto del Paese ma è più contenuta.

Quali sono le cause?

Molteplici. Diciamo che il più delle volte le problematiche sorgono, ma vengono ignorate, durante la gravidanza. Molte donne, parliamo ovviamente di chi è in forti difficoltà economiche e non può permettersi visite e analisi in centri privati, arrivano al momento del parto avendo saltato screening fortemente consigliati e senza aver fatto tutti i passaggi propedeutici ad un parto sicuro.

Ma il nostro Servizio sanitario è pubblico e soprattutto tra i più invidiati al mondo…

Vero, ma nel nostro territorio manca la presenza capillare di centri che facciano informazione e prevenzione agli utenti.

Che intende?

Primo fra tutti mi riferisco ai consultori. Nei nostri comuni ci sono, ma purtroppo sono carenti di personale e mancano figure professionali specializzate. In alcuni ad esempio il ginecologo può andare solo alcuni giorni della settimana, in altri manca lo psicologo. Insomma, i nostri consultori non sono in grado di erogare quel servizio che invece sarebbero chiamati ad assicurare. Una mosca bianca è rappresentata dal consultorio di Trebisacce, un vero fiore all’occhiello. Per il resto c’è molto da lavorare.

Quali altri fattori influiscono?

Senza dubbio gli stili di vita corretti e comportamenti lontani dalla logica della prevenzione. Sempre in gravidanza le mamme non adottano un’alimentazione corretta, vuoi per motivi economici ma anche per ragioni culturali. Un esempio tra tutti l’assunzione di acido folico: ci sono ancora molte future mamme che non lo assumono né garantiscono l’apporto di questo elemento all’organismo attraverso una dieta equilibrata.

Dai dati risulta anche che i nostri figli non praticano sport…

Esattamente. In Calabria abbiamo il più alto tasso di obesità infantile d’Italia e la vita sedentaria non fa altro che incancrenire la situazione. A questo si aggiunge anche, parlando della fase neonatale, la questione allattamento. Nel nostro territorio solo il 45% delle mamme sceglie di dare il latte materno. Sappiamo tutti quanto invece questo sia fondamentale per rafforzare il sistema immunitario e garantire la buona salute del bambino.

Quali sono le soluzioni allora?

E’ necessario e urgente l’intera area materno infantile. Stiamo aspettando l’approvazione del piano operativo che dovrebbe arrivare entro fine anno.

Ma lei ha ribadito che è anche una questione socio-culturale…

E’ vero. Ma sono sicuro che nel momento in cui i consultori e gli altri ambulatori inizino a funzionare davvero sul territorio, con strumenti e personale capaci di dare risposte concrete al cittadino, allora i numeri tornerebbero ad equilibrarsi con il trend nazionale, l’aspettativa di vita tornerebbe ad essere più lunga nonché migliore, e avremmo anche maggiori armi per contrastare la mortalità infantile.

 

Valentina Beli
Autore: Valentina Beli

“Fare il giornalista è sempre meglio che lavorare” diceva con ironia Luigi Barzini. E in effetti aveva ragione. Per chi fa questo mestiere il giornalismo non è un lavoro: è un’esigenza, una passione. Giornalista professionista dal 2011, ho avuto l’opportunità di scrivere per diversi quotidiani e di misurarmi con uno strumento affascinante come la radio. Ora si è presentata l’occasione di raccontare le cronache e le storie di un territorio che da qualche anno mi ha accolta facendomi sentire come a casa. Ed io sono entusiasta di poterlo fare