13 ore fa:Cucina di stagione, conserve e borghi: la Famiglia Barbieri fa tappa a Castiglione Cosentino e Cleto
9 ore fa:Caloveto, cinque cantieri per oltre 1,6 milioni: interventi su acqua, scuola e viabilità rurale
9 ore fa:Porti calabresi, lavoro ed energia: nuove strategie anche per Corigliano-Rossano
11 ore fa:Ricreazione a scuola, Renzo: «Bambini fermi in classe? La pausa deve essere vera»
10 ore fa:Cassano, Iacobini al Movimento Popolare: «Disponibili al dialogo, ma si condividano onori e oneri»
12 ore fa:Ospedale della Sibaritide, Rapani: «L'impegno condiviso diventi realtà»
10 ore fa:Calabria Factory Fest: la rete SudHeritage celebra la cultura del lavoro. Tra i protagonisti Amarelli e il Museo "Eugenio Celestino" di Longobucco
8 ore fa:Frecciarossa, Sibari viaggia bene verso Roma e Bologna. Poi arranca. Ecco i numeri che spiegano il cambio di rotta
11 ore fa:Thurio, la Provincia chiede lo stop ai lavori: si valuta la riapertura del passaggio a livello
13 ore fa:Morte Malaj, la Fillea Cgil ammessa parte civile. La rabbia dei figli di Edison: «Vittima di un sistema spietato»

Operazione contro il caporalato nella Sibaritide

1 minuti di lettura
La Guardia di finanza di Montegiordano, nel Cosentino, ha concluso una complessa indagine in materia di intermediazione illecita e sfruttamento di lavoro, cosiddetto "caporalato", che ha permesso di segnalare all’autorità giudiziaria 49 soggetti. Le indagini, avviate a seguito del controllo dei transiti sulla statale ionica e poi delegate dalla Procura della Repubblica di Castrovillari, hanno interessato il periodo dal mese di febbraio 2015 al maggio del 2016 ed hanno permesso di identificare un soggetto extracomunitario, di nazionalità pakistana tale M.B., ritenuto vero e proprio punto di riferimento, nella piana di Sibari, per quegli imprenditori agricoli che necessitano di manodopera illegale ed a basso costo. Il “caporale”, nella gestione dell’attività illecita, intratteneva rapporti con due soggetti in regime di “protezione” già affiliati ad una ‘ndrina locale e con 19 immigrati irregolari nonché con un soggetto latitante. I lavoratori reclutati, venivano alloggiati in stalle e porcili adibiti a veri e propri dormitori ed in condizioni igieniche-sanitarie degradanti. I loro documenti di identità erano detenuti dal “caporale” che conservava in appositi armadi metallici, dei quali solo lui deteneva la chiave. Gli operai erano costretti a lavorare in condizioni prive di sicurezza in quanto sprovvisti di dispositivi di protezione individuale (calzature antiscivolo, guanti, casco con visiera protettiva) e percepivano una paga inferiore rispetto a quanto previsto. L’esame delle transazioni finanziarie ha consentito di ricostruire i guadagni illeciti del “caporale” quantificati in circa 250mila euro, incassati in poco più di un anno, in parte destinati anche alle cosiddette “bacinelle” delle organizzazioni criminali. La rimanente parte dei guadagni dell’attività di intermediazione venivano trasferiti in Pakistan, paese di origine del “caporale”, attraverso servizi di money-transfer e post-pay. Quanto emerso evidenzia che la richiesta e la successiva “assunzione” illegale di personale da impiegare nella Sibaritide costituisce ancora una diffusa prassi illecita. In tal senso prosegue incessante l’impegno delle fiamme gialle a tutela della legalità e della dignità delle persone sottoposte a condizioni di sfruttamento nel mondo del lavoro. Fonte: Il Corriere della Calabria
Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.