Pesca della sardella, tra speranze tradite e crisi senza risposte
Il Comitato Pescatori Calabria denuncia il fallimento delle politiche europee e chiede alla Regione un Piano Straordinario per salvare la piccola pesca artigianale
CORIGLIANO-ROSSANO– La pesca della sardella, simbolo identitario della tradizione marinara calabrese, è diventata negli ultimi anni il paradigma di una crisi profonda e strutturale del settore ittico regionale. È quanto denuncia il Comitato Pescatori Calabria, che in un comunicato parla di “speranze disattese e illusioni infrante” rispetto alle politiche europee e regionali per il rilancio della piccola pesca artigianale.«Avevamo puntato molto sulla programmazione pesca dell’Unione europea, convinti che rappresentasse un’opportunità concreta per accompagnare il cambiamento del settore attraverso diversificazione e innovazione. Purtroppo, l’attesa è stata tradita e l’illusione di una ripresa del comparto si è infranta», afferma il Comitato.
Il riferimento è anche ai recenti episodi di tensione registrati nel porto di Cirò Marina, che il Comitato condanna senza esitazioni, ma invita ad analizzare in una prospettiva più ampia.
«La violenza va condannata sempre e comunque. Tuttavia, è necessario riflettere sulle cause profonde del disagio e sulle responsabilità strutturali delle politiche europee, sugli effetti economici e sanitari e sulle scelte politiche che hanno portato al divieto di un prodotto identitario della nostra cultura marinara».
Secondo il Comitato, la messa al bando di alcune pesche tradizionali e degli attrezzi della piccola pesca artigianale rappresenta un errore strategico.
«Le storiche pesche tradizionali non vanno proibite, ma razionalizzate. Mettere alla gogna i piccoli pescatori artigianali, una categoria storicamente fragile e ormai in via di estinzione, significa essere fuori pista e alimentare una narrazione distorta pur di fare ascolto».
Il comunicato punta il dito anche contro le istituzioni comunitarie e le politiche applicate in modo uniforme a contesti marini profondamente diversi.
«L’Unione europea predica tutela ambientale, ma impone regole cieche a mari che non sono uguali, contribuendo a distruggere economie, comunità e identità locali».
Un paradosso, sottolineano i pescatori, è che fino a pochi anni fa la rosamarina (sardella) era inserita tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) dal Ministero delle Politiche Agricole.
«Negli ultimi due decenni, coincidenti con il divieto di pesca della sardella, si è registrata una drastica diminuzione delle imbarcazioni, degli occupati, delle catture e del valore della produzione, colpendo al cuore le microimprese familiari della pesca».
La crisi della pesca calabrese, secondo il Comitato, è frutto di politiche comunitarie non adeguate alle specificità locali e di politiche regionali e locali insufficienti, nonostante la presenza della Legge regionale n. 27 del 2004 per la valorizzazione dell’economia ittica.
«La sardella, definita il “caviale calabrese”, ha rappresentato per decenni una significativa integrazione del reddito per le comunità costiere. Coinvolgeva circa il 70% delle imbarcazioni della piccola pesca artigianale e generava ricavi stimati in circa 17 milioni di euro tra Calabria e Sicilia».
Alla luce della situazione, il Comitato avanza una richiesta chiara e urgente alla Regione Calabria.
«Riteniamo che l’unica strada percorribile sia la dichiarazione dello stato di crisi del settore e il varo di un “Piano Pesca Straordinario”. Sarebbe un segnale forte per la categoria e potrebbe sensibilizzare la Commissione europea sulla portata di questa emergenza».