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Squali lungo le rive dello Jonio? Tutto normale. Ma gli esperti avvertono: «Questi pesci stanno soffrendo»

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CORIGLIANO-ROSSANO – Illuminante la chiacchierata fatta con il professore Emilio Sperone, docente di zoologia marina presso il Dipartimento di Biologia, Ecologia e Scienze della Terra dell’Unical.

Il dottor Sperone, uno dei massimi esperti di “squali” in Italia, ci apre le porte di un mondo nuovo, offrendoci una nuova prospettiva su quelli che vengono definiti dagli scienziati internazionali, le “sentinelle” dell’ecosistema marino.

Dall’allarmismo crescente per l’avvistamento di squali a riva e anche del loro spiaggiamento sulle coste calabresi, intervistiamo il professore Sperone, uno dei maggiori esperti di squali in Italia, per capire meglio se il pericolo “squalo” incombe o meno.

«Gli squali da sempre sono nei nostri mari, adesso però – ci spiega Sperone – la notizia del loro avvistamento sui social, crea un tam tam che nel passato non c’era. Le cause del loro avvicinamento sono dovute alla perdita di orientamento causato dall’essere finiti nella rete di qualche pescatore che poi li libera, oppure si avvicinano a riva per partorire o infine, perché sono stati aggrediti, sempre dall’uomo, e sono fuggiti o anche perché stanno inseguendo delle prede»

Gli squali sono fondamentali per l’ecosistema marino, sono le cosiddette sentinelle: «Si perché gli squali sono all’apice della catena alimentare, cosiddetti super-predatori, per cui se vengono a mancare loro, c’è il caos nel sistema, infatti non a caso i nostri mari, sono sempre più invasi dalle meduse».

Gli squali sono i guardiani delle barriere coralline, quando ci sono loro i pesci più piccoli che convivono con i coralli, sono salvi dai predatori di media grandezza: è questa la funzione preziosa degli squali nella conservazione delle barriere coralline.

«Come tutti gli animali, anche gli squali hanno l’istinto di sopravvivenza e diventano pericolosi quando si sentono aggrediti e/o in pericolo ma – continua Sperone – sono rarissimi i casi in cui un essere umano sia stato sbranato da uno squalo, al massimo può essere morso e purtroppo può dissanguarsi».

Il prof Sperone ci tranquillizza esorcizzando la paura che si può incanalare dopo aver visto la saga dei film “Lo squalo”. Ma se lo incontriamo mentre facciamo un bagno cosa bisogna fare? «Mai comportarsi come prede – afferma Sperone - quindi mai scappare, ma restare fermi, non andare nel panico e non fare movimenti repentini, inoltre bisogna restare in verticale, perché altrimenti ci scambierebbe per una preda, in quanto i pesci stanno a galla in orizzontale ed avrebbe una visione di noi come se fossimo grandissimi. Questo lo disorienterebbe per un po', dandoci il tempo di allontanarci, ma sempre lentamente».

I dati inoltre ci dicono che il mercato delle pinne, tra i prodotti ittici più costosi, conta circa 70-80 milioni di esemplari uccisi ogni anno. Uno scempio che si consuma anche con lo shark finning, le pinne vengono infatti tagliate mentre i pesci sono ancora vivi. I corpi, privati delle appendici, vengono gettati in mare, dove l’animale agonizza per giorni prima della morte.

«Questa pratica sta diventando un problema per tutto l’ecosistema marino, senza le sentinelle la catena alimentare rischia di impazzire».

Se è vero quindi, che nei mari calabresi gli squali ci sono sempre stati e che, se si conosce il modo per poter reagire in loro presenza, danni non ce ne sono, seppur dovessimo incrociarli, ci chiediamo, alla luce delle considerazioni del professor Sperone e dei dati riportati, chi tra squalo e uomo, sia il vero predatore.

Francesca Sapia
Autore: Francesca Sapia

Ha due lauree: una in Scienze politiche e relazioni internazionali, l'altra in Intelligence e analisi del rischio. Una persona poliedrica e dall'animo artistico. Ha curato le rassegne di arti e cultura per diversi Comuni e ancora oggi è promotrice di tanti eventi di arti visive