Il dopo piena: Cassano resiste tra soccorsi, volontari e cantieri h24 sul Crati
Dalle farmacie ai resort, fino ai volontari e alla Protezione civile: la rete solidale sostiene gli sfollati. Webuild al lavoro giorno e notte sugli argini, già ripristinate due rotture
CASSANO JONIO – L’acqua si ritira lentamente, il lavoro no. Tra Lattughelle, Laghi di Sibari e Parco archeologico anche nella mattinata del 18 febbraio si continua a svuotare la piana dai milioni di metri cubi riversati dal Crati. Il paesaggio è ancora quello del fango, delle pompe in funzione e dei mezzi operativi, ma attorno all’emergenza si è ormai strutturata una macchina organizzativa che tiene insieme istituzioni, volontariato, imprese e cittadini.
Il Comune coordina, Protezione civile e Caritas diocesana restano in prima linea, mentre decine di famiglie sono ancora sfollate. Accanto ai soccorritori si è attivata una rete spontanea di solidarietà fatta di attività e strutture del territorio che hanno aperto porte e servizi.
Per l’assistenza sanitaria e farmaceutica sono operative la Farmacia Calvosa di Trebisacce della dottoressa Anna Scarcella con il supporto di Angelo Scardini e la Farmacia Maiuri di Lauropoli. Per l’accoglienza si sono mobilitate alcune delle principali strutture ricettive della Sibaritide: il Resort Minerva, il Sibari Residence, l’Hotel Barbieri di Altomonte e il Residence Il Salice, che stanno ospitando sfollati e personale impegnato nelle operazioni.
È la risposta di una comunità che prova a reagire mentre l’emergenza è ancora in corso.
Gli argini e il lavoro senza sosta
Queste sono le retrovie. Poi però c’è il fronte delicato. Dove oggi si sta combattendo la vera guerra: gli argini del Crati dove si lavora senza interruzioni. E anche qui è arrivata, come manna dal cielo la catena della solidarietà. Non era scontata e non era nemmeno dovuta. Dall’alba di sabato, infatti, le maestranze di Webuild operano 24 ore su 24, a servizio della Protezione Civile, in località Lattughelle per raggiungere e chiudere le quattro rotture arginali. Per arrivarci hanno creato piste di accesso dal nulla, in condizioni meteo difficili e con terreni saturi d’acqua.
Ad oggi due argini sono stati già ripristinati e, salvo peggioramenti meteo, gli altri dovrebbero essere completati entro la settimana. La presenza della grande società impegnata nel Terzo Megalotto della Statale 106 ha messo in campo una capacità logistica difficilmente attivabile in tempi brevi da strutture più piccole: uomini, mezzi pesanti e organizzazione immediata al servizio dell’emergenza.
Un intervento che apre anche una riflessione più ampia: la massa operativa di un grande player non sostituisce il territorio ma si integra con esso. Il cantiere coinvolge infatti oltre 1.200 lavoratori e una filiera di più di 900 imprese, il 45% delle quali calabresi.
Ma l’azione di Webuild non è stata solo tecnica. Nei primi due giorni sono stati preparati circa 500 pasti caldi e distribuite oltre 5.000 bottiglie d’acqua agli sfollati, mentre ogni giorno vengono garantiti circa 150 pasti agli operatori impegnati nel fango, dalla Protezione civile a Calabria Verde.
Le attività proseguiranno finché durerà l’emergenza. Nel frattempo la piana prova a respirare: meno acqua, più persone al lavoro. È la fase in cui la cronaca della catastrofe lascia spazio a quella della resistenza.