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Quando il mercato era itinerante e il latte lo portavano le capre sotto le finestre

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CORIGLIANO-ROSSANO - Gli anni del dopo guerra sono stati quelli della ripresa economica; a Rossano tuttavia, come nel resto del Sud Italia, tale ripresa è giunta con qualche anno di ritardo.

Basti pensare che negli anni ’60 del secolo scorso era ancora molto praticata la vendita porta a porta; i primi supermercati vedranno la luce solo vent’anni dopo e chiunque producesse qualcosa come ortaggi, carbonella, uova o latte passava per i vicoli del paese gridando a gran voce la disponibilità della propria mercanzia.

Il solo lattaio non aveva bisogno di sgolarsi molto per richiamare l’attenzione delle massaie e il suo richiamo era sempre lo stesso: “u latt(e) ca pass(a)”!

Bastava comunque il tintinnio delle campane che le pecore e le capre avevano al collo per richiamare l’attenzione di chi stava in casa.

Al ritorno dal pascolo, il mandriano faceva girare direttamente i propri animali per i vicoli e li mungeva davanti alle porte di chi chiedeva il latte per i propri figli; particolarmente apprezzato era il latte di capra che, essendo molto grasso – e anche per motivi di … risparmio - veniva diluito con acqua prima di darlo ai bambini.

I ragazzi di allora cercavano di impedire agli ovini di passare nelle zone dove si giocava a pallone: non volevano che gli animali si lasciassero dietro quelle fastidiose palline di sterco che si attaccavano sempre alle suole delle scarpe.

Altra mercanzia che si vendeva abitualmente porta a porta era la carbonella e a Rossano c’erano almeno quattro persone esperte nel produrre la famosa carbonella da braciere.

Al grido “a carvunedd(a)”, c’era sempre un asino o un mulo che passava con il suo carico del prezioso combustibile dei poveri.

Anche le uova avevano i propri distributori specializzati. Al grido “ov(a), ov(a)” ci si affacciava e si contrattava il prezzo del prodotto; i non più giovani ricordano “Luciano delle uova”, che nel tempo libero e in prossimità del Natale si era specializzato nella realizzazione di rustici ma suggestivi presepi.

Particolarmente atteso era il periodo delle varie produzioni ortofrutticole.

Ai giorni nostri in qualsiasi stagione nei supermercati c’è di tutto; che poi il tutto sia anche buono o saporito è un altro discorso. Ma negli anni ’60 il contadino portava casa per casa, a dorso di mulo, la sua produzione stagionale: fichi, noci, castagne che servivano per l’inverno.

C’erano poi coloro che non possedevano orti e si dedicavano alla raccolta e vendita delle coltivazioni spontanee della nostra terra.

Già nei primi giorni di ottobre era facile incontrare il venditore di castagne bollite che al grido “i cav(e)re, cav(e)re” (le calde, calde) vendeva per dieci lire ben tre grossi e gustosissimi frutti del bosco. Portava con se un secchio di metallo, forse di vernice, con le castagne immerse in acqua calda ed il tutto era coperto con un sacco di iuta per mantenere il calore. Gli anticorpi si creavano in maniera naturale.

Ad agosto, invece, erano in tanti a dedicarsi alla vendita dei fichi d’India o, per dirla alla rossanese, dei “ficunian”.

Ogni angolo del centro storico era buono per dedicarsi alla vendita del frutto, era necessario solo che la strada fosse frequentata e per venti lire si compravano tre fichi d’India, che di solito si consumavano immediatamente.

Capitava, qualche volta, che qualcuno un po’ sbruffone ne mangiasse un quantitativo esagerato e che (dati gli effetti collaterali) per i giorni successivi non lo si incontrasse in giro…

Altro venditore occasionale era colui che si occupava della vendita del sangue di agnello.

Normalmente erano i garzoni delle macellerie che arrotondavano la paga, vendendo in giro il sangue delle piccole bestie con cui si cucinava un ottimo soffritto.

Raccolto in un recipiente di latta, il sangue poi coagulava e si poteva quindi prendere con le mani; l’igiene lasciava molto a desiderare, ma anche in questo caso, il sistema era ottimo per creare gli anticorpi che permettevano di non ammalarsi.

Le massaie dell’epoca avevano i loro venditori di fiducia e le loro abitudini: mai comprare il sangue da uno sconosciuto, potrebbe non essere di animale di piccola taglia ed il soffritto non verrebbe buono!

Gino Campana
Autore: Gino Campana

Ex sindacalista, giornalista, saggista e patrocinatore culturale. Nel 2006 viene eletto segretario generale regionale del Sindacato UIL che rappresenta i lavoratori Elettrici, della chimica, i gasisti, acquedottisti e tessili ed ha fatto parte dell’esecutivo nazionale. È stato presidente dell’ARCA territoriale, l’Associazione Culturale e sportiva dei lavoratori elettrici, vice presidente di quella regionale e membro dell’esecutivo nazionale. La sua carriera giornalistica inizia sin da ragazzo, dal giornalino parrocchiale: successivamente ha scritto per la Provincia Cosentina e per il periodico locale La Voce. Ha curato, inoltre, servizi di approfondimento e di carattere sociale per l’emittente locale Tele A 57 e ad oggi fa parte del Circolo della Stampa Pollino Sibaritide