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Pente, le grotte diventate discariche a cielo aperto

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Grotte scavate nella roccia, lauree eremitiche e ipogei caratterizzano la parte più antica di Rossano, città d’arte. Un censimento di queste strutture, sia private che pubbliche, è fondamentale per una città ed un territorio che devono recuperare, rispetto ad altre esperienze virtuose, anche del sud, lo storico e non più accettabile gap in termini di management turistico e quindi economico del proprio patrimonio culturale e identitario. A Rossano basta solo camminare a piedi che ne vedi tantissime lungo tutto il torrente Celadi, nella zona di Santa Maria delle Grazie e soprattutto nell’area bizantina sottostante le chiese di San Marco e la chiesetta di Sant’Anna. Questa è la zona detta di Pente che dà il nome anche ad una delle sette porte di accesso alla città. In alcune di queste, quelle più grandi, nei tempi antichi ed almeno fino agli anni ’60, si produceva olio. Oggi le grotte sono diventate depositi di rottami, ed immondizia e quando va bene ricoveri per animali. Delle vere e proprie discariche storiche. Ed invece, proprio sul ricordo di antichi mestieri, si potrebbe recuperare la memoria storica di un territorio, partendo da altri esempi di frantoi ipogei (sotterranei) sparpagliati nel meridione. Un esempio su tutti la Puglia. Ebbene qui nel Salento, già capitale mediterranea dell’olio, hanno dato dignità alle proprie risorse. Come? Creando, ad esempio, una rete di frantoi ipogei diventati uno dei marcatori identitari più emozionanti della Gallipoli ottocentesca, ma anche di Ostuni e della Grecìa salentina. In provincia di Lecce sono circa cento i frantoi visitabili. Il ritorno economico c’è, funziona turisticamente (all’8° posto tra le 30 attrazioni di Gallipoli, secondo Tripadvisor). A Rossano se qualcuno se ne accorgesse si potrebbe fare altrettanto, forse meglio. s. t. 
Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.