Vigilanza armata all’ASP di Cosenza: turni massacranti, trasferte punitive e diritti calpestati
Lavoratori allo stremo dopo il cambio di appalto: percorrenze fino a 80 km, turnazioni arbitrarie e nessun intervento delle istituzioni. «Si sta giocando con la nostra sicurezza»
CORIGLIANO-ROSSANO - C’è un confine sottile tra organizzazione del lavoro e abuso. Un confine che, secondo i lavoratori della vigilanza armata impiegati nelle strutture dell’ASP di Cosenza, sarebbe stato ormai ampiamente superato. Dopo il recente cambio di appalto, infatti, la situazione sarebbe diventata insostenibile, con pratiche ritenute arbitrarie, punitive e in aperta violazione del CCNL e delle norme sulla sicurezza.
«Turni consecutivi di 8, 10 e fino a 12 ore, spesso per più notti di fila, assegnazioni improvvise in postazioni mai coperte in precedenza e percorrenze giornaliere superiori agli 80 chilometri». È questo il quadro denunciato dagli operatori, molti dei quali si ritrovano a rientrare a casa esausti, percorrendo la SS106, con tutti i suoi rischi ed i suoi pericoli.
Secondo quanto riferito, inoltre, le turnazioni non risponderebbero a reali esigenze organizzative, ma verrebbero applicate in modo selettivo, colpendo in particolare chi ha rivendicato diritti o svolto attività di rappresentanza sindacale. All’opposto, altri lavoratori, ritenuti “vicini” all’azienda, svolgerebbero da mesi esclusivamente turni mattutini e in postazioni più comode, alimentando disparità e tensioni interne.
Il cambio di appalto, raccontano i lavoratori, è avvenuto in un clima «caotico e opaco». Le liste del personale, infatti, sarebbero risultate incomplete rispetto a quelle indicate nel bando di gara e prive delle sedi precedentemente assegnate. Il 30 maggio 2025, la convocazione d’urgenza: contratti da firmare in poche ore, validi dalla mezzanotte del giorno successivo, senza alcuna possibilità di confronto sindacale o legale.
Nei nuovi contratti, inoltre, la sede di lavoro viene estesa all’intera provincia di Cosenza, con prevalenza sulla costa ionica, scaricando sui dipendenti costi, disagi e rischi non previsti. Una dinamica che, sottolineano gli operatori, non sarebbe nuova: «in un precedente passaggio di cantiere, un dirigente sindacale – per il quale era stato concordato un contratto a tempo indeterminato – venne assunto per soli sei mesi, per poi restare senza lavoro mentre l’azienda procedeva a nuove assunzioni».
Intanto gli stipendi restano intorno ai 1.200 euro mensili, a fronte di turni estenuanti, postazioni ritenute non sicure e trasferte quotidiane su strade ad alto rischio.
Da qui la denuncia, inoltrata all'Agenzia nazionale Anti Corruzione (ANAC), alla Prefettura di Cosenza, alla Questura, al Servizio prevenzione per la Sicurezza sul lavoro (SPISAL), all'Ispettorato del Lavoro, all'ASP di Cosenza e alla Regione Calabria, per verificare la regolarità del cambio di appalto, il rispetto della clausola sociale, la correttezza delle turnazioni, la sicurezza delle postazioni e la piena applicazione del D.Lgs. 81/2008.
«Nel settore della vigilanza privata si continua a giocare con la vita e la dignità delle persone – affermano –. Non ci fermeremo finché non verrà ripristinato il rispetto dovuto a chi lavora».
L’appello finale è diretto anche all’opinione pubblica: chi garantisce sicurezza non può essere lasciato senza tutele. Perché, come avvertono gli stessi operatori, aspettare ancora potrebbe significare attendere l’irreparabile.