3 ore fa:Natalità nel nord-est calabrese: 39 comuni su 58 sotto la media italiana, due senza nascite
2 ore fa:Cassano Jonio, la consigliera Russo chiede un presidio dei Vigili del Fuoco sul territorio
1 ora fa:Cropalati rende omaggio a Enotrio con una mostra dedicata al maestro calabrese
1 ora fa:iGreco Ospedali Riuniti avvia la selezione per 20 infermieri a tempo indeterminato
2 ore fa:Rete nefrodialitica, la Piazza di Schierarsi Co-Ro chiede all'Asp di rivedere la riorganizzazione
43 minuti fa:Dal Vinitaly a Sibari fino ad Odissea 2000, doppio appuntamento per la Famiglia Barbieri
3 ore fa:Cento anni, un panino alla mortadella e l’indifferenza delle auto in corsa
23 minuti fa:Sila-Mare, completato il varo dell’impalcato metallico del viadotto Ortiano II
2 ore fa:Incendio a Cassano, salvato il santuario della Madonna della Catena: «Fuoco bloccato all’alba»
1 ora fa:Marcello Quintanilha a Corigliano-Rossano per "Vietato leggere fumetti"

Il Feudo di Paludi, fu Casale di Rossano e ne accompagnò le diverse vicende

1 minuti di lettura

Da quanto emerge da una necropoli enotria, pre-ellenica, esistente nel sito di Piana Agretto e secondo le numerose ricerche storiche e archeologiche, Paludi era abitata già all’epoca della prima età del ferro tra l’VIII e il IX secolo a.C., mentre la zona denominata Castiglione di Paludi registrò la presenza durevole dei Brettii già a partire dal III-IV secolo a.C.  
    
Come si intuisce si tratta di un Borgo che, per il suo lungo trascorso storico-archeologico di estrema importanza, necessita di continui approfondimenti in quanto non finisce mai di stupire.

Il piccolo e grazioso paesino medioevale è collocato nella parte orientale alle propaggini della Sila Greca, molto vicino a Rossano di cui nel periodo feudale ne fu Casale accompagnandone le diverse vicende. 

Intorno alla metà del XV secolo, sul quale si rimanda per maggiori informazioni alla consultazione degli articoli relativi a Longobucco (leggi qui) e Rossano (di prossima pubblicazione), Paludi fu dominio della famiglia Marzano (1445-1464), una delle più antiche d’Italia, titolare del principato di Rossano con Marino, figlio di Antonio Marzano e di Covella Ruffo, imparentata con la regina di Napoli Giovanna d’Angiò e genero di Re Alfonso I d’Aragona, conosciuto come il Magnanimo, per averne sposato la figlia Eleonora. 

Dominio che passò successivamente agli Sforza (1487-1499), poi ai d’Aragona (1499-1524), per ritornare nuovamente agli Sforza nella metà del XVI secolo (1524-1559), nel secolo successivo agli Aldobrandini (1612-1681) ed in ultimo ai Borghese che ne detennero il possesso fino all’abolizione del feudalesimo voluto dai Francesi con le leggi napoleoniche del 1806. 

Sul finire del XVIII secolo, grazie all’ordinamento amministrativo stabilito nel 1799 dal Generale Championnet, al tempo della Repubblica Partenopea, Paludi venne compreso nel Cantone di Corigliano, Dipartimento del Crati. 

Divenne Luogo, ovvero "Università" nel Governo di Rossano a seguito della legge 19 gennaio 1807, sino a quando nel 1811, con le norme che prevedevano l'istituzione dei Comuni e dei Circondari, decreto 4 maggio 1811, diventò comune e venne a far parte della giurisdizione pertinente Cropalati. Sistemazione altresì convalidata nel successivo riordino del 1816 voluto dal Borbone. 
 

Franco Emilio Carlino
Autore: Franco Emilio Carlino

Nasce nel 1950 a Mandatoriccio. Storico e documentarista è componente dell’Università Popolare di Rossano, socio della Deputazione di Storia Patria per la Calabria e socio corrispondente Accademia Cosentina. Numerosi i saggi dedicati a Mandatoriccio e a Rossano. Docente di Ed. Tecnica nella Scuola Media si impegna negli OO. CC. della Scuola ricoprendo la carica di Presidente del Distretto Scolastico n° 26 di Rossano e di componente nella Giunta Esecutiva. del Cons. Scol. Provinciale di Cosenza. Iscritto all’UCIIM svolge la funzione di Presidente della Sez. di Mirto-Rossano e di Presidente Provinciale di Cosenza, fondando le Sezioni di: Cassano, S.Marco Argentano e Lungro. Collabora con numerose testate, locali e nazionali occupandosi di temi legati alla scuola. Oggi in quiescenza coltiva la passione della ricerca storica e genealogica e si dedica allo studio delle tradizioni facendo ricorso anche alla terminologia dialettale, ulteriore fonte per la ricerca demologica e linguistica