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Santi patroni, gonfalone e fusione: Corigliano-Rossano, è ora di fare sul serio

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CORIGLIANO-ROSSANO - Otto anni dopo la fusione che ha dato vita a Corigliano-Rossano, la città si trova ancora a confrontarsi con una questione identitaria irrisolta: la celebrazione dei suoi santi patroni. Oggi è il 2 aprile: a Corigliano è festa grande... a Rossano, invece, è un giorno come un altro. Assurdo!

La persistente divisione nelle festività di San Francesco di Paola e San Nilo da Rossano, rispettivamente il 2 aprile e il 26 settembre, marchia una mancata integrazione delle tradizioni e una frammentazione del senso di appartenenza cittadino. Quasi come se si avesse timore di poter accostare le due identità, lasciandole obbligatoriamente "isolate" nelle loro dualità e alimentando, di fatto - e speriamo inconsapevolmente - un acerrimo campanilismo che negli ultimi tempi sta sfiorando livelli assurdi, in certi casi e contesti anche ridicoli!

Il quadro normativo e le opportunità di integrazione

Sebbene la normativa italiana non imponga restrizioni stringenti sulla gestione delle festività patronali, essa offre un ampio margine di manovra per l'amministrazione comunale. In questo contesto, il sindaco potrebbe esercitare un ruolo proattivo, promuovendo un'armonizzazione delle celebrazioni. In che modo? Imponendo la doppia festività patronale per tutta la comunità: il 2 aprile e il 26 settembre. Serve solo coraggio! Anche perché non sarebbe l'unico caso e nemmeno un caso isolato.

Dall'unità d'Italia ad oggi nel nostro Paese sono state compiute ben 205 fusioni di comuni, quindi la "nostra" non è né l'unica, né la più astrusa tantomeno è una cosa anormale. È solo un processo amministrativo e dei tempi che si può perfettamente armonizzare senza rinnegare identità, culture e provenienze. 

Tale iniziativa non solo risponderebbe a un'esigenza di unità, ma rappresenterebbe anche un'opportunità di buonsenso per valorizzare il patrimonio culturale e religioso della città nel suo complesso.

Oltre le festività: l'attuazione incompiuta della fusione

La questione delle festività patronali si inserisce, però, in un quadro più ampio di attuazione incompiuta della fusione. L'assenza di simboli identitari come il gonfalone e lo stemma, unitamente alla mancata realizzazione dei municipi previsti dalla legge istituiva, ancora, ad otto dalla fusione, solleva interrogativi. Sicuramente in città ci saranno emergenze, urgenze ed esigenze ben più grandi ed importanti, ma - a pensarci bene - queste che sembrano essere solo formalità sono segnali importanti per creare una consapevolezza comune, soprattutto nelle nuove generazioni. Perché se noi adulti ci sentiamo - sicuramente a giusta ragione - rossanesi e coriglianesi, i bambini di oggi nati sotto l'effige di Corigliano-Rossano, a loro modo, dovranno sentirsi, domani, identitari e orgogliosi della loro grande città. Un buon progetto, una buona idea - come ricordava proprio il sindaco nell'ultimo consiglio comunale - si costruisce oggi per viverla domani. E in questo momento di identitario, di Corigliano-Rossano, su domani non c'è un bel nulla!

La proposta di una commissione consiliare straordinaria

In un contesto, allora, in cui sono state istituite commissioni consiliari speciali per temi di rilevanza strategica, come l'Autonomia locale e la revisione della geografia giudiziaria, forse sarebbe opportuno considerare la creazione di una commissione straordinaria dedicata al monitoraggio dell'attuazione della fusione. Tale organismo avrebbe il compito di analizzare le criticità, proporre soluzioni e garantire che gli impegni assunti al momento della fusione vengano rispettati.

Un appello all'azione e alla responsabilità

Corigliano-Rossano necessita di un'azione politica decisa e di una visione strategica che superi le divisioni e promuova un'identità cittadina unitaria. Le festività patronali, i simboli identitari e l'attuazione della fusione rappresentano tappe fondamentali di questo percorso. È responsabilità delle istituzioni e della comunità nel suo complesso garantire che il potenziale di questa città non rimanga inespresso.

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.