6 ore fa:Co-Ro, Schermi presenta "I Goonies": cinema sotto le stelle in Piazza Nino Chefalo
5 ore fa:Co-Ro e viabilità provinciale, completata la bitumazione della SP 188: presto anche l'illuminazione nelle gallerie
2 ore fa:Odissea 2000, weekend con Radio Kiss Kiss e lunedì i bambini protagonisti di "Mani in Pasta"
4 ore fa:Mormanno inaugura il nuovo campo sportivo "Roberto Domanico": un'opera da 750 mila euro al servizio della comunità
3 ore fa:Tribunale di Corigliano-Rossano, Uva chiama a sostegno i comuni della Sibaritide
4 ore fa:Castrovillari Calcio, la sindaca De Gaio scrive alla LND: «Verificare l'esistenza di un presunto clone sportivo»
6 ore fa:Jazz, archeologia e grandi eventi: l'estate dei Parchi di Crotone e Sibari entra nel vivo
3 ore fa:Parco della Sila e LIPU sottoscrivono un protocollo per la tutela della biodiversità
5 ore fa:Basso Jonio, telefoni muti e internet a singhiozzo: turisti e residenti nelle zone d’ombra della rete mobile
7 ore fa:Trebisacce aderisce a "Sosamare": sabato una giornata dedicata alla pulizia della spiaggia e alla tutela dell'ambiente

Quegli artisti campani chiamati per ridare bellezza a Rossano dopo il terremoto del 1836: ecco chi erano i Capobianco

2 minuti di lettura

CORIGLIANO-ROSSANO - Il terribile terremoto del 1836, che ancora ricordiamo ogni anno con i fuochi del 24 aprile, fece di Rossano e circondario, un cumulo di macerie.

Il fenomeno tellurico non risparmiò niente, neppure gli edifici sacri con la cattedrale rossanese che fu danneggiata in maniera seria, tanto da essere dichiarata inagibile.

Il vescovo in quegli anni era Bruno Maria Tedeschi il quale diede il via ai lavori per la sistemazione dell’episcopio che verranno poi completati da monsignor Pietro Cilento nel 1845.

Le decorazioni interne del Salone degli Stemmi si devono a S.E. Mons. Orazio Mazzella che nel 1898 affida il compito delle decorazioni ad affresco del Salone, con stemmi degli arcivescovi di rito latino, al pittore Michele Capobianco.

Ma chi era questo Michele Capobianco?

Michele Cosimo Damiano Capobianco era nato a Vitulano (BN), stesso luogo di nascita dell’Arcivescovo Orazio Mazzella che resse la diocesi rossanese dal 1898 al 1917, il 9 dicembre del 1847 da Pasquale (pittore) e Carmela D’Amore, ed è stato proprio il vescovo Mazzella a chiamarlo a Rossano per abbellire la cattedrale dell’Achiropita. L’impresa da realizzare sarebbe stata lunga e complessa, perciò Michele vi trasferì tutta la famiglia prendendo casa di fronte l’antica pescheria, in modo da poter essere “casa e bottega” con l’impegno che lo attendeva.

La moglie di Michele, Almerinta Guadagno, nobildonna, discendente dagli antichi signori di Vitulano, gli aveva dato cinque figli, tra cui Pasquale, nato anch’esso a Vitulano il 10 marzo 1889, che avrebbe seguito le orme paterne.

Nel 1938 è stato l’Arcivescovo Domenico Marsiglia a continuare l’opera di ristrutturazione dell’Episcopio, commissionando anche le decorazioni del soffitto del Salone, che vennero realizzate proprio da Pasquale Capobianco, figlio di Michele, con al centro lo stemma dell'arcivescovo.

Non si reperiscono molte notizie su Michele Capobianco. Le uniche che si trovano su internet riguardano alcuni dipinti affrescati a Vitulano, il suo paese natale ed i dipinti nella chiesa cattedrale dell’Achiropita a Rossano. Voci tramandate da generazioni, ne parlano come il classico artista col basco in testa, il sigaro in bocca ed il pennello perennemente tra le mani.

Del figlio Pasquale si conosce qualcosa in più.

Seguendo le orme paterne e collaborando con lui, affrescò le navate laterali della cattedrale rossanese, poi nell’ex convento di Santa Chiara, Pasquale aprì una Scuola di Arti e Mestieri e fu chiamato a decorare anche altre chiese a Pietrapaola, Calopezzati, Longobucco e San Demetrio Corone, così come ad arricchire con affreschi le sale dei palazzi Martucci, Amarelli, De Lauro-Morelli e Bianco.

Sposò una rossanese, Antonietta Cosentino nata il 15 ottobre 1886 ed andò ad abitare sempre nei pressi della cattedrale, vicino alla cosiddetta “Acqua Molle”, ai piedi della scalinata che porta verso via XX Settembre. Ebbe tre figlie: Anna, Aurora e Alda che col tempo si trasferirono a Roma.

A Michele e Pasquale Capobianco si devono quindi gli affreschi della bella cattedrale rossanese e gli stemmi arcivescovili del salone nell’episcopio ma, oltre ai lavori importanti eseguiti nelle cittadine del circondario ed agli affreschi eseguiti presso le ville nobiliari rossanesi, pare che ci siano anche altre opere minori in giro per Rossano, attribuibili ad essi.

Una di queste si dice sia l’immagine raffigurante Sant’Antonio che è posta in una nicchia nei pressi del bivio di Celadi, che porta a Rossano Centro da un lato e verso Santa Maria delle Grazie dall’altro.

La figura del Santo di Padova sembra sia stata dipinta da Pasquale Capobianco nella nicchia in muratura e poi riprodotta in foto dal maestro meccanico Antonio Golluscio, noto per la sua devozione alla Santa Croce, che l’ha divulgata. Una immagine fotografica del dipinto è posta proprio al bivio di Celadi in una nicchia in metallo ed un’altra si trova nella cappella della Santa Croce.

Gino Campana
Autore: Gino Campana

Ex sindacalista, giornalista, saggista e patrocinatore culturale. Nel 2006 viene eletto segretario generale regionale del Sindacato UIL che rappresenta i lavoratori Elettrici, della chimica, i gasisti, acquedottisti e tessili ed ha fatto parte dell’esecutivo nazionale. È stato presidente dell’ARCA territoriale, l’Associazione Culturale e sportiva dei lavoratori elettrici, vice presidente di quella regionale e membro dell’esecutivo nazionale. La sua carriera giornalistica inizia sin da ragazzo, dal giornalino parrocchiale: successivamente ha scritto per la Provincia Cosentina e per il periodico locale La Voce. Ha curato, inoltre, servizi di approfondimento e di carattere sociale per l’emittente locale Tele A 57 e ad oggi fa parte del Circolo della Stampa Pollino Sibaritide