Crescita e responsabilità, Renzo: perché l’autonomia dei bambini è decisiva
L’intervento della pedagogista Teresa Pia Renzo sul valore educativo dell’autonomia nei bambini. Il ruolo della famiglia e dei servizi per l’infanzia, le responsabilità quotidiane come strumenti di crescita, i rischi della sostituzione genitoriale e le ricadute sullo sviluppo emotivo e cognitivo, fino all’adolescenza
CORIGLIANO-ROSSANO – A Corigliano-Rossano la pedagogista Teresa Pia Renzo richiama l’attenzione sull’importanza delle autonomie di base nei bambini, evidenziando il ruolo centrale della famiglia e le conseguenze educative di un’eccessiva delega alla scuola.
«Educare all’autonomia non è un gesto accessorio, ma una scelta fondativa che incide sul modo in cui un bambino imparerà a stare nel mondo. Delegare tutto alla scuola, sostituirsi ai figli nelle azioni quotidiane, proteggerli oltre misura significa rinviare – e spesso compromettere – la costruzione della responsabilità personale. È da qui che nasce molta della fragilità che oggi osserviamo già in età giovanile».
A sollevare ancora una volta un tema dirimente per la crescita, la formazione e la progressione personale dei cittadini del domani, nel solco di quelle che sono vere e proprie provocazioni sociali, è la pedagogista Teresa Pia Renzo, che richiama con forza il valore educativo delle autonomie di base come asse portante dello sviluppo del bambino. «Un principio – dice - che riguarda i servizi per la prima infanzia, ma che chiama in causa direttamente anche la famiglia, primo e insostituibile luogo educativo».
«Dietro ogni gesto autonomo – vestirsi, allacciarsi le scarpe, riordinare, collaborare in casa – si attiva un processo di responsabilizzazione che rende il bambino più consapevole, più sicuro e capace di gestire sé stesso e il contesto in cui vive. L’autonomia, quindi, non è solo fare da soli, ma imparare a portare a termine un compito, assumendosene le conseguenze».
«Quando un genitore si sostituisce costantemente al figlio, anche nelle azioni più semplici, si crea una dipendenza che nel tempo si trasforma in incapacità di gestione, noia, insoddisfazione e scarsa tenuta emotiva. È un meccanismo – ricorda la professionista della crescita sul campo della formazione da oltre due decenni - che emerge con forza soprattutto nell’adolescenza, quando l’assenza di responsabilità si manifesta come immaturità».
«Apparecchiare, sparecchiare, riordinare la propria stanza, aiutare in cucina non sono aiuti simbolici, ma vere esperienze cognitive. In quei momenti il bambino conta, organizza, verifica, corregge. Sta elaborando dati, facendo scelte, sviluppando pensiero logico e capacità di problem solving».
«La scuola – aggiunge ancora la pedagogista - può e deve insegnare le prime autonomie, ma non può sostituirsi alla famiglia. Quando le regole valgono solo in un contesto e non nell’altro, si crea una frattura educativa che disorienta il bambino e rende inefficace qualsiasi percorso formativo».
«Stabilire piccole responsabilità, dunque, anche legate a una semplice paghetta o a incarichi domestici, non è una punizione ma un atto educativo. Significa trasmettere il valore dell’impegno, del rispetto delle regole e della cura degli spazi condivisi».
«Lasciare fare, lasciare sbagliare, lasciare correggere è il cuore dell’educazione autentica. Un bambino che sbaglia – conclude Teresa Pia Renzo - è un bambino che sta imparando. Chi non sbaglia mai, semplicemente, non agisce e non cresce».