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L'ultimo dei garofani. La verità e la Storia: con Bettino Craxi l'Italia più ricca di sempre

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Di Josef Platarota “L’unico politico onesto è il politico capace”. Basterebbe questa massima di Benedetto Croce per ricordare i 20 anni dalla scomparsa di Bettino Craxi. Come tante volte è accaduto in Italia, solo in un periodo postumo, casualmente negli anniversari, viene riabilitata l’aura di un personaggio. È il vecchio vizio di forma italico: non riuscire a fare pace con la propria Storia. I RIMPIANTI Bettino Craxi è legittimamente rimpianto perché storicamente ha guidato l’Italia nel momento di massimo splendore della penisola e a cui devono essere riservati i giusti meriti. Il bel paese era la quinta economia mondiale, la settima potenza industriale e la seconda come risparmio privato. In questi venti anni, e soprattutto agli albori Mani Pulite, Craxi è passato come il grande ladro d’Italia e oggi, da parte di un’antologia economica che è possibile destrutturare, è la principale causa del debito pubblico. I NUMERI Alle volte, però, i dati e la Storia sono fattori incontestabili. Secondo uno studio dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ovvero la massima organizzazione di studi economici dei paesi membri) negli anni del socialismo (1983-1987) il risparmio medio delle famiglie italiane era il più alto del mondo con il 25%. In parole povere ogni famiglia del nostro paese risparmiava, dopo le spese mensili, un quarto dello stipendio. Con la caduta del regime craxiano e negli anni 2000 l’indice è crollato al 12.4% per poi arrivare, con l’Euro e i giorni nostri al 5%. Sul fattore corruzione il dato del CSM è allarmante: durante Tangentopoli ci furono 400 indagini per corruzione, mentre, ai giorni nostri (in un lasso di tempo inferiore) 516. LE BUGIE È anche assai ingiusto parlare di Craxi come il fautore dell’esplosione del debito pubblico con, a corredo, frasi di un'ignoranza macroeconomica inaudita come: "Abbiamo vissuto di più di quanto ci potevamo permette", "Per colpa loro non avremo le pensioni" e "con la liretta eravamo degli spendaccioni". Si mente, sapendo di farlo. Secondo tutti i più autorevoli grafici economici l’indice Debito/Pil è schizzato immediatamente dopo il divorzio tra Banca d’Italia e Ministero del Tesoro del 1981 voluta del fondatore dell’Unical Beniamino Andreatta (suo assistente universitario Romano Prodi) e dall'allora governatore della Banca d’Italia Ciampi (futuro capo di Stato) e causa, per molti, dell’inizio dei guai per il nostro paese. Il Partito Socialista, nella persona di Rino Formica, ne era assolutamente contrario Craxi appena prese il potere corse ai ripari creando uno dei più grandi poli bancari e assicurativi del mondo con INPS, INA e BNL, un agglomerato finanziario che resse e non poco. Nonostante ciò negli anni 80 il debito pubblico non era un problema perché quel debito era totalmente di proprietà di famiglie e imprese italiane, anzi rappresentava una ricchezza anche per le generazione future. Il vero problema sopraggiunge quando quel debito è in mano, come oggi, ad istituti esteri. Ecco perché oggi paghiamo le tasse per ripagare quel debito e non per strade, istruzioni e sanità. Craxi ha evitato di svendere i titoli di Stato fuori perché intuì che tali istituti potevano lucrare sulla ricchezza italiana. I governi e i politici successivi, da Maastricht in poi e soprattutto con il governo Prodi, fecero il contrario. L’ULTIMO SOGNO Craxi, inoltre, avvio un processo di rafforzamento della figura del Presidente del Consiglio ed ebbe risultati eccellenti in politica estera. Poco prima di Tangentopoli Craxi si stava rafforzando oltre misura arrivando ad un passo dalla tanto agognata Unità Socialista: da gigante della politica stava attraendo i delusi del Partito Comunista orfani di Berlinguer e i dissidenti progressisti della Democrazia Cristiana. IL TESTAMENTO Il suo sogno venne distrutto dal ciclone Tangentopoli che scoprì un sistema di finanziamento illecito ai partiti. Finiva così la stagione di un uomo che ha pagato, sopra ogni cosa, il suo essere leader ed essere un uomo forte in una nazione in cui  -dopo averlo atteso come un Messia -, l’uomo forte appunto, viene accoltellato e buttato in pasto alla gogna pubblica. Dirà: “Ho fatto tutto di corsa in una specie di frenesia che mi bruciava l’animo. Ho così commesso anche molti errori. E tuttavia, quello che io penso è che nella mia vita ho reso grandi servigi all’Italia. La storia, se non sarà scritta da storici di regime, dirà quanto questo è vero”.  Alla fine ha avuto ragione.
Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

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